I VIDEOGIOCHI trasformano la MENTE? L'effetto TETRIS

È possibile giocare così tanto a un videogioco da far sì che quest’ultimo cominci ad agire a livello inconscio sulla mente, trasformandola?

Sembra assurdo, eppure è esattamente quello che può succedere.

In un’era di tecnologia sempre più immersiva, all’alba di tecnologie come la realtà virtuale e la realtà aumentata, in cui schermi, visori, simulatori si fanno ogni giorno più potenti e diffusi, ritornano più insistenti che mai le paure, le preoccupazioni (anche legittime) su che effetto possa avere l’uso prolungato di queste tecnologie sul nostro cervello.

Se ne parla specialmente riguardo ai ragazzi e ai videogiochi, tra genitori in ansia per le ore passate davanti a Fortnite e streamer milionari che trasformano le loro sessioni di gioco infinite in vere e proprie carriere lavorative.

Ma il cervello, di tutte queste considerazioni, se ne frega altamente. Il nostro sistema cognitivo fa quello che fa senza pregiudizi, senza prendere posizione. Ed è da lì che dobbiamo ricominciare. Capire, per poi scegliere come comportarci.

E allora oggi, in questo articolo, vi parlo dell’effetto Tetris, di come un videogioco possa arrivare a plasmare la percezione della realtà.



CHE COS’È

La primissima attestazione del fenomeno ora chiamato “effetto tetris” risale al 1994. Un giornalista, Jeffrey Goldsmith, scrive per la rivista online Wired un articolo intitolato “This is your brain on Tetris”, che potremmo tradurre, per rendere l’espressione inglese: “questo è il tuo cervello sotto effetto del Tetris”.

Nell’articolo Goldsmith racconta l’origine del gioco e la dipendenza psicologica che sembrava creare nei giocatori, che non riuscivano più a smettere di ordinare quei solidi colorati uno dopo l’altro.

Complice l’uscita del Gameboy nel 1990, la prima vera console portatile, Tetris divenne un fenomeno globale. 35 milioni di cartucce vendute, e questo solo per quanto riguarda il software originale, senza contare le versioni taroccate.

E lo stesso Goldsmith racconta di come, durante un viaggio in Giappone, avesse giocato così tanto da cominciare a vedere le forme dei solidi colorati cadere nel buio quando si stendeva per andare a dormire e di avere quasi delle vere e proprie allucinazioni durante il giorno di oggetti, automobili, persone spostarsi e incastrarsi tra loro in modo geometrico.

E questo è il punto: possibile che quel gioco tanto semplice e coinvolgente avesse modificato qualcosa nel cervello di Goldstein, portandolo a vere e proprie modifiche percettive e cognitive?

C’era un solo modo per rispondere a una domanda del genere: la scienza.

Richard Haier, ricercatore al dipartimento di Psichiatria e comportamento umano dell’università della California, nel 1991 comincia a fare scansioni del cervello dei giocatori di Tetris.

La prima cosa che nota è una notevole curva di apprendimento, c’è una bella differenza tra giocare a Tetris e GIOCARE a Tetris: più il gioco avanza e si velocizza e più, sorprendentemente, il cervello comincia a diventare più efficiente e a sprecare non più energia, come ci si sarebbe potuti aspettare, ma meno.

Il cervello più si diventa competitivi e più si specializza: i giocatori alle prime armi vedono un aumento del metabolismo del glucosio cerebrale straordinario, il che significa che il cervello brucia zuccheri come un altoforno.

Ma i giocatori esperti, bè, non sono solo esperti con le mani e gli occhi, sono soprattutto esperti con la mente. Dopo un paio di mesi di gioco costante il metabolismo del glucosio scende e si stabilizza a livelli normali e la performance di punteggio nel gioco arriva a raddoppiare, triplicare, quadruplicare, quintuplicare, decuplicare.

Minore il metabolismo del glucosio, minor consumo di zuccheri, maggiore l’abilità del giocatore: Tetris ha allenato il cervello a smettere di impiegare energie preziose a caso.

Uno studio di Okagaki e French del 1994 ha mostrato che con solo 12 sedute da mezz’ora di gioco è possibile aumentare la densità della materia grigia del giocatore.

L’effetto collaterale di quel grado di efficienza, unito alle caratteristiche intrinseche del gioco che, però, è proprio quell’effetto Tetris sperimentato e descritto da Goldstein in quel suo articolo: una dipendenza psicologica dal gioco, pensieri ossessivi sullo stesso, allucinazioni quando si chiudono gli occhi, persistenza nella mente delle immagini anche per giorni, la tendenza nella vita quotidiana a immaginare e organizzare gli oggetti intorno a noi nell’ottica di incastri geometrici.

Col tempo, l’effetto diventa famoso, altri lo sperimentano, ne parlano, lo studiano, finché nel 2018, due anni fa, non esce per PlayStation 4 un gioco proprio con quel nome, Tetris Effect, una nuova versione del grande classico dei videogames che mira proprio a creare un’esperienza sensoriale completa e immersiva oltre ogni limite.

 

A questo punto però nascono 3 domande:

  • Perché succede tutto questo e come funziona davvero l’effetto Tetris?
  • È positivo o negativo per la nostra mente?
  • Succede per qualche motivo solo con Tetris o può essere riportato in realtà anche ad altri giochi ed esperienze?

Ma andiamo con ordine.

 

COME FUNZIONA

Sembra che siano principalmente tre i meccanismi cognitivi, interconnessi fra loro ovviamente, che si mescolano insieme per produrre questo genere di risultato.

Semplificando brutalmente, possiamo dire che il primo è la semplice sovraesposizione a stimoli visivi e uditivi sempre uguali fra loro e a pattern ripetitivi, esposizione prolungata nel tempo. E qui la chiave è la ripetitività e anche la forza di questi stimoli, colorati, in movimento, geometrici.

 

Il secondo meccanismo è quello della creazione di una vera e propria abitudine mentale, quello di cui parlavamo prima, il raggiungimento di una estrema efficienza nella gestione delle risorse mentali necessarie a svolgere un particolare compito complesso, come il giocare a un videogioco per decine di ore, giorno dopo giorno.

 

E il terzo meccanismo, fortemente influenzato dai primi due, è la creazione di ricordi nella memoria procedurale, una parte della memoria implicita che crea automatismi e reazioni inconsce e immediate, lo stesso tipo di memoria coinvolta in quella che viene spesso definita “memoria muscolare” per gli atleti, capaci di eseguire movimenti incredibilmente complessi senza alcun bisogno di pensare, ma che applichiamo anche di continuo nella nostra vita di tutti i giorni. Ne volete un esempio? Voi pensate mai a come si fa ad allacciarsi le scarpe? Certo che no, le allacciate senza pensare. Quella è memoria procedurale.

Uno studio di Stickgold del 2000 ha individuato l’occorrenza dell’effetto Tetris anche in pazienti affetti da amnesia anterograda, cioè l’incapacità di formare nuovi ricordi nella memoria dichiarativa, dimostrando come l’effetto avvenisse a un livello molto più inconscio. Vedevano le allucinazioni di forme geometriche pur non ricordando di aver mai giocato a Tetris.

 

POSITIVO O NEGATIVO?

Perfetto, ora sappiamo che la combinazione di questi tre fattori può portare a questo effetto semi-allucinatorio, ma è già ora di rispondere alla seconda domanda: è un effetto positivo o negativo?

Beh, come spesso accade, la risposta non è semplice… perché è entrambe le cose. Certo, non è piacevole avere allucinazioni di enormi blocchi colorati che cadono dal cielo e, altrettanto certo, la fissazione maniacale su un gioco o una qualsivoglia attività non è un comportamento salutare e consigliabile da nessun punto di vista, ma… c’è un ma.

Perché l’effetto Tetris in realtà apre una finestra sul funzionamento incredibile della nostra mente, capace di adattarsi e farci diventare estremamente competenti in qualsiasi cosa, se siamo pronti a dedicare sufficiente tempo, esercizio e concentrazione. E questi stessi meccanismi possono essere sfruttati anche in positivo, ci sono risvolti nell’ambito dell’apprendimento, ma anche della terapia psicologica. C’è chi suggerisce applicazioni per il trattamento dello stress postraumatico ad esempio e di forme di comportamenti ossessivo-compulsivi ad esempio.

L’esagerazione totale non è mai qualcosa di positivo e io vi sconsiglio di passare 16 ore al giorno di fronte ai videogiochi ma, per quel che vale, anche a qualsiasi cosa d’altro. Non bisogna demonizzare, a parer mio, il mondo dei videogames, che sono un’opportunità straordinaria non solo di svago e divertimento, ma anche di apprendimento, allenamento, sviluppo di abilità utili. Chiedetelo ai piloti, per i quali i simulatori di volo sono diventati parte centrale dell’addestramento.

 

SOLO TETRIS?

E qui, con questo, arriva la terza e ultima domanda: è un fenomeno legato esclusivamente al Tetris?

Lo avrete capito, la risposta è assolutamente no, tanto che la dottoressa Angelica Ortiz de Gortari in uno studio del 2011 ha proposto il termine GTP, Game Transfer Phenomenon per descrivere l’effetto in un senso più generale.

Ha descritto il caso di giocatori di World of Warcraft che riportavano di avere allucinazioni di barre della salute sopra la testa delle persone, come nel gioco, e ci sono casi simili fra gli speedcubers, i professionisti della risoluzione del cubo di Rubik.

 

Vi dirò di più, lo stesso meccanismo sembra manifestarsi anche al di fuori del mondo del gioco e anche al di là del solo senso della vista o dell’udito: c’è chi fa il caso di scalatori che sentono le stesse sensazioni tattili della scalata sotto le mani anche a riposo e di persone abituate a stare in mare e a percepire il movimento della barca che continuano a sentire il pavimento muoversi anche sulla terraferma. 

Matematici che raccontano di sognare equazioni, giocatori di scacchi che giocano nella loro mente e vedono scacchiere dappertutto, insomma, sembra che l’effetto abbracci ogni campo possibile dell’attività umana, con forme e intensità diverse ovviamente.

Non finisce mai di stupirmi e affascinarmi la capacità incredibile del cervello e anche del resto del corpo di modificarsi e trovare la strada più efficiente per permetterci di affrontare i compiti che ci troviamo davanti.

Siamo macchine per l’adattamento ed è questa la vera, incredibile abilità che ha permesso agli esseri umani di sopravvivere senza artigli enormi, senza squame, senza ali, senza pinne, senza zanne.

È grazie a questo che possiamo scalare montagne, sparare razzi nello spazio, scrivere poesie meravigliose, compiere gesti atletici impensabili… e fare record assurdi a Tetris. 

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