5 step per COMPRENDERE qualsiasi cosa

Ti siedi, prepari i tuoi strumenti, ti carichi per lo studio di un nuovo argomento, apri il libro, ci posi gli occhi sopra, cominci a leggere e, nel giro di un paio di minuti, ti rendi conto che capisci meno di zero. Niente. Nada. Tabula rasa. Balla di fieno che rotola.

È un copione che ti è familiare? Non sei l’unico.

La comprensione è allo stesso tempo il momento più importante dello studio, e il più elusivo, il più difficile da definire e spiegare, tanto che per materie estremamente complesse come matematica, fisica, informatica ecc. nei casi più estremi ci si nasconde dietro all’intelligenza e alla predisposizione: “eh ma io non sono portato per queste cose.”

Balle. È chiaro che l’intelligenza e anche gli interessi spontanei giocano sempre un ruolo nella comprensione, così come nello studio in generale e in tutti i campi della vita, ma la realtà è che il giusto approccio, il giusto metodo e il giusto atteggiamento contano molto di più.

Oggi, in questo articolo, scopriamo i 5 strumenti, i 5 step per comprendere qualsiasi cosa.

Prima di buttarci a capofitto nell’argomento voglio citare apertamente il lavoro straordinario di Barbara Oakley, i suoi libri e i suoi corsi online, che consiglio a tutti e che hanno ispirato questo video e ormai tanti anni fa mi hanno spronato ad approfondire questi temi e mi hanno portato dove sono ora.

 E ora cominciamo sul serio.

 

STEP 1: FOCALIZZAZIONE

Questo è il primo passo per capire qualcosa, è l’immersione totale, lo sforzo supremo, quando concentrate tutte le vostre energie cognitive sull’assorbire quante più informazioni possibile e processarle la prima volta nella vostra mente.

Ci sono moltissime metodologie per sfruttare al meglio tutto questo, tecniche di concentrazione, di lettura efficace, di presa degli appunti… trovate letteralmente centinaia di miei video in tema e sulla lettura ci ho pure scritto un libro, i riferimenti sono qui sotto.

 Qui mi limito a elencarvi 4 strumenti che vi torneranno utili in questa fase:

 

  • Spezzettare e raggruppare: quello che Barbara Oakley chiama “Chunking”, l’idea di affrontare a piccoli pezzetti quanto stiamo cercando di comprendere, e poi raggruppare insieme questi pezzetti per creare automatismi, liberare spazio nella memoria di lavoro e, col tempo, creare una vera e propria libreria di strategie e processi cognitivi. Per fare questo dovete attivamente ricercare i collegamenti tra i vari concetti e quei rapporti causa-effetto che vi permettono di procedere da un passaggio al successivo in modo automatico. 

 

  • Approccio del carroarmato: questa è una mia metafora che sta ad indicare l’idea di procedere in modo progressivo e incrementale quando studiate. Un pezzo alla volta, senza lasciare buchi indietro, senza correre. Assicuratevi di aver conquistato un pezzo di terreno e solo dopo esserne sicuri proseguite.

 

  • Parole chiave: ci vorrebbe un video intero solo per questo tema, ancora una volta andate a recuperare il mio libro in cui le spiego nel dettaglio. Per adesso vi basti sapere che la sottolineatura pigra di frasette è del tutto inutile. Buttate via il tempo. Si sottolinea una parola alla volta cercando attivamente di scremare, sintetizzare e ragionare sul contenuto del testo.

 

  • Domande: le domande sono il timone dell’attenzione a l’ossatura della focalizzazione. Procedete in modo problematico, critico, curioso, ponendo domande e andando a ricercare la risposta.

 

La focalizzazione è molto faticosa e stressante per il sistema e deve essere affrontata a piccole dosi. Le pause sono fondamentali (più di quanti pensi, e lo vedremo tra poco), tieni come punto di riferimento la classica tecnica del pomodoro (25 minuti di concentrazione e 5 di pausa) o il pomodoro doppio (50 e 10).

 Se stai affrontando un argomento veramente veramente difficile, presta molta attenzione ai tuoi pregiudizi iniziali e alle considerazioni fatte all’inizio dello studio. La nostra mente è rapidissima a formare delle idee anche in assenza di elementi concreti, e questo è particolarmente pericoloso nello studio di materie complesse perché rischiamo di diventare cechi alla reale soluzione. 

Questa fissità, questa insistenza nel voler a tutti i costi proseguire con un determinato approccio anche quando ce ne sarebbero altri (forse migliori) da provare, viene definito Einstellung, ed è la causa principale dei momenti di completo blocco quando si tenta di capire un argomento difficile.

Se vuoi sbloccare il tuo “problem solving” e potenziare la comprensione, rimani aperto e pronto a cambiare idea, non fissarti. Se ti accorgi di essere arrivato ad un’impasse, di esserti bloccato, di non poter più procedere, significa che è arrivato il momento di passare alla prossima fase.

 

STEP 2: DIFFUSIONE

La diffusione è l’altra modalità con cui la mente affronta la risoluzione di un problema. Dopo esserci sforzati, aver ristretto il campo, mirato e combattuto con tutte le nostre energie, è ora di un approccio più rilassato, che lasci la mente a lavorare in background. È in questo stato che arrivano le intuizioni, che si sviluppa la creatività, che, spesso, si sbroglia la matassa di un problema difficile.

Importante notare che la diffusione non ha senso senza la focalizzazione, deve necessariamente seguirla. È come nell’allenamento coi pesi. Ci vuole il riposo per crescere muscolarmente, non si cresce in palestra, si cresce dopo la palestra, ma se non ci siamo sforzati prima il meccanismo non si innesca nemmeno.

Entrare in diffusione è piuttosto semplice: basta staccare del tutto i pensieri consapevoli da quello che stavamo facendo. Spostare l’attenzione su qualunque altra cosa (meglio se su qualcosa di non troppo difficile) e riposarsi un po’.

La durata della diffusione dipenderà dalla difficoltà dell’argomento e dal grado di stanchezza, in generale possiamo dire che sfrutteremo i momenti di pausa nella tecnica del pomodoro e cercheremo ogni due ore di studio circa di concederci una pausa più lunga. Se l’argomento che stiamo affrontando ci ha veramente messo alla prova e siamo del tutto bloccati, sarà bene lasciar passare anche qualche ora o addirittura rimandare a domani.

Non esagerate però: è sempre bene non lasciar passare più di un giorno di modalità diffusa, perché dopo un po’ semplicemente il cervello smette di pensarci e si perdono i benefici, è necessario ritornare alla focalizzazione. 

La diffusione può essere affrontata in tre modi:

 

  • Attraverso attività divertenti o che ci diano soddisfazione, come giocare ai videogames, guardare un film o una serie tv, leggere un libro, cazzeggiare sui social ecc, portare avanti un hobby ecc. Queste attività sono un ottimo stacco e una sorta di “premio” dopo le fatiche della focalizzazione, ma occhio: non sono rilassanti al 100% quindi tenete presente che non andrebbero prolungate troppo. 3 ore di videogiochi possono lasciarvi più stanchi di prima.

 

  • Attività davvero rilassanti e che permettono di “spegnere” del tutto la mente: passeggiare, fare attività fisica, fare una merenda, meditare, ascoltare musica ecc. ecc. Queste sono le vere pause.

 

  • Il sonno, che è la definitiva modalità diffusa. Ci sono una tonnellata di evidenze scientifiche sul fatto che l’apprendimento, la comprensione, il problem solving, la creatività e tante altre belle funzioni cognitive siano potenziate e portate avanti nel sonno. Alla fine, il buon vecchio detto “la notte porta consiglio”, funziona davvero. Dormite bene, dormite tanto, dormite nei giusti orari e mantenete un ritmo del sonno più possibile costante nel tempo.

 

La modalità diffusa è incoraggiata e portata avanti in modo automatico quando studiamo seguendo il principio dello spacing, di cui tra l’altro vi ho parlato nell'articolo della settimana scorsa su se abbia senso accumulare lo studio vicino all’esame, andate a recuperarlo.

Se state lottando contro la vostra naturale avversione per i numeri e sbattete contro il muro di una materia tecnica accumulare lo studio all’ultimo momento prima dell’esame è una pessima idea. Non ci sono scorciatoie: se volete capire dovete lasciare il tempo alla vostra mente di fare il suo lavoro. 

I primi due step, focalizzazione e diffusione, verranno costantemente alternati, ed è proprio in questa alternanza che si pongono le basi di una comprensione profonda e duratura.

 

STEP 3: RIELABORAZIONE

Ne abbiamo già parlato: comprendere non basta, bisogna anche fare proprie le informazioni, a maggior ragione quando ci scontriamo con roba tosta.

Le modalità di rielaborazione principali che consiglio sempre e che hanno il migliore effetto su argomenti cattivi sono 2:

 

  • Gli schemi. Se mi seguite da un po’ lo sapete, io sono fissato con gli schemi. Il perché è presto detto: perché uno schema ben fatto vi permette di consolidare e trasformare dentro di voi ciò che avete imparato, per poi ritirarlo fuori producendo qualcosa che tornerà utilissimo in fase di ripasso e che avrà dei marcati elementi di personalizzazione, di grafica, di colore, di sintesi… tutte cose che migliorano la capacità di comprendere e ricordare. Schemi, schemi, schemi.

 

  • Esposizione: spiegare qualcosa, descriverlo, aiuta a mettere ordine nella mente e facilita la comprensione. Due tecniche utilissime in questo senso sono la famosa Tecnica di Feynman, che prevede di provare a descrivere l’argomento complesso come se lo si dovesse spiegare a un bambino piccolo, con parole semplici, metafore, esempi terra-terra; e poi il “Rubber Duck Debugging”, un metodo creato dagli ingegneri informatici per trovare i bug nel codice. Si usa una paperella di gomma (ma anche un animale domestico o qualsiasi altro oggetto che ricordi un essere animato) e ci si costringe a spiegargli passo-passo tutto il procedimento. Funziona benissimo anche per trovare errori in esercizi intricati.

 

Schematizzate e spiegate per rielaborare, e vi accorgerete che nel farlo l’argomento diventerà sempre più chiaro e ordinato nella vostra testa, fino a poter dire davvero “ho capito”.

 

STEP 4: ESERCIZIO 

Ora che avete capito in teoria, è venuto il momento di capire “in pratica”. Tutte le materie, ma specialmente quelle tecniche, necessitano di una dose massiccia di esercizio pratico. Tanto esercizio. Più di quello che pensi o che speri. Tanto davvero.

Mettiti alla prova con tonnellate di esercizi avendo cura di variare nelle modalità, non ha senso fare 50 dimostrazioni di matematica tutte uguali, devi variare, ricercare nuovi angoli, nuove sfide. 

Il bello è che nel fare questo non stai soltanto consolidando alla grande la tua comprensione e sviluppando, oltre alla conoscenza, una competenza, ma allo stesso tempo state anche seguendo la miglior strategia possibile per prepararti a esami, verifiche, test, concorsi. Non male.

 

STEP 5: CONFRONTO e SPIEGAZIONE

L’ultimo step è il più “opzionale” dei 5, quello meno importante forse, nondimeno era giusto inserirlo perché diventa l’ultimo strumento quando non sapete proprio come uscirne e la comprensione ancora vi sfugge.

Il confronto con altri alla pari o superiori a voi in quell’argomento, che hanno lottato o lottano con le stesse difficoltà, può essere illuminante.

Spiegatevi a vicenda singole parti dell’argomento, discutete, fate esercizi cooperativi, collaborate. Due menti sono meglio di una e se lavorate con persone con cui vi trovate bene anche sul piano personale può svilupparsi quell’effetto risonanza che moltiplica la capacità di sviscerare e comprendere qualsiasi cosa.

 

 CONCLUSIONE

Ed eccoci qua. Con questi 5 step potrete comprendere qualsiasi cosa, a patto ovviamente di avere le giuste conoscenze pregresse, se vi manca la matematica delle scuole medie vi sconsiglio di buttarvi su analisi 2.

Ma se partite con le giuste basi, seguite questi metodi e ci date dentro, non esiste talento o predisposizione che tenga. Per citare proprio Barbara Oakley: “in learning, persistence is often far more important than intelligence.”

Nell’apprendimento, la persistenza è spesso molto più importante dell’intelligenza.

 

 

BIBLIOGRAFIA PER NERD

 

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