GIURISPRUDENZA è davvero così DIFFICILE?

 

Ok, miei cari giuristi o aspiranti tali, parliamoci chiaro: giurisprudenza, ancora oggi, è considerata una delle facoltà universitarie e degli indirizzi più importanti e più difficili. Ed è a tutti gli effetti, tra l’altro, uno dei più antichi e rispettati nella storia della società umana.

Che voi sogniate di diventare avvocati di grido, principi del foro, magistrati, notai o, a dire il vero, qualunque altra professione che abbia a che fare con il diritto ad alto livello, laurearsi in giurisprudenza è una necessità che non può essere messa in discussione.

E allora oggi in questo articolo scopriamo insieme i punti critici di questo percorso, per decretare insieme la risposta alla domanda…

 

Ma giurisprudenza è davvero così difficile?

 

, certo che lo è, direte voi. E avrete ragione. Ma lasciate che vi spieghi il senso che ha questo articolo.

Perché sì, titoli clickbait a parte, lo sappiamo tutti che Giurisprudenza è difficile, ma in modo analogo a quello che ho fatto ormai più di un anno fa nell’articolo simile per la facoltà di Medicina, il punto non è tanto capire se sia difficile, ma in che senso lo sia, quali siano le problematiche specifiche che questa facoltà pone di fronte agli studenti. Anche stavolta, ne ho individuati 5 e non perdo un secondo di più per cominciare a parlartene!

 

 

L’AMBIENTE

Ho voluto iniziare proprio con la difficoltà che accomuna Giurisprudenza e Medicina, quella che, si può dire, hanno in comune.

L’ambiente, l’atmosfera e tutto ciò che ruota intorno al mondo di questa facoltà spesso rischiano di trasformarsi in un peso schiacciante sulle spalle di chi la frequenta.

All’università purtroppo, fin troppo spesso proprio l’antichità, il prestigio percepito e il riconoscimento sociale delle professioni che hanno a che fare col diritto si trasformano in competizione tossica, boria di docenti e (talvolta) studenti, elitismo e quell’idea sempreverde del “sangue sudore e lacrime” sparsi sui codici come unica via per arrivare alla conoscenza.

Ecco, questa cosa qui è insopportabile a mio avviso.

C’è da dire però che non è universale: conosco una quantità notevole di giuristi tranquilli, simpatici, umili e gentili, e anche la mia compagna è laureata in giurisprudenza… non ce l’ho con tutti gli studenti o i docenti di giurisprudenza, ma posso dire di sicuro che le storie e le testimonianze che ho raccolto negli ultimi dieci anni sia di persona che da voi che mi guardate, mi scrivete, frequentate i miei video e i miei corsi, puntano in una direzione in media molto pesante, specie in certi atenei, come quello, mi duole dirlo, proprio di Padova, la mia città.

Conoscere questo punto critico, anticiparlo, sapere cosa possiamo aspettarci, informarsi su di esso prima di iscriversi e contrastarlo quando ce lo si trova davanti, è fondamentale.

 

 

I TESTI

Altro elemento caratteristico di Giurisprudenza che costituisce una difficoltà molto specifica è la tipologia, la quantità, la dimensione e il linguaggio dei testi di studio.

No, mi dispiace, i libri di giurisprudenza non sono come tutti gli altri. Il linguaggio è spesso incredibilmente complesso, volutamente barocco, inutilmente convoluto… sembra quasi che sia pensato apposta per rendere ostico il processo di studio critico, di individuazione delle parole chiave e di estrazione delle informazioni.

Non solo, ma stiamo parlando di tomi spesso immensi, per i quali la rivoluzione dell’editoria didattica non ha ancora dato grandi frutti: poche figure, scarsa paragrafazione, poco paratesto.

E poi non bastano i testi su cui studiare, ci vogliono anche i codici da consultare, che aggiungono uno strato ulteriore di complessità di gestione delle fonti.

 

 

GLI ASPETTI MNEMONICI

Non basta che i tomi didattici siano enormi, scritti in modo difficile e che richiedano costante consultazione dei codici, no, anche le informazioni stesse sono toste da maneggiare.

Sebbene le materie di diritto non siano tra le più complesse in assoluto in termini di pura comprensione e non presentino le sfide pratiche di materie iper-tecniche come la fisica, la matematica o la statistica, i concetti di diritto spesso non sono intuitivi, richiedono diversi passaggi e sforzi mnemonici importanti per ricordare i tantissimi dettagli.

Di più, molto spesso la quantità delle informazioni è tale che la parte difficile diventa quella di selezione: capire che cosa abbia senso imparare e che cosa no, su cosa ci si debba concentrare e cosa invece possa essere tralasciato o approfondito meno.

Non è uno scherzo.

Volendo c’è un pozzo senza fondo di approfondimenti e nozioni da imparare che non si esaurisce mai, e sta a noi capire che cosa vogliamo apprendere.

Quello del diritto quindi è uno studio lungo, faticoso, con forti connotazioni mnemoniche ed estremamente dettagliato.

 

 

LE TRADIZIONI DI STUDIO

E… a proposito di studio, parliamo anche di questo: le caratteristiche delle materie affrontate a Giurisprudenza, dello stile didattico di molti insegnanti, della tipologia di esami (molto spesso orali) e della “cultura”, potremo dire così, della facoltà, portano a conseguenze nello stile di studio adottato da molti studenti.

C’è chi schematizza, chi crea appunti, c’è anche qualche sparuto eroe che guardando i miei video magari applica il testing, ma la verità è che la grande maggioranza degli studenti di giurisprudenza in Italia applica una versione estremizzata del leggi e ripeti.

La lettura è spesso accompagnata da sottolineature e ri-sottolineature, magari in diverse passate e con diversi colori per poi passare a una ripetizione continua, magari ad alta voce, in forma di declamazione o, come lo chiamo io, “discorsetto”.

Questo metodo è quello più spontaneo quando ci si trova di fronte a quel tipo di argomenti e di fonti di studio, è naturale.

 

Ci sono libroni enormi e difficili, scritti con frasone complesse? Bene, vorrà dire che dovrò concentrarmi sul leggerli più e più volte ed evidenziarne le parti cruciali!

Si tratta poi di esami quasi sempre orali, con domande sia molto precise che molto ampie, in cui creare discorsi logici? Bene, vorrà dire che, dopo aver finito di leggere, cercherò di ripetere quei discorsi del libro ad alta voce, preparandomi ad esporli.

 

Non ce la si può prendere con chi fa questo passaggio, perché lo farebbe chiunque. Il problema è che è il modo più sbagliato in assoluto, frustrante, faticoso e drenante che si possa immaginare. E non è un caso allora che Giurisprudenza sia nella top 3 delle facoltà più rappresentate fra gli studenti del mio corso di metodo di studio, Sistema ADC.

 

Il concetto è sempre lo stesso: se tutti fanno così, allora lo faccio anche io, e giù a rinchiudersi in casa senza mettere il naso fuori per mesi declamando elementi di diritto civile!

Non è facile rompere questo genere di tradizioni di studio e cambiare completamente approccio, e se ci si prova ci si riempie a volte di ansie e dubbi, ci si domanda “ma se invece di ripetere rispondo a domande o schematizzo, poi riuscirò a esporre la materia all’esame?”… Paranoie, ovviamente, ma questo non fa che appesantire ulteriormente l’esperienza di chi studia il diritto.

 

 

IL DOPO-LAUREA

Infine, l’ultimo scoglio di difficoltà di Giurisprudenza è quello che accade dopo essersi laureati. Innanzitutto, se è vero che questa laurea permette di seguire una moltitudine di carriere, è altrettanto vero che la stragrande maggioranza di chi si laurea in giurisprudenza poi comincia il percorso per diventare avvocato o avvocata.

E allora comincia il girone infernale della pratica e della preparazione dell’esame di abilitazione alla professione forense, di cui abbiamo già parlato a suo tempo 

E che con le questioni Covid ultimamente è pure più incasinato del solito, come se servisse!

Per non parlare poi della preparazione eventuale al concorso di magistratura o quello notarile, che sono ancora più enormi e complicati.

Non che gli altri esami di abilitazioni professionali o le altre carriere dopo altre facoltà siano semplici, nessuna strada lo è, ma è un fatto che lo studente appena laureato in Giurisprudenza abbia ben poco tempo per prendere un respiro di sollievo prima di ributtarsi in una nuova mischia, altrettanto stressante e faticosa. E di questo bisogna tenere conto.

 

Oh, mi raccomando però, lo scopo di articoli come questo non è abbattervi, spaventarvi o scoraggiarvi dall’iscrivervi a Giurisprudenza

Questi problemi si possono affrontare e si possono risolvere e lo vedo succedere tutti i giorni.

L’ambiente negativo si può combattere, può variare a seconda di quale facoltà frequentate o in quale università siete, e potete crearvi dei vostri gruppi di amici, compagni e colleghi che si supportano a vicenda.

I testi si possono conquistare e al loro linguaggio ci si può abituare; gli aspetti mnemonici e non dello studio possono essere approfonditi, il metodo e le tradizioni di studio possono essere migliorate e trasformate, che poi è quello che facciamo qui e nei miei corsi… vi lascio qui il link alla pagina di presentazione di Sistema ADC se siete curiosi di vedere come e cosa insegno! 

Infine, il percorso si può portare fino alla fine, si può sopravvivere alla pratica, passare gli esami di abilitazione e comunque in ogni caso trovare soddisfazione e una bella carriera con una delle materie più interessanti e importanti per la società del lato umanistico della forza.

 

Quindi non vi scoraggiate, tenete presenti queste difficoltà e siate pronti ad affrontarle. Ora non sapete solo che Giurisprudenza è difficile, ma anche perché lo sia.

Raccontatemi le vostre esperienze e impressioni, le vostre opinioni e i consigli che dareste agli altri studenti che stanno considerando questo percorso.

E fatemi pure sapere se volete vedere più spesso articoli di analisi di questo tipo qui sul blog!


 

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