5 stili di SCHEMA che NON STAI USANDO (ma dovresti)

Dai, non perdiamo tempo, andiamo dritti al punto.

E allora partiamo dal presupposto che ci sono 3 grandi categorie, stili se vuoi, di schema, che costituiscono le basi della schematizzazione efficace: lo schema lineare/a flusso/a cascata; la mappa concettuale e la mappa mentale.

Li conosciamo tutti, li usiamo tutti (forse), ne ho parlato in mille articoli … oggi no.

Oggi voglio parlarti di 5 stili di schema che forse conosci, forse hai sentito nominare, ma che non usi o, comunque, non usi abbastanza.

Tutti questi 5 stili rientrano nella macro-categoria degli “schemi complementari”, che poi sarebbero quei tipi di schema che, pur meno importanti e diffusi in senso generale rispetto ai big 3 che dicevamo prima, risultano particolarmente azzeccati in contesti specifici, con argomenti e materie specifiche.

Vai col primo!

 

DIAGRAMMA DI ISHIKAWA

Kaoru Ishikawa era un professore di ingegneria all’università di Tokio nonché un teorico dell’organizzazione industriale, uno dei padri dell’esplosione tecnologica e industriale del Giappone dopo la seconda guerra mondiale. 

Lo schema che porta il suo nome viene anche chiamato schema a pesce o diagramma causa-effetto o persino un mix di tutto col simpatico nome di Fishikawa.

È uno schema estremamente di nicchia ma utilissimo e intuitivo per rappresentare le cause che portano a un problema, tanto da essere annoverato tra i 7 strumenti basilari della qualità, un set predefinito di tecniche grafiche per risolvere problemi legati ai processi produttivi, industriali, di design e funzionalità, utilizzabili anche da chi non sia un esperto di statistica.

È eccellente anche quando si tratta di fare brainstorming o come strumento per realizzare presentazioni o per strutturare un intervento in pubblico in cui si esponga una problematica (anche per una tesi universitaria incentrata su un tema del genere, perché no).

Un po’ come tutti gli schemi, il Fishikawa (mi diverte troppo chiamarlo così) parte da una domanda fondamentale, una “focus question” per dirla come Joseph Novak. In questo caso però, trattandosi di un tipo di schema rigido, non molto versatile, ma estremamente specializzato, la domanda è sempre la stessa: “Quali serie di cause e sotto-cause porta a un determinato risultato?”

                                         

Lo si realizza su un foglio tenuto in orizzontale, diviso in due parti. A sinistra le cause (lo spazio maggiore sul foglio), a destra l’effetto, il problema o il fenomeno che si vuole analizzare.

Si tira una bella freccia in mezzo al foglio e si comincia con l’individuare le cause primarie, suddividendole in aree tematiche rappresentate da caselle in alto e in basso, collegandole alla freccia principale. 

Poi, per ciascuna macro-causa o causa primaria, si procede ad indicare fattori più specifici, fino ad ottenere una lisca di pesce vera e propria che illustri i rapporti di subordinazione tra le varie cause primarie e secondarie.

Possiamo, volendo, completare il tutto con linee tratteggiate che uniscano elementi distanti tra loro ma collegati in modo indiretto.

Come per tutti gli schemi, sfruttare il colore e le parole chiave è un’idea eccellente.

Per individuare le cause primarie partite dal vostro ragionamento personale oppure, se lavorate con una materia in cui le strutture ritornano sempre uguali, usate un set fisso.

Nello studio il Fishikawa può essere sfruttato in moltissime materie diverse: dalla storia all’informatica, all’economia, alla matematica, alla fisica, alla letteratura, alla linguistica, alla biologia, alla chimica…

Dovunque ci sia un fenomeno e delle cause di questo fenomeno da descrivere, ordinare e analizzare, il diagramma di Ishikawa vi tornerà utilissimo, ora lo sapete. 

 

TABELLA

E qui lo sento il mormorio: “ma come la tabella, non è una roba da vecchio libro di scuola?”

Sì, lo è, ma è anche una categoria di schema ingiustamente snobbata e dimenticata nel metodo di studio avanzato. E io non ho mai capito il perché.

La tabella è perfetta ogniqualvolta si debbano confrontare informazioni simili fra loro o in contrapposizione o concorrenza. Ogniqualvolta si voglia registrare un set anche molto vasto di caratteristiche, ogniqualvolta si voglia facilitare la memorizzazione di un numero notevole di informazioni tecniche. 

                            

Una tabella è caratterizzata da una griglia, di solito organizzata su un foglio a quadretti, sia esso tenuto in verticale o orizzontale, in cui all’estrema sinistra e in alto siano indicati i parametri di riferimento e nel resto delle caselle si articoli la descrizione delle informazioni.

La disposizione a griglia consente di cercare rapidamente l’informazione, effettuare confronti e sfruttare l’aspetto visivo per memorizzare più facilmente.

Non si vedono quasi più le tabelle nei quaderni degli studenti, ed è un problema. Volete qualche esempio in cui usarle? Ogni volta che descrivete malattie o condizioni patologiche, io ricordo di averne costruita una enorme con tutti i sintomi delle diverse afasie, i disturbi del linguaggio, per l’esame di neuropsicologia.

Ogni volta che descrivete regole grammaticali. Avete idea di quanti modi esistano in inglese per fare il futuro? Una bella tabella che li metta a confronto e spieghi le sfumature è eccellente.

Ogni volta che mettete in fila le opere di un autore, la corrente, l’anno in letteratura, in architettura, in storia dell’arte.

Potrei andare avanti all’infinito. Tabelle tabelle tabelle.

 

NUVOLA DI PAROLE

La nuvola di parole è uno schema estremo, perché è a malapena uno schema, non tutti ci si trovano bene, io sono affezionato a questo modello perché mi aiuta nel brainstorming e quando voglio richiamare alla mente un gruppo di parole chiave o avere a colpo d’occhio tutti gli elementi per un ragionamento rapido.

                                              

Si tratta semplicemente di scrivere una sfilza di parole chiave mentre si ripercorre nella mente il contenuto informativo di un certo argomento, organizzandole in una sorta di mucchietto compatto, senza punteggiatura (al massimo qualche virgola o barretta a separarle), accostate senza un ordine preciso.

Me ne rendo conto, è qualcosa di disordinato e non rispetta le caratteristiche di grafica, colore, organizzazione gerarchica e profondità rielaborativa che hanno normalmente gli schemi ben fatti, ma può diventare un piccolo strumento da usare in velocità per fare mente locale su qualcosa.

È ottimo anche in combinazione col famoso metodo KWL, su cui ho scritto un articolo apposito.

Proprio per sintetizzare quello che conosciamo su un determinato argomento.

Nello studio si sfruttano poco oggigiorno, andavano più che altro di moda come realizzazione estetica qualche anno fa, ma credo che meritino di essere conosciute, perché pur non essendo di certo uno strumento importante, possono comunque tornare comode.

  

LINEA DEL TEMPO

Quarto tipo di schema che non stai usando, ma dovresti è la linea del tempo: la conoscono tutti e tutti la riconducono ai libri di storia delle scuole elementari, medie e superiori.

                        

Il concetto è semplice, una linea orizzontale o verticale (anche se è raro vederle verticali, chissà perché, a me piacciono), con delle lineette a intervalli precisi in ordine, con indicate date e poi parole chiave riassuntive di un certo evento.

E quando c’è da mettere in fila le guerre di Assiri, Ittiti e Babilonesi, la linea del tempo regna.

Ma sarebbe un errore pensare che la sua utilità finisca con questo.

Ogni volta che c’è una sequenza che ha una componente temporale, la linea del tempo è perfetta per rappresentarla.

Certamente storia, storia vera e propria, storia dell’arte, storia della filosofia, storia della letteratura, storia della scienza. Ma anche processi industriali, processi informatici, processi chimici, processi biologici, evoluzione di organismi, step di una dimostrazione, fasi di un procedimento giuridico...

La linea del tempo risulta essere molto più versatile di quanto si potrebbe pensare a colpo d’occhio, ve lo garantisco, datele una possibilità.

 

LO SCHEMA IBRIDO

E infine, l’ultimo schema che non state facendo è lo schema ibrido. Gli stili di schema non sono dogmi e, fintantoché rimanete precisi e seguite le linee guida di una schematizzazione davvero efficace, ibridare gli stili, modificare, cambiare, unire, fondere non è soltanto possibile, è utilissimo.

Mappe mentali con linee del tempo al posto dei rami, tabelle in mezzo a schemi lineari, mappe concettuali dalle quali spuntano diagrammi a spina di pesce, nuvole di parole inserite tra un ramo e l’altro… le possibilità sono infinite, fintanto che possedete, comprendente e padroneggiate tutti i diversi stili e i principi di base.

Che poi è esattamente quello che vi insegno a fare con Conquistare il foglio, il modulo di Sistema ADC, il mio corso sul metodo di studio, che si focalizza sulla schematizzazione in ogni suo aspetto.

Volete imparare finalmente a fare schemi sul serio, non solo quelle quattro cialtronate che si sentono in giro? Conquistare il foglio è lì per voi.

Marchetta a parte, fatemi sapere se conoscevate e, soprattutto, se utilizzate nel vostro studio quotidiano questi stili di schematizzazione più di nicchia, sono curioso di scoprirlo!

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