APPRENDI mentre DORMI… CA**ATE? (spoiler: sì)

 

Questo è 4 frasi per… Apprendi mentre dormi di David Curtis.

 

 

“Da sempre gli studenti sanno benissimo che, per raggiungere risultati soddisfacenti, devono lavorare duramente, e indugiano con fatica sui libri sino a notte inoltrata.

Con il metodo creato da David Curtis è possibile essere altrettanto recettivi senza faticare: ci si può, letteralmente, “dormire sopra” e imparare più velocemente e più a fondo rispetto alle tecniche tradizionali. 

[…]

 La sonno-terapia si rivela utile in casi di asma, ansia, convulsioni, fobie e vizi cancerogeni come il fumo, gli oppiacei e l’alcol. Può aiutare a superare problemi di balbuzie, perdere l’abitudine di mangiarsi le unghie, insegna ai bambini a evitare di fare la pipì a letto”

 

La panacea di tutti i mali proprio.

Oh, beh, chi la vuole una bella badilata di… profondissime riflessioni intellettuali??

Ne ero sicuro, lo so che voi vi divertite a sentire queste cose, io invece muoio dentro e il mio già fragile equilibrio psicologico martoriato da queste letture mi porta a tanto così dalla piromania compulsiva.

 

Bene. In realtà siamo partiti non da una frase del libro, ma direttamente dal retro di copertina, perché direi che è tutto un programma...

Libro, tra l’altro, immesso sul mercato dalla mitica casa editrice Area 51 publishing… (sì, davvero, c’è pure il disco volante), responsabile della diffusione di capolavori della crescita personale e professionale come “La nuova psicologia della chiave suprema”, “Corso di Crystal reiki”, “4D creation crea la tua realtà nella quarta dimensione” e “Il potere di Gesù”

Ma che c’entra Gesù? Non importa… andiamo avanti!

 

Comunque, questo capolavoro assoluto dello sconforto ha un solo obiettivo: rendere il lettore in grado di accedere al potere dell’apprendimento inconscio, dello studio nel sonno, dell’ipnopedia, per l’appunto.

Ora, il tema dell’ipnopedia mi ha sempre affascinato, e se siete interessati potete recuperare un articolo serio, con fonti scientifiche serie, che ho scritto in merito, e anche una live bellissima sulla neuroscienza dell’apprendimento in cui ne abbiamo accennato con Fede e Ale di 1 neurone e mezzo.

 

Ma facciamo così: lasciamo da parte per un momento il fatto che nessuno studioso o esperto competente nel tema si sognerebbe ancora oggi, negli anni duemila, di ritirare fuori la questione dell’imparare ascoltando delle registrazioni nel sonno, facciamo finta per un secondo di non sapere che questa roba non funziona e soffermiamoci sulle premesse del libro: insegnare a usare questa modalità di apprendimento.

Il libro lo insegna?

La risposta è no, il libro non insegna come fare, non ci prova neanche. Cerca solo di convincerti che è una buona idea farlo e basta… e questa è stata la cosa che mi ha lasciato più basito e incazzato di tutte.

Queste pagine sono un flusso di coscienza continuo di riferimenti oscuri, considerazioni senza capo né coda, aneddoti e affermazioni prive di prove e di coerenza, ma da nessuna parte viene insegnato come usare il metodo. Non ci sono informazioni, non ci sono procedure, non ci sono istruzioni.

Oltre a frammenti di informazione che si riescono a dedurre qui e lì, la cosa più simile a un’istruzione diretta la si trova tra pagina 67 e pagina 69, nel nono capitolo, alla fine di questo “libro”, quando si riesce a dedurre che il principio è quello di addormentarsi con delle cuffie addosso con dei nastri che ripetono frasi o suggestioni o lezioni. La solita roba insomma.

La spiegazione scientifica ben fatta del perché questa sia una fesseria di dimensioni interplanetarie l’ho data nell’articolo che ho linkato prima, non mi metto a ripeterla da capo, ma a questo proposito mi permetto di suggerire una sfida.

Al primo che mi dimostra di aver condotto con rigore scientifico un esperimento di ipnopedia in cui ha imparato o fatto imparare i materiali di un testo universitario nel sonno… regalo la mia azienda!

Subito dopo avergli scritto il discorso di accettazione per il premio Nobel, perché una scoperta del genere sconvolgerebbe ogni cosa che sappiamo di come funziona l’apprendimento. E non ci provate nemmeno a dire o pensare che “ma no, l’autore non intendeva parlare di studio universitario, intendeva solo suggestioni emotive o motivazionali o concetti generici” … eh no. La frase dal retro di copertina l’ho citata apposta, è proprio David Curtis, se è davvero il suo nome, che tira in ballo gli studenti che preparano gli esami. E lo rifà nella prima riga del primo capitolo e a più riprese lungo tutto il testo. Non ci sono scuse.

 

 

“Aldous Huxley immaginava un mondo nuovo in cui l’insegnamento durante il sonno potesse essere utilizzato ai fini di condizionamento dei futuri cittadini…”

“Nel maggio del 1960 l’articolo di un importante giornale di New York ha riportato un documento presentato alla sessione Scientifica dell’Associazione Psichiatrica americana di Atlantic City…”

“Norman Maier (1931) elabora una teoria della frustrazione insieme a una spiegazione dell’apprendimento…”

“Attori televisivi tra i quali Larry Blyden e Marilyn Erskine hanno imparato intere parti molto rapidamente con l’ausilio di queste attrezzature…”

“Nel 1955 il Dipartimento della Difesa Nazionale del Canada ha usato l’apprendimento nel sonno nella formazione del personale Royal Canadian Air Force…”

“Sembra che ci siano abbastanza prove per indicare che il trattamento durante il sonno è possibile non solo nella teoria ma anche nella pratica”, scrive il dottor Ernst Schmidhofer, capo del servizio di Neuropsichiatria della Administration Hospital del Veteran Memphis…”

 

Questo è un mashup di pezzi di frasi prese dalla ricca panoplia di profondissime riflessioni intellettuali che si ritrova in queste pagine. È tutto così, dall’inizio alla fine: una mitragliatrice di citazioni sconnesse fra loro, senza bibliografia e riferimenti, mai approfondite e mai dimostrate ma solo buttate lì così, in faccia al lettore, per prenderlo per sfinimento e sottometterne la razionalità.

L’obiettivo finale è portarti a pensare “beh ma insomma, se ci sono tutte queste prove allora sarà vero”, ma nel casino ci si è dimenticati che queste non sono prove e nessuna rispetta alcun tipo di standard scientifico.

 

Questa roba evidenzia due problemi giganteschi, grossi come una casa, tipici della pseudoscienza più subdola e ingannevole:

  •  Il bombardamento di riferimenti ad autori, studi, esperimenti (tutti in gran parte vecchissimi e senza valore a livello di meta-analisi) senza però mai una vera citazione di articoli pubblicati o testi o review;
  •  La confusione nella commistione di vari piani. Si citano autori letterari, psicologi, filosofi, pensatori, si spazia dai tempi antichi agli anni 50 a oggi, si accumulano senza costrutto spezzoni presi qui e lì per assemblare un’argomentazione Frankenstein che dovrebbe in qualche modo giustificare la tesi di base.

 

L’accumulo compulsivo di citazioni a sproposito e i cambi di argomento creano una confusione mentale francamente difficile da sopportare. Ho letto questo libro mesi e mesi fa e non sono riuscito a trovare la forza di scrivere questo articolo fino ad oggi perché mi ha seriamente messo in difficoltà.

Non si capisce assolutamente nulla, richiede una dose così incredibile di concentrazione per seguire il filo illogico dei pensieri che anche solo criticare diventa un’impresa titanica.

È la personificazione dell’infame teoria della montagna di me**a, l’avete mai sentita? Sparare profondissime riflessioni intellettuali è facilissimo, non costa niente, basta citare un autore fuori contesto o inventarsi un esperimento mai avvenuto o travisare il significato di uno studio e voilà, il gioco è fatto.

Invece per analizzare, decostruire, criticare, correggere ci vuole un’enormità di tempo in più. Se io dovessi andare pagina per pagina, riga per riga a dimostrare perché queste cose non hanno senso, mi ci vorrebbero mesi e mesi e mesi, credetemi, anche se si tratta di una manciata di pagine.
È così che questa gente si difende, perché se qui sotto nei commenti si materializzasse David Curtis a pretendere “dimostrami che quello che ho detto è falso”, la mia risposta sarebbe “non posso”, perché è talmente denso lo strato di fufferia che ci vorrebbe un comitato scientifico di decine di neuroscienziati cognitivi e storici della scienza per districarlo.

 

 

“Di solito gli studenti universitari hanno una migliore memoria rispetto a chi ha smesso di studiare dopo il diploma. La spiegazione è che i primi sono allenati a fare molte più associazioni.”

 

Beh, dai, ma questa è una frase di buon senso, ci può stare, direte voi. In fondo è logico pensarlo: gli universitari fanno più collegamenti, sono più allenati, avranno una migliore memoria… ma io invece ho scelto questa frase perché evidenzia proprio un altro problema della pseudoscienza.

La pseudoscienza gioca proprio su ciò che ci suona scientifico, ci suona logico, ci suona razionale, ci suona giusto. Ma chi lo ha detto che davvero gli studenti universitari hanno una migliore memoria? Dove sta scritto? Chi lo ha dimostrato? Come? In che contesto? Che tipo di memoria? Per che tipo di informazione? Che studi possiamo citare in merito?

Non c’è risposta a queste domande perché questa affermazione non ha alcuno spessore sperimentale alle spalle, è stata messa lì solo perché suona bene ed è funzionale a mandare avanti il discorso.

Può essere vera, può essere falsa, può essere parzialmente vera e parzialmente falsa… di sicuro è fumo negli occhi e, mi spiace dirlo, l’arrosto è immangiabile.

 

 

“I test per determinare le differenze tra le capacità mnemoniche dei due sessi hanno avuto esiti inconcludenti. In alcuni contesti gli uomini hanno saputo ricordare di più rispetto alle donne, ma il mix visivo-uditivo per essi non si è mostrato così significativo. Una delle spiegazioni avanzate è stata che le donne ascoltavano più la radio o erano meno istruite”

 

No, basta, non ho più la forza di andare avanti, sono a pezzi, la chiudo, non commento neanche questa frase!

 

 

Ho cercato di scherzare, di ridere per non piangere, per non incazzarmi davvero per questo fumante cumulo di profondissime riflessioni intellettuali, io veramente faccio fatica a non sviluppare rabbia, rabbia vera, per chi ancora scrive queste cose, pubblica queste cose, promuove queste cose.

È degradante per l’intelletto vedere che ancora tante, troppe persone alla ricerca della strada facile cadono vittima di boiate roboanti vecchie di decenni. E anche a costo di fare del sarcasmo cattivo e di demolire qualcuno che, magari, era pure in buona fede nel produrre questo ammasso di carta sprecata, penso sia il dovere di chi si occupa di questi temi con passione e rigore di dire le cose come stanno e mettervi in guardia.

State lontani dalle cialtronate, continuate a tenere gli occhi bene aperti e il cervello ben acceso. Quando studiate e anche quando leggete!


 

 

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