I 5 SEGRETI di APPRENDIMENTO di Albert EINSTEIN

 

È il 1901. Baffi, capelli disordinati, sguardo perso nel vuoto, sei lì che ti rompi le scatole a lavorare all’ufficio brevetti di Berna, in Svizzera, dove non succede maaaai niente e poi SNAP un’idea.

Prendi un foglio, una matita e cominci a scribacchiare cose. Poi le molli a metà, perché c’è del lavoro da fare. Ma continui a pensarci, e in ogni pausa ci torni sopra, controlli i calcoli, fai errori, li correggi e vai avanti così.

Tredici anni più tardi sei un professore di fisica teorica dell’università di Berlino.

8 anni più tardi ritiri il tuo premio Nobel per la fisica.

11 anni più tardi il tuo paese, la Germania, sta scivolando nelle braccia del nazismo, e tu sei ebreo. Rinunci alla cittadinanza ed emigri negli Stati Uniti d’America, diventando professore a Princeton.

87 anni più tardi la tua faccia è diventata un’icona pop e tu il simbolo dell’intelligenza del genio, del talento, della massima grandezza scientifica.

Questa è la vita che ha vissuto Albert Einstein per diventare immortale, e certo l’intelligenza, la rapidità della sua mente, hanno giocato un ruolo centrale in questo. Ma, per dirlo con parole sue, “il genio è fatto per l’1% di talento, per il 99% di duro lavoro”

Non si arriva a quel livello senza studiare, studiare tanto, studiare bene. E allora oggi scaviamo nella sua mente, per scoprire i 5 segreti di apprendimento di Albert Einstein.

 

Ah, visto che ci siamo, togliamoci subito dai piedi lo stereotipo per il quale il giovane Albert fosse pessimo in matematica, che andasse male a scuola ecc ecc. È una leggenda metropolitana, mi spiace smontarvi il mito:

Volete conoscere la verità? La verità è che Albert Einstein fu da subito uno studente dalle capacità straordinarie, sebbene fosse “fissato” esclusivamente con le materie scientifiche.

Citando Albert stesso in un’intervista del 1935, “prima di aver compiuto 15 anni avevo già imparato alla perfezione il calcolo integrale e differenziale”. Secondo sua sorella, a 12 anni il geniaccio già mostrava una propensione spiccata per risolvere complessi problemi di aritmetica, passava tutto il suo tempo libero a studiare teoremi e dimostrazioni e tentò di imparare la geometria e l’algebra completamente da solo, tanto che i suoi genitori gli comprano i libri di testo degli anni successivi per permettergli di studiare durante le vacanze estive.

Io a 12 anni esultavo in maniera scomposta quando finalmente riuscivo a livellare fino al 100 il mio amato Blastoise nel gioco dei Pokemon sul Game Boy Color. Per dire.

In ogni caso, lasciamo da parte la sua biografia, le sue mostruose abilità, il cervello che gli è stato estratto alla morte per analizzarlo, il suo caratteraccio, il modo indegno in cui trattò la sua prima moglie, Mileva Marić, le ombre di razzismo verso gli asiatici e tutto il resto. Concentriamoci sullo studio, che poi è quello che ci interessa qui.

Farò ovviamente ricorso a una marea di sue citazioni, spero di essere riuscito a individuare quelle vere in mezzo alla marea di frasi che gli sono state attribuite dai meme su Facebook. Via!

 

DIVERTIMENTO E CURIOSITA’

Mentre viveva a Berlino con la cugina che poi divenne la seconda moglie… Sì, ecco, lasciamo stare…

Dicevo, mentre viveva a Berlino, Einstein manteneva in contatti con i due figli, Hans Albert ed Eduard, che vivevano a Zurigo con la mamma Mileva, che all’epoca era comunque ancora sua moglie… Non ne usciamo.

Comunque, in una bella lettera suo figlio Hans Albert, Albert descrisse quello che per lui era il modo migliore di imparare:

“Al piano, suona soprattutto le cose che ti piacciono, anche se il maestro non te le assegna. È questo il modo per imparare di più, quando fai una cosa con talmente tanto divertimento che non ti accorgi del tempo che passa.”

La questione del seguire il proprio divertimento e curiosità è un punto focale, soprattutto perché il livello di dedizione richiesta per arrivare alla cima di una qualsiasi disciplina o campo del sapere è disumano e quasi impossibile da sostenere se non c’è dietro la passione. Altre tre citazioni in merito:

“La creatività è intelligenza che si diverte.”

“Se vuoi che i tuoi figli diventino intelligenti, leggi loro favole. Se vuoi che siano più intelligenti, leggi loro più favole.”

E poi, il classico dei classici della modestia: “Non ho alcun talento speciale, sono solo incredibilmente curioso.”

 

IMMERSIONE TOTALE

Il divertimento era la parte simpatica, l’ossessione è quella più “oscura”, ed è un tratto comune di tutte le grandi menti e i grandi personaggi.

“Solo qualcuno che si vota ad una causa con tutta la sua forza e la sua anima può diventare un grande maestro. L’eccellenza richiede tutto di una persona”

Non c’era nulla che potesse distrarre o distogliere Albert Einstein dal problema su cui stava lavorando. Concentrazione totale e monacale, sempre nella lettera che citavo prima a suo figlio gli racconta che qualche volta si dimenticava di mangiare per quanto era assorbito dai sui problemi.

Diceva: “Non è tanto che il fatto che io sia così intelligente, quanto il fatto che rimango sui problemi più a lungo”.

E questo è sicuramente un fattore importante, l’immersione è un concetto potente, ne parlavo in questo articolo sull'apprendimento delle lingue straniere, vai a recuperartelo, ma sto preparando anche un articolo specifico solo su questo argomento, che è davvero centrale e affascinante. Ne riparliamo.

In ogni caso diventa di fondamentale importanza lavorare sul far crescere il coinvolgimento con quello che studiamo, così da ridurre al minimo lo spazio della distrazione.

 

VISUALIZZAZIONE

Forse il più intrigante dei segreti di apprendimento di Einstein è nascosto nei suoi famosi “esperimenti mentali”, cioè la costruzione nella sua mente di situazioni, contesti, occorrenze impossibili o assurde per trarne delle conclusioni.

Il fisico tedesco poneva una situazione e la simulava con un’arma affilata in anni e anni di lavoro immaginativo: la visualizzazione.

“L’immaginazione è più importante della conoscenza, perché la conoscenza è limitata, mentre l’immaginazione abbraccia il mondo intero, stimola il progresso, da origine all’evoluzione”.

Visualizzare, creare rappresentazioni mentali di ciò che stiamo imparando o che vogliamo ricordare è il principio alla base delle tecniche di memoria, come già spiegavo in questo articolo.

Ed è anche un efficace strumento di ragionamento, quando si incontra un problema difficile da risolvere, specie qualcosa che si trova ai confini della conoscenza umana, riuscire a vederlo con l’occhio della mente aiuta a descriverlo. Einstein si immaginava, per esempio che aspetto avrebbe avuto il mondo visto dal punto di vista di una particella minuscola e da quelle intuizioni creava ipotesi che poi poteva mettere alla prova.

“Il vero segno dell’intelligenza – scriveva Einstein – non è la conoscenza, ma l’immaginazione.”

Questa dell’immaginazione e della visualizzazione è un’idea che torna anche in un altro personaggio straordinario, Stephen Hawking, che impossibilitato dalla sua malattia ad usare la maggior parte degli strumenti di cui tutti disponiamo, ne aveva fatto la sua modalità principale di ragionamento.

Insomma, è un modo utilissimo di vedere le cose da una prospettiva differente, di stimolare l’intuizione, di creare nuove domande e trovare modi alternativi di dare loro risposta. Abituatevi a incorporare l’immaginazione nel vostro studio quotidiano e la comprensione… vi ringrazierà!

 

COMPRENSIONE PROFONDA

Oh, a proposito di comprensione, per quanto scontato possa suonare anche questo era un segreto di apprendimento di Zio Albert: comprendere, rielaborare, semplificare, fare proprio l’argomento a un livello che vada molto, molto, molto, molto oltre il normale nozionismo.

“Se non puoi spiegarlo a un bimbo di sei anni, non lo capisci bene abbastanza.”

Ti ricorda qualcosa? Sì, proprio lui, l’altro super genio della Fisica, di una generazione successiva ad Einstein, il mitico Richard Feynman e la sua tecnica di studio e comprensione basata proprio sul dare priorità assoluta al capire e rielaborare, prima che al memorizzare. Ne parlavo in questo articolo.

Einstein era fieramente opposto al concetto di nozionismo, all’idea di mandare a memoria stupide sequenze di fatti e dati e dettagli tecnici senza motivo, invitava a “mai memorizzare qualcosa che puoi semplicemente controllare” e vedeva l’eccessivo studio, l’eccessivo accumulo di informazioni come una trappola di pigrizia intellettuale, più che un merito.

“Una persona che legge troppo e usa il suo cervello troppo poco cade in abitudini pigre di pensiero”.

E come dargli torto: gli “eruditi” a tutti i costi sono l’altra faccia della medaglia degli ignoranti.

 

PROVE ED ERRORI

E infine l’ultimo segreto è un grande classico: la continua ricerca di errori e fallimenti, l’insistenza nel commetterli, analizzarli e provare ancora. E ancora. E ancora. E ancora. E ancora. E ancora. Per dirla con le parole di Einstein:

“L’unico modo per assicurarsi di non fare errori è smettere di avere nuove idee.”

E questa è una lezione che tutti, in teoria, conosciamo, eppure mi scontro tutti i giorni con studenti che mollano, specie quando si parla di materie tecniche e pratiche, molto complesse, come la matematica ma non solo.

Qualche volta, quasi sempre in realtà, non ci si può aspettare di riuscire al primo colpo, nello studio come in qualsiasi altra attività, e bisogna essere pronti a smontare pezzo per pezzo il proprio fallimento, osservarlo, capirlo e poi sfruttarlo come strumento per costruire il futuro successo.

“Non sbagli mai se non smetti di provare.”

 

Di fronte a certe prodezze intellettuali, a certi livelli di comprensione e creatività, a certe dimostrazioni di studio senza precedenti, non si può che rimanere abbagliati.

Ma non dobbiamo fermarci all’ammirazione, sarebbe un errore gravissimo e non renderebbe giustizia a questi personaggi straordinari. Quello che possiamo fare, invece, è imparare le loro modalità di studio e di pensiero e provare, nel nostro piccolo, nel nostro quotidiano, nella preparazione del nostro esame all’università, a riprodurle.

“La cosa importante è non smettere di fare domande. La curiosità ha una sua intrinseca ragione di esistere.”

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