Gli 8 SEGRETI di APPRENDIMENTO di BRUCE LEE

 

Ci sono idee che colpiscono, ci sono personaggi che ispirano e che rimangono scolpiti nella storia.

E poi c’è Bruce Lee, che è andato oltre.

Un ragazzo sospeso a metà tra due mondi, l’occidente e l’oriente, che con la sola forza dei suoi pensieri, delle sue parole e dei suoi pugni è riuscito a imporsi nel mondo del cinema, delle arti marziali, della cultura, a influenzare generazioni di uomini e donne, a spazzare via stereotipi razziali, a diventare un simbolo immortale di intelligenza, potenza, abilità, successo.

Entrate in una palestra di arti marziali, una qualsiasi palestra di arti marziali, di qualunque arte o stile si tratti, in qualunque parte del mondo, chiedete ai praticanti come abbiano cominciato e contate i secondi prima che qualcuno pronunci quelle due sillabe: Bruce. Lee.

Lee Jun-fan, questo il nome con cui è nato, ha realizzato in 33 anni di vita quello che altri non avrebbero neanche potuto immaginare di fare in 100, e per farlo ha usato l’arma più efficace di cui il corpo sia dotato: la mente.  

Bruce Lee ha imparato e imparato e imparato e imparato sempre, fino all’ultimo secondo e lo ha fatto a modo suo, con una volontà incrollabile e un’abilità fuori dal comune.

E allora in questo articolo scopriamo insieme gli 8 segreti di apprendimento di Bruce Lee.

Potrei parlare per settimane di Bruce Lee senza mai finire gli argomenti, ho letto su di lui tutto il leggibile, visto tutto il vedibile ed è una delle figure che ha avuto più impatto su di me fin da quando ero solo un ragazzino.

Ma devo rimanere concentrato: non parleremo quindi di quanto sia stato importante per la storia delle arti marziali moderne, per il cinema d’azione, per la lotta alla discriminazione contro gli asiatici in America, per la filosofia persino.

Una breve parentesi sulla sua istruzione però ci sta, è in tema: Bruce passa l’infanzia ad Hong Kong, frequenta delle buone scuole ma i voti sono pessimi, principalmente perché se ne frega di studiare ed è completamente indisciplinato, iperattivo, intollerante all’autorità, manesco persino. Tra una rissa e l’altra finisce in un college privato dove le cose vanno un po’ meglio, ma neanche così tanto.

Nel frattempo, scopre la Boxe e poi il Wing Chun, diventa allievo del mitologico Yip Man e passa il suo tempo libero a menare gente per la strada finché, come in una di quelle storie da film, non mena la persona sbagliata, il figlio di un mafioso locale, e suo padre decide che è ora di basta così, e lo spedisce negli States.

 

Bruce finisce lì le scuole superiori e mette un po’ la testa a posto, si iscrive all’università di Washington dove si laurea in drammaturgia ma studia e approfondisce anche filosofia e psicologia. Allo stesso tempo insegna le sue arti marziali. Dopodiché torna al mondo dello spettacolo, e il resto è ormai leggenda.

Ok, è abbastanza, non è un articolo biografico questo. Passiamo ai suoi segreti di apprendimento. Oh, ti avverto: ci saranno citazioni di suoi aforismi. Parecchie citazioni. Via.

 

I TRE STADI DELLA CONOSCENZA

“Un pugno è solo un pugno, poi un pugno non è più un pugno, infine un pugno è solo un pugno”

Che cosa vuol dire tutto questo? Per Bruce Lee il percorso di apprendimento va diviso in tre momenti, il primo è quello istintivo e ignorante, da cui si parte, in cui non sappiamo nulla e ci muoviamo o agiamo in modo del tutto inconsapevole.

Il secondo momento è quello dello studio, dell’analisi, della decostruzione, in cui scendiamo nel dettaglio e facciamo nostro, pezzo per pezzo, ogni singolo frammento di informazione.

Infine, trascendiamo questa stessa conoscenza per mettere in pratica il tutto in modo fluido e, paradossalmente, inconsapevole. È un ritorno all’innocenza iniziale ma con un bagaglio di conoscenze enormemente maggiore e dunque un’efficacia del tutto differente.

Se ci pensi bene, qui Bruce Lee non sta facendo altro che descrivere due processi che stanno alla base dell’apprendimento efficace, il Chunking e lo Spacing, ci ho fatto degli articoli appositi che ti conviene recuperare.

È importante sottolineare che il momento analitico è la parte centrale del processo, il cuore di tutto. Ma non ci si può fermare lì, lo scopo finale deve essere quello di interiorizzare quanto imparato, farlo nostro, fonderlo con la nostra stessa persona tanto da non aver più bisogno di pensarci.

Per dirla con le parole di Lee: “La conoscenza e le abilità che hai raggiunto sono destinate ad essere dimenticate, così che tu possa galleggiare comodamente nel vuoto, senza ostacoli”.

 

INSISTENZA e FOCUS

Fare una cosa alla volta e farla per bene, questo è il secondo segreto di Bruce Lee. E qui, una delle citazioni più note: “Non temo l’uomo che ha allenato diecimila calci, temo l’uomo che ne ha allenato uno solo per diecimila volte”.

Per Bruce la specializzazione è fondamentale, è giusto essere curiosi e poliedrici ma non si può lasciare che la mania del multitasking e la foga dell’imparare ci distolgano da quello che stiamo facendo.

Vuoi un’altra citazione? Va bene, va bene, eccola qua: “il guerriero vittorioso è un uomo comune focalizzato come un laser”.

Non solo, ma è necessario anche sviluppare la costanza e la perseveranza, non si impara qualcosa a fondo in dieci minuti, ci vuole tempo, sforzo e allenamento.

Del resto… “Persistenza, persistenza, persistenza. Il Potere si crea e si mantiene con la pratica quotidiana e lo sforzo continuo”.

E questo dovrebbero metterselo bene in testa quelli che propongono “metodi di studio” per gli esami in pochi giorni.

PRATICA

Applicazione, testing, concretezza: “Sapere non è abbastanza, dobbiamo applicare. Volere non è abbastanza, dobbiamo fare".

Questa è una lezione fondamentale, dal metodo di studio a scuola o all’università alle arti marziali teoria e pratica devono sempre andare a braccetto, alternarsi, scambiarsi, mescolarsi, come lo Yin e lo Yang del taoismo cinese.

Dopo aver imparato qualcosa lo si deve immediatamente mettere alla prova per consolidarlo, chiarire ciò che ci era sfuggito e prepararci per quando dovremo usare davvero quelle competenze, in un esame, un test, un concorso o una rissa spietata contro una intera scuola di marzialisti giapponesi.

“Se vuoi imparare a nuotare, salta nell’acqua. Non c’è nulla sulla terra ferma che potrebbe esserti utile”.

 

MENTALITA’ DA PRINCIPIANTE

Bruce Lee, lo sappiamo, non era famoso per la sua modestia, era arrogante ma non in modo fastidioso, non è che andasse in giro a vantarsi, era più una sicurezza in sé stesso talmente profonda da non poter essere contenibile, una sicurezza irresistibile, magnetica.

Ma pur non essendo modesto, era un uomo estremamente umile, pronto ad imparare da chiunque, in qualunque situazione, disposto ad evolversi.

Pur sapendo di essere un esperto si comportava, durante lo studio o l’allenamento, sempre come un principiante, con quella stessa apertura mentale e disponibilità a cambiare idea del primo giorno.

È noto come abbia costruito il suo stesso stile di combattimento, il Jeet Kune Do, proprio aggiungendo e modificando metodi e tecniche, integrando principi, non limitandosi mai a riprodurre semplicemente ciò che aveva imparato da ragazzino dal suo grande maestro.

Sull’idea di mantenere sempre una mentalità umile e “da principiante” diceva: “Non appena rallento perché credo di aver raggiunto il mio apice, è allora che le mie abilità non potranno che diminuire.”

E sul non essere rigidi e non fissarsi sui principi, ma rimanere aperti all’innovazione, invece, il pensiero di Bruce è: “l’uomo è in crescita costante, ma quando è legato da una serie di principi e di schemi di idee, in quel momento smette di crescere”.

LIFELONG LEARNING

Connesso a questo c’è un altro principio comune a tutte le grandi menti, anche a Bill Gates ed Elon Musk che ho già affrontato negli articoli di questa serie: quello dell’apprendimento costante nel tempo, illimitato, un processo che ci accompagna per tutta la vita. La staticità è morte, la formazione costante è la vita.

Bruce Lee incarna tutto questo, lo rappresenta, e non si può fare a meno di pensare a cosa avrebbe potuto realizzare, a chi sarebbe potuto diventare, se non se ne fosse andato così presto e avesse avuto più tempo a disposizione.

Due citazioni, una dietro l’altra: “imparare è un continuo processo di scoperta, un processo senza fine.”

“Comprendere richiede non solo un momento di percezione, ma una consapevolezza continua, un continuo stato di indagine senza conclusione”.

 

FLESSIBILITA’ E ADATTAMENTO

Che fosse su un ring o di fronte a un libro di testo (ah, a proposito, Lee divorava libri e aveva una biblioteca personale sterminata), Bruce Lee manteneva lo stesso atteggiamento, una fiera opposizione al concetto di rigidità e staticità. Bisogna adattarsi, adattare il proprio metodo, il proprio stile, il proprio pensiero alla situazione che ci si ritrova davanti.

Questo è fondamentale ed è un principio che io stesso ho provato tante volte, nel mio campo, a comunicare: il dogma, che sia nel movimento di un pugno o nella scelta di sempre una stessa tipologia di schema quando si studia, è stupido. L’unica mossa intelligente è avere un arsenale di tecniche e principi e padroneggiarle così bene, così a fondo, da poter scegliere quali applicare, quando e come. E anche di crearne di nuove quando serve.

“Svuota la tua mente, diventa privo di forma, mutevole, come l’acqua. Se metti l’acqua in una tazza questa diventa la tazza. Se metti l’acqua in una bottiglia diventa la bottiglia. Se la mette in una teiera diventa la teiera. Ora, l’acqua può fluire, o può colpire. Sii acqua, amico mio”.

Ma possiamo imparare questa stessa lezione di flessibilità anche dal mondo naturale: “nota come l’albero più rigido sia quello che si crepa più facilmente, mentre il bamboo o la canna sopravvivono piegandosi col vento”.

 

INSEGNARE

Segreto numero 7 del grande Lee Jun-Fan è il processo stesso di insegnamento. Nel dover comunicare agli altri quello che lui stesso aveva capito e creato era costretto continuamente a rielaborarlo, affinarlo, corredarlo di esempi, di metafore, di argomentazioni.

Era poi costantemente sfidato dai suoi allievi, dai curiosi, dai critici e questo lo portava a un processo continuo di approfondimento che lo rendeva sempre più competente.

Riuscire a comunicare qualcosa, a trasmetterlo agli altri necessita di una chiarezza mentale e di una padronanza superiore allo studio e alla conoscenza superficiale. Solo chi sa davvero può diventare un Maestro per gli altri, a Bruce Lee, nonostante fosse poco più che un ventenne, è stato un maestro eccezionale che è rimasto impresso in modo indelebile in chi ha avuto la fortuna e la volontà di essere suo allievo diretto.

In più, ritornando al discorso di prima sull’umiltà, confrontarsi con altre persone per insegnare loro significa anche imparare da loro, usarle come specchio per mettere alla prova se stessi e quello che si è imparato e migliorarlo nel tempo.

Io vedo in azione questi principi su di me ogni giorno, ogni volta che scrivo un video, che preparo una lezione, che progetto un corso, mi accorgo che nel farlo miglioro, imparo, mi modifico.

 

IMPARARE DAGLI ERRORI

Infine, ecco l’ottavo segreto: Bruce Lee era un critico spietato di sé stesso e degli altri. E un osservatore acuto e pragmatico. Analizzava e rimuginava sugli errori suoi e di chiunque, traeva conclusioni e sfruttava ogni fallimento e ogni sbaglio per trarne una lezione utile per il futuro.

“Non è una vergogna essere steso da qualcuno. La cosa importante è chiedersi, quando vieni steso, perché è successo? Se una persona riflette in questo modo, c’è speranza per lei".

Perdeva uno scontro contro un Judoka perché non sapeva come affrontare le prese, si segnava l’errore e passava i mesi successivi a incorporare nel Jeet Kuned Do prese, proiezioni e contrattacchi (storia accaduta davvero). Osservava che una particolare tendenza di un’arte marziale non portava a buoni risultati? Se lo segnava e trovava il modo di farla sparire dal suo repertorio. Capiva che una certa tipologia di scena non piaceva al pubblico? La eliminava dal film.

Per me” diceva Bruce “la sconfitta è qualcosa di temporaneo. La sconfitta mi dice solo che qualcosa che sto facendo è sbagliato. È la via per il successo e la verità”.

 

CONCLUSIONE

Non fare l’errore di pensare a Bruce Lee solo come a quel piccoletto scolpito che tira calci nei film degli anni 70 e grida uattà. La quantità e profondità dei pensieri di quell’uomo, valgono la pena di essere prese sul serio e messe vicino a quelle di tante altre grandi menti.

Non si diventa per caso delle icone immortali, lo si diventa studiando, imparando, migliorandosi costantemente.

E direi che il modello di Bruce Lee, per chiunque desideri imparare qualcosa, in ogni contesto, che si tratti di uno studente a scuola, un universitario, un lavoratore è un’ispirazione assoluta.

Ti lascio con una sua ultima citazione, che racchiude un po’ in sé tutta la storia e i segreti di apprendimento di Bruce Lee. Forse, nella sua semplicità, il suo insegnamento più importante in questo campo:

“Assorbi ciò che è utile, rifiuta ciò che è inutile e aggiungi ciò che è solo e soltanto tuo”.

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