Cosa ho IMPARATO dall'essere preso a calci in culo

 

Oggi vi racconto la storia di quando mi hanno preso a calci nel culo così forte che mi ci sono voluti anni per riprendermi. E di cosa, ho imparato grazie a quell’esperienza sull’apprendimento, sulla performance, sulla concentrazione e sullo studio.

La storia comincia così: diversi anni fa, diciamo 7-8, anche grazie al mio più caro amico che è un istruttore spettacolare, mi sono appassionato agli scacchi. 

Giocavo online e al circolo, partecipavo a qualche torneo ogni tanto, ma soprattutto studiavo, accumulavo libri su libri e pian piano miglioravo.

Non sono mai stato un gran giocatore, diciamo che sapevo un minimo muovere i pezzi, al massimo potevo competere con delle seconde nazionali, per farvi capire, ma in compenso ne sapevo a pacchi a livello teorico. Conoscevo una quantità insensata per il mio livello di teorie, aperture a memoria, linee sconosciute ai più, oscure partite di campioni che potevo ripetere ad occhi chiusi e cose del genere.

Finita la premessa, andiamo al cuore della storia: l’ultimo torneo che ho sostenuto: era diviso in 3 categorie, invece che le solite due e visto che i miei punti ELO erano pochi (perché giocavo poco) finisco in categoria C, dove ci sono molti bambini e principianti. 

E lì si svolsero due partite che non mi dimenticherò mai. Nella prima un bambino di forse 7 anni mi ha preso umiliato in un modo che non credevo possibile. Mi ha annientato, uscendo dalla teoria e mostrandomi una superiorità tattica e strategica umiliante. Tutta la mia teoria, le mie aperture, fatte a pezzi da un moccioso che attraversava la strada a manina con sua mamma.

La seconda partita un altro marmocchio, stessa età di quello di prima. Stavolta giochiamo alla pari, e lui a un certo punto commette un errore e lascia un pezzo in presa. Dopo aver passato la mossa cliccando sull’orologio, se ne accorge e comincia a piangere. Io mi faccio intenerire e gli offro di cambiare mossa. Lui accetta di buon grado e finiamo in un finale di partita patto. Alla mia proposta di patta, più che legittima, il ragazzino risponde “NO” con aria spavalda. La sua insulsa risposta mi fa uscire di testa. Io impazzisco, sbaglio, e perdo nonostante conoscessi quel finale e sapessi perfettamente come pattarlo.

La combinazione di queste due sconfitte mi ha fatto perdere la brocca completamente, ben di più di quanto non voglia ricordare. Impazzito. Come direbbero i ragazzini videogiocatori, ho tiltato, abbandonato il torneo, e smesso interamente di prendere sul serio gli scacchi.

Sono passati anni e oggi, finalmente, posso dire di aver metabolizzato quell’evento e averne tratto 4 lezioni importanti. Eccole qua. 

 

1 – COMPETENZA PRIMA DI TUTTO

Il primo punto è questo: non conta niente chi sei, quanti anni hai, quanto tempo hai passato su un libro, un banco o una scacchiera.

Contano solo le conoscenze e le competenze. Punto. E questo vale negli scacchi come negli esami all’università, a scuola o in un concorso professionale.

Quando si tratta di studio e apprendimento, conta quanto sei preparato o preparata, quanto padroneggi la materia, quanto sei in grado di condurre la tua performance al meglio nel momento della valutazione. 

Non fare l’errore di credere di meritarti un buon voto o una vittoria solo in virtù del fatto che sono tre mesi che prepari un esame. Sai davvero? Se sì, passerà in secondo piano tutto e, salvo casi limite, ce la farai. Se no, sei destinato a fallire.

Preoccupati di quello che puoi controllare, ovvero la tua preparazione. Il resto è fumo.

 

2 – VALORE DELLA CONCENTRAZIONE

Ammettendo che il punto 1 sia stato risolto e tu sia davvero preparato, è il momento di parlare di concentrazione.

La distrazione è una nemica in qualsiasi performance, come nello studio. Se ti lasci influenzare dall’ambiente, dall’ansia, dalle preoccupazioni, da quello che senti dire dai compagni che parlano in corridoio prima dell’esame, dal fatto che il tuo avversario abbia a malapena l’età per guardare Peppa Pig in TV, bé, rischi moltissimo.

Rischi di inficiare tutto quello per cui hai lavorato. Focus.

 

3 – TEORIA VS PRATICA

Quando vogliamo rendere davvero efficiente il nostro processo di apprendimento, dobbiamo fin dall’inizio unire in eguale misura la teoria e la pratica.

Di più: teoria e pratica devono diventare la stessa cosa, alternandosi ad ogni nuovo concetto interiorizzato. Mettersi alla prova tramite esercizi pratici e concreti è il modo migliore di consolidare quello che si è studiato, e questo vale per lo studio della storia, della matematica come della variante Arcangelo della partita spagnola.

L’errore che feci io studiando scacchi fu invece buttarmi solo sulla teoria, incamerare cose che non avevano un’applicazione concreta sulla scacchiera. E allenarmi troppo poco nel gioco pratico, reale, nella tattica, nella strategia.

Vedo fare lo stesso errore a studenti che in teoria sono preparatissimi, ma poi all’esame crollano come castelli di carte.

Non dimenticare il valore della pratica. Mai.

 

4 – LA DIFFERENZA LA FA LA COSTANZA

Alla fine, a vincere è chi lavora sulla lunga distanza, chi è costante, chi non molla.

Lo studio, come dico sempre, non è uno sprint, è una maratona. Io negli scacchi ho mollato, non ho adottato una visione di lungo periodo, non sono stato costante e quindi, alla fine, non sono mai diventato un bravo giocatore.

Lo stesso fa chi molla gli studi, chi si arrende, chi rimanda alla prossima sessione perché tanto cosa vuoi cha cambi.

Ma cambia, invece, e un brutto risultato, che prima o poi accade sempre, per quanto male possa fare non deve mai essere scambiato per una sconfitta definitiva. Va, invece, analizzato, decostruito, messo in prospettiva e sfruttato come carburante per preparare una futura vittoria.

Lo so, lo so, sono belle parole ma è più facile a dirsi che a farsi. Io negli scacchi ho fallito e oggi mi limito a guardare le partite dei grandi maestri da lontano, ma in tante altre aree della mia vita sono riuscito a imparare dagli errori miei e degli altri, senza farmi abbattere per sempre.

E ora tocca a voi, raccontatemi delle vostre esperienze, dei vostri calci in culo, dei vostri fallimenti nello studio ma prima…

 

5 – BONUS

Un quinto consiglio bonus, un’altra lezione importante che ho imparato in quel torneo, venendo bastonato da dei mocciosi:

MAI AVERE PIETA’ DEI BAMBINI QUANDO SI GIOCA

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