I 5 SEGRETI di apprendimento di SHERLOCK HOLMES

Sherlock Holmes, l’investigatore definitivo, il personaggio letterario che forse più di ogni altro è stato capace di saltare fuori dalle pagine scritte da Sir Arthur Conan Doyle e imporsi nella cultura.

Libri, serie tv, film, rivisitazioni, imitazioni, personaggi ispirati a lui più o meno esplicitamente.

Il detective londinese, in coppia col suo assistente Watson è un’icona universale di intelligenza, acume, ossessione, la proiezione della volontà umana di svelare ogni mistero, di risolvere ogni enigma.

Ora, non abbiamo mai visto o letto di Sherlock alle prese con una verifica a scuola, un concorso o un esame universitario, ma il suo approccio brillante e al tempo stesso eccentrico al lavoro mentale può regalarci spunti interessanti e utili anche nel nostro studio quotidiano.

E allora oggi, in questo articolo, scopriamo i 5 segreti di apprendimento di Sherlock Holmes.

 

OSSERVAZIONE

Non potevamo non partire da questo. Non c’è dettaglio tanto insignificante all’apparenza da venire ignorato dal più grande detective di tutti i tempi.

O, per dirla con parole sue…

Da molto tempo il mio assioma è che le piccole cose sono di gran lunga le più importanti.

 

Sherlock sa che il diavolo si nasconde nei dettagli e che, spesso, solo soffermandosi su ogni piccolo tassello del puzzle sarà possibile ricostruire l’intero disegno.

Nello studio questa attitudine alla precisione minuta ha due enormi vantaggi… e un rischio.

 

Il primo vantaggio è che costringe realmente chi si approccia alle informazioni a processarle. Sherlock ripete spesso al povero Watson che c’è una differenza fondamentale tra guardare e osservare. Possiamo dire lo stesso per il passare gli occhi sul testo contro la vera lettura, o il sentire le parole dell’insegnante o ascoltarle davvero. Soffermarsi sui dettagli, puntualizzare, come chiamo io questo passaggio in “Leggere per sapere”, il mio manuale gratuito di lettura efficace, impedisce di essere superficiali e distratti, di perdere tempo, e porta a una serie impressionante di benefici a cascata .

 

Il secondo vantaggio è di tipo comparativo/competitivo, potremmo dire. Pochissimi prestano davvero attenzione ai dettagli, pochissimi si immergono, scendono davvero a fondo in ciò che stanno studiando. Chi lo fa, ne riemerge con una consapevolezza e competenza che spesso traspare. E si nota, la differenza è chiara a tutti, compresi gli insegnanti che dovranno poi valutare e assegnare un voto.

Come dice Sherlock: “il mondo è pieno di cose ovvie che nessuno si prende mai la cura di osservare.” 

Il rischio di tutto questo però è esagerare, scendere troppo a fondo nella tana del bianconiglio dei dettagli e non tornare più indietro, trasformare lo studio in una ricerca ossessiva di minuzie che allunga in modo impressionante i tempi e rischia di portare al fallimento.

È tutta una questione di bilanciamento, camminare sul filo del rasoio tra l’ossessione per i dettagli e la capacità di dire “ok, ho visto quello che c’era da vedere, ora basta così”. Ricordati che Sherlock è un pragmatico: osserva sì i dettagli più di chiunque altro, ma sa anche quando fermarsi e procedere col caso.

 

DEDUZIONE

Avere i dettagli non basta, bisogna anche saperli… interrogare, diciamo. Ed ecco che emerge il secondo segreto di apprendimento del nostro amato Holmes, il ragionamento logico e deduttivo, la capacità di porsi continuamente domande e seguire il filo delle risposte fino all’origine di tutto.

Non solo, ragionando in modo deduttivo e ponendo le giuste domande, approcciandosi in modo critico a ciò che sta analizzando, Sherlock è capace di tornare indietro nel tempo, riavvolgere le lancette dell’orologio e osservare i fatti al contrario, per così dire.

“Nel risolvere un problema, la cosa più importante è essere in grado di ragionare al contrario”. 

Nello studio vale lo stesso: approcciare in modo a-critico e nozionistico ciò che si sta imparando non è soltanto il modo migliore per presentarsi agli esami con competenze superficiali e facilmente smontabili da una domanda più bastarda, ma ha anche il brutto effetto collaterale di rendere lo studio più lento e faticoso.

 

Sembra strano, ma è esattamente così: più ci si fa domande, più si ragiona, si mette in discussione, si cerca di ricostruire in modo logico i passaggi invece che limitarsi a leggerli e provare a memorizzarli e più velocemente si capiranno, più facilmente si consolideranno, più a lungo ci rimarranno impressi e sarà più immediato recuperarli e richiamarli in caso di necessità, rifacendo il ragionamento.

Lo sforzo della costruzione del ragionamento diventa l’impalcatura su cui si regge il tuo studio.

Non soltanto, il ragionamento è in qualche modo come un muscolo: più ne fai e più diventi abile a farne, ti addestri a ragionare e, col tempo, questo migliora enormemente il rendimento nello studio. Qualunque metodo di studio serio, che miri a risultati concreti e duraturi, deve essere poggiato su questo. 

Sherlock lo sa, e non smette mai di fare domande, e di inseguire i puntini, per connetterli fra loro.

 

MEMORIA

Se è vero che tutto ciò che può essere ricostruito col ragionamento dovrebbe essere approcciato col ragionamento, è anche vero che esistono dettagli tecnici, informazioni, conoscenze che, semplicemente, vanno sapute e ricordate.

Sherlock Holmes ragiona sempre, costantemente, la sua mente addirittura rifiuta la noia dell’inattività, ma quando ha bisogno rapidamente di riconoscere un composto chimico dal colore o di calcolare la strada più breve per spostarsi da una parte all’altra della metropoli inglese, sa di poter contare sulla sua memoria di ferro.

Nei libri di Conan Doyle Sherlock è un contenitore di fatti e conoscenze specifiche (e su questa specificità ci torniamo fra un attimo) impressionante, è in grado di richiamare a memoria ogni genere di informazione che potrebbe risultare utile in un caso.

Nella serie TV della BBC con Benedict Cumberbatch nel ruolo di uno Sherlock Holmes contemporaneo, gli sceneggiatori hanno pensato di fare un passo oltre e di dotare Sherlock di una capacità mnemonica incalcolabile, alimentata da una padronanza assoluta delle tecniche di memoria.Lo Sherlock televisivo è un maestro dell’uso del palazzo della memoria... con grande probabilità aveva frequentato Mnemonica, il corso che ho realizzato con il campione del mondo di memoria e il più grande mnemonista in circolazione.

E per quanto riguarda lo studio e l’apprendimento? Dovreste sapere ormai come la penso, le tecniche di memoria e la memorizzazione in genere sono l’ultima fase di un metodo serio di studio e apprendimento, ma questo non significa che siano le meno importanti o si possano ignorare.

Il ragionamento, la rielaborazione, la comprensione profonda stanno alla base, ma nulla può sostituire la rapidità di recupero di una data, un numero, una formula, una struttura, una sequenza, un grafico, un codice, una definizione, un verso. Saper incamerare rapidamente nozioni e richiamarle in qualunque momento è uno strumento preziosissimo per qualunque studente, a patto di saper distinguere attentamente cosa serve memorizzare e cosa, invece, no.

E questo ci porta dritti al prossimo segreto di apprendimento, il quarto.

 

SELEZIONE

“Il cervello di un uomo si presenta inizialmente come una soffitta: occorre scegliere i mobili con cui riempirla. È sciocco colui che ci mette dentro qualsiasi oggetto. Alcuni fatti andrebbero soppressi o, quanto meno, trattati con un giusto senso delle proporzioni. È estremamente importante che le nozioni inutili non estromettano quelle utili.”

Non avrei saputo trovare parole migliori. Certo, Sherlock credeva che lo spazio nella mente fosse limitato e che la “soffitta”, per così dire, potesse riempirsi troppo. Oggi sappiamo, grazie alle neuroscienze, che finire lo spazio disponibile è impossibile, quantomeno senza vivere un migliaio d’anni, ma la questione non è tanto di spazio quanto di opportunità.

Studiare significa selezionare, distinguere, classificare, scremare persino. Significa dare priorità a ciò che è più importante e basilare, memorizzare ciò che davvero fa la differenza e sapere dove fermarsi.

Sapere cosa sia superfluo, cosa sia inutile, cosa sia opzionale.

E questo è un punto critico, perché vi conosco e so quanti fra voi rientrano nella categoria dei perfezionisti, non c’è nulla di male nel puntare all’eccellenza e anzi, è ciò che io propongo sempre nei miei corsi.

Ma eccellenza e perfezione sono due cose molto, molto diverse. Eccellente è chi conosce ed è in grado di richiamare e applicare tutto ciò che è necessario quando è necessario. Nessuno sa tutto, nessuno ricorda ogni pagina del manuale, neanche il professore o l’autore del libro stesso.

Essere studenti efficaci significa fare come Sherlock: costruire un arsenale di conoscenze solidissimo e non avere problemi a lasciare indietro tutto quello che non ci servirà.

 

APERTURA MENTALE

E qui, per l’ultimo segreto, non posso non tirare in ballo forse la frase più celebre di Sherlock Holmes, la più distintiva del suo approccio all’investigazione:

“Eliminato l'impossibile, ciò che resta, per improbabile che sia, deve essere la verità.”

Sherlock è pronto a tutto, è pronto a seguire la traccia indicatagli dalle prove e non ha paura di trarre le conseguenze, anche se quelle conseguenze rischiano di mettere in crisi le sue stesse idee, i suoi preconcetti.

Rimane aperto, oggettivo, analitico e si sforza di lasciar parlare i fatti.

Aperto, però, non significa sprovveduto: ci vogliono le prove, non bastano le opinioni. La mente di Sherlock è aperta, ma non abbastanza da lasciar cadere fuori il cervello, citando Carl Sagan. Si confronta con la realtà senza pregiudizi e accetta il risultato.

Questo atteggiamento, più che concretizzarsi in una specifica tecnica di studio, dovrebbe costituire la base di ogni approccio alla conoscenza. E qui mi permetto una digressione, perché viviamo in un mondo in cui, sempre di più, la conoscenza, lo studio, i dati e i fatti vengono ignorati in nome delle proprie credenze individuali.

Sherlock Holmes scuoterebbe la testa deluso, se vedesse certe dimostrazioni di pomposa ignoranza che si ascoltano in giro.

Quando studi, ma anche quando leggi un articolo di giornale, un post su Facebook, un blog, quando ascolti un video, rimani aperto ma oggettivo, insegui prove, fonti e fatti.

Scoprire la verità diventerà più facile, più scontato… elementare.

Che ne pensi del mitico Sherlock e dei suoi segreti? Fammelo sapere, e se vuoi costruire il tuo personale arsenale da investigatore dello studio entra nel mio Sistema ADC, il corso definitivo sul metodo di studio, approvato al 100% da Sherlock Holmes.

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