Come PASSARE gli ESAMI in 7 GIORNI... (forse)

Pronti a un bell’articolo controverso?

Preparare gli esami in sette giorni, il sogno proibito di ogni studente universitario, il paradiso terrestre fatto di libretti universitari perfetti, professori sorridenti che si inchinano al nostro passaggio, libri intonsi appresi senza il minimo sforzo in uno schiocco di dita.

Ma è davvero possibile preparare un esame in sette giorni? Certo che lo è, e non vedo perché fermarsi qui, vanno bene anche sei giorni, cinque, anche il pomeriggio prima dalle 15.30 alle 17…

Ora, provocazioni a parte, quello della preparazione degli esami in un tempo risicato è un argomento talmente diffuso e richiesto, che ho pensato fosse doveroso dedicarci un articolo tematico per spiegarvi esattamente come stanno le cose.

E allora oggi in questo articolo vi insegno finalmente passo passo come superare un esame universitario in sette giorni… forse!

 

 

IL METODO

Voi non siete qui a perdere tempo, volete passare gli esami in sette giorni o anche meno, e allora ecco subito la ricetta segreta. Si basa su tre semplici passaggi:

  • Step 1: individuare e preparare le domande più frequenti. Quello che dovete fare è recuperare le domande più importanti, che escono più spesso agli esami, magari ricavandole dalle prove degli anni passati. Potete anche andare ad assistere agli esami nelle sessioni precedenti e segnarvi le domande più gettonate. Una volta che le avete individuate, andate sul libro e leggete solo ed esclusivamente le parti necessarie per rispondere, potete anche buttarci dentro a piacimento qualche tecnica di memoria o qualche schemetto rapido per aiutarvi. Dopodiché, lavorate il più possibile sull’esposizione scritta o orale delle risposte: dovete arrivare ad essere brillanti quasi come se sapeste veramente di cosa state parlando. Quasi.

 

  • Step 2: cramming. Nei pochi giorni che avete a disposizione vi immergete il più possibile in quegli argomenti specifici, continuate a provare le vostre risposte, le raffinate, memorizzate altre informazioni, … insomma, una full immersion totale quante più ore potete.

 

  • Step 3: vi presentate all’esame e sfoderate la vostra arma segreta, il metodo che vi permetterà di ottenere il massimo risultato nonostante il poco sforzo di studio condotto finora: la SBDC, la sacra botta di culo, marchio registrato. La SBDC è fondamentale per assicurarvi che le domande che vi capiteranno all’esame siano proprio quelle che avete preparato, e che da quella domanda il professore non approfondisca e non passi ad un aspetto più specifico. Vi serve per garantirvi che la vostra faccia tosta e la sicurezza posticcia che ostentate non vengano percepite male dal professore, il vostro bluff non venga chiamato e tutto fili liscio.

Tutto qui, questo è il metodo!

 

Lo so che pensate che io stia facendo il sarcastico, e sì, ovviamente lo sto facendo, ma fino a un certo punto.

Io, ad esempio, ho applicato davvero questo metodo all’università all’ultimo esame della triennale. Ho studiato 3 giorni secchi, esattamente come ho descritto, e ho passato l’esame con 28, il voto più alto di quella giornata. Non sto scherzando, è andata esattamente così.

Ma allora funziona? Non ero sarcastico prima?

In realtà è proprio così, questo metodo funziona perfettamente il 20% delle volte o giù di lì.

Se quello che cerchi è una possibilità di svangartela all’esame senza far fatica e avere comunque una qualche chance di passare, magari con una bella pedata nel culo annessa e un prof che si fa intortare, allora decisamente sì, questo metodo funziona ed è quello che fa per te.

Se invece vuoi essere certo o quasi di ottenere un buon risultato e ti interessa scendere a fondo nella materia, sviluppare delle conoscenze e competenze vere, solide e durature... allora no, lascerei perdere.

Andiamo punto per punto, che dici?

 

 

ANALISI

La questione delle domande più frequenti equivale letteralmente a giocare d’azzardo alla slot machine: se becchi il triplo simbolo uguale sei contento, ti senti figo e sotto sotto pensi anche che quel pirla del prof si sia fatto fregare e se lo meriti, ben gli sta!

Se però arriva la domanda inaspettata, l’approfondimento, il punto di vista alternativo, il problema presentato in modo differente… sei fo***to.

E no, il tuo sorrisetto sicuro, la bella postura e la parlantina non basteranno a salvarti, perché i professori di studentelli smargiassi e impreparati ne hanno visti a manciate per decenni della loro vita, e se c’è una cosa che adorano fare è bastonarli senza pietà.

Tra l’altro, quello che stai facendo preparandoti sulle domande più probabili non è davvero studiare, è tentare di fregare il sistema fallendo miseramente.

C’è chi addirittura suggerisce di passare gli esami prima con ogni mezzo possibile per poi in futuro studiare se ne avremo voglia… perché tanto a noi che ce ne frega di essere preparati, a noi importa solo il pezzo di carta, giusto? Complimenti!

Risultato? Un paio di esami magari li passi, anche grazie all’aiuto divino della SBDC (marchio registrato), gli altri li bocci o prendi voti indecenti, e alla fine ti pianti, ovviamente con zero ricordo a lungo termine. Il cramming, l’accumulo compulsivo a ridosso dell’esame è la tua unica religione, e la fretta il tuo messia, per cui non consolidi nulla e dopo due giorni, se va bene, sei tornato al livello di partenza.

Non solo, il cramming ha anche il brutto vizio di far salire lo stress a livelli incredibili, perché è vero che studi solo per pochi giorni, ma in quei pochi giorni accumuli tutte le ore di lavoro, la tensione e le difficoltà che normalmente spalmeresti in settimane e settimane.

Ah, se ti interessa ho scritto un articolo specifico sulla differenza tra cramming e spacing, recuperalo quando abbiamo finito qui!

 

E che dire invece degli esami tecnici basati sulla risoluzione di esercizi, dimostrazioni o problemi, in cui la strategia del basarsi solo sulle domande più probabili non ha proprio alcun senso? In bocca al lupo con Analisi 2 preparata in quattro giorni, ci rivediamo alla prossima sessione!

Infine, le quattro tecniche buttate lì che applichi in quei pochi giorni, anche se sono corrette ed efficaci, non hanno il tempo tecnico per funzionare.

Il famoso palazzo della memoria, ad esempio, è una tecnica eccellente, ma non risolve i problemi cronici legati alla mancanza di tempo, ed è perfetta per memorizzare i dettagli tecnici, non interi esami o interi schemi!

Collaboro da tempo con Vanni De Luca, il più grande mnemonista vivente, e Andrea Muzii, il campione del mondo di memoria, permetterai che un paio di cose su questo io le conosca!

Lo stesso discorso vale per gli schemi e le mappe, che hanno bisogno di approfondimento, ragionamento e tempo per avere un buon effetto.

Per non parlare poi di tutte le altre fasi dello studio che sei costretto a saltare a piè pari…

 

Sarò anche uno della vecchia scuola, un noioso insegnante ossessionato dallo studio di qualità, sarò tutto quello che volete, ma questo atteggiamento, ve lo dico onestamente, mi disgusta.

Si studia per sapere, per conoscere, per essere preparati, per sviluppare conoscenze e competenze e diventare persone migliori nel presente e professionisti migliori in futuro, per aprirsi nuove possibilità e opportunità un domani.

E sì, siamo d’accordo che l’università sia importante e che non si possa rimanere bloccati a studiare per dieci anni, ma è importante passare gli esami nel modo giusto: non solo con il giusto voto e con il giusto tempo, ma anche con il giusto risultato.

Se l’unico motivo per cui studi è che cerchi un voto scritto sullo schermo del computer o sulle pagine di un libretto in meno tempo possibile, se non te ne frega di come ci arrivi a quel numero e di cosa rappresenta, né ti interessa che quello che stai imparando rimanga, beh, per quanto mi riguarda dovresti fare a meno di studiare e smetterla di perdere tempo.

Ho deciso di scrivere questo articolo ironico, sarcastico, provocatorio e adesso anche un po’ duro perché ogni santo giorno mi scrivono decine di studenti perplessi, incasinati e dubbiosi, che rischiano di finire completamente fuori strada cercando una chimera che non esiste, la panacea di tutti i mali, la bacchetta magica che risolva tutti i loro problemi senza fare fatica.

È una proposta troppo bella per essere vera, e infatti è falsa.

È giusto che ci siano difficoltà nello studio, le abbiamo avute tutti, così come è giusto cercare un modo per uscirne, ma per favore smettiamola una volta per tutte di farci abbindolare in questo modo.

Vi dico la verità: ero indeciso se pubblicare o meno questo articolo. Il mio scopo non è quello di scatenare guerre né di delineare fazioni, e per questo non faccio nomi e non me la prendo nello specifico con nessuno.

Lo scopo di questo articolo è di fare un po’ di chiarezza sulla questione e rispondere una volta per tutte alla fatidica domanda “è possibile preparare un esame in una settimana o meno?”.

Sì, è possibile, ma, salvo casi rarissimi, è quasi sempre incompatibile con lo studio vero e di qualità.

Richiede una enorme dose di fortuna, lascia uno strascico importante di stress, e impedisce di ricordare a lungo termine ciò che abbiamo studiato. Punto.

 

A questo punto aspetto di sentire la vostra opinione in materia: lasciatemi messaggi e fatemi sapere cosa ne pensate, iscrivetevi al blog e al mio canale Youtube e condividete questo articolo con tutte le persone che potrebbero trovarlo utile o interessante!

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