INTERLEAVING: imparare... CAMBIANDO argomento

A voi ogni tanto non prende quella voglia di… di… SCIENZE COGNITIVE?

A me sì, periodicamente mi sveglio la mattina e c’ho proprio voglia di parlare di cosa ha scoperto la scienza in particolare sul processo di apprendimento e di come possiamo sfruttare tutto questo nel nostro studio quotidiano.

Pensando a queste cose mi sono accorto che c’è un principio di apprendimento efficace su cui, pur avendolo citato diverse volte qua e là, non ho mai scritto un articolo mirato: l’effetto Interleaving. 

Un principio meno famoso di tanti altri di cui parliamo sempre, controintuitivo eppure estremamente efficace ed interessante.

E allora oggi, in questo articolo, scopriamo insieme l’interleaving, lo studio… mixato!

 

 

Se non ricordo male (si fa per dire, ho controllato ed è così), l’ultima volta che ho nominato l’interleaving in un articolo era quello sui segreti di apprendimento di Nikola Tesla, se non lo avete letto andate a recuperarlo quando abbiamo finito qui!

Passiamo ora alla struttura dell’articolo. Dunque, cercheremo di rimanere rapidi e concisi: prima di tutto vi dirò che cosa significhi il termine interleaving, dopodiché capiremo quando si applica, come si applica e, infine, vi metterò in guardia da possibili fraintendimenti.

Sotto troverete qualche fonte per approfondire, e uno dei link contiene anche un’utile guida all’interleaving per studiare matematica. Ma non vi dico quale link, così siete costretti a leggere le fonti… leggete le fonti, maledetti!

Via!

 

 

CHE COSA SIGNIFICA

Per interleaving si intende una metodologia di apprendimento che prevede un focus maggiore sulla variazione, l’alternanza e il mix di pratiche.

Uno studio, insomma, variato e variegato, che prevede di alternare il lavoro su problemi diversi o gruppi di problemi e su argomenti contigui, il cambio frequente di modalità di studio e il rifiuto della fissità eccessiva.
L’interleaving si oppone infatti alla cosiddetta “blocked practice”, che vuol dire fissarsi su una cosa e fare solo quella per lunghi periodi di tempo.

L’interleaving ha una serie estremamente interessante di campi di applicazione e, soprattutto, di benefici.

 

  • In primo luogo diminuisce la noia esistenziale che coglie gli studenti quando si passano 4 ore sullo stesso tipo di problemi o ripetendo sempre la stessa cosa.
  • In secondo luogo stimola creatività, intuizione e problem solving, rende più efficienti i processi e velocizza il consolidamento di nuove conoscenze e competenze pratiche.

 

Si è iniziato a studiarlo con le attività motorie, come quelle legate allo sport, alla danza, alla giocoleria, alla musica, ma si è arrivati in fretta anche ad attività artistiche, di gioco e… di studio.

 

Per non scendere troppo nello scientifichese, potremmo dire che i motivi per i quali l’interleaving supporta l’apprendimento, il metodo di studio e il ragionamento sono tre:

 

  • Aumenta l’interferenza e la contaminazione fra argomenti diversi ma con punti in comune, aumentando la probabilità di creare collegamenti e “costringendo” lo studente all’applicazione di strategie efficaci di studio;
  • Aumenta l’insorgenza spontanea di paragoni, confronti e trasferimento di conoscenze e modelli mentali;
  • Pone l’attenzione su processi metacognitivi, fa ragionare sui meccanismi stessi di studio e ragionamento, rendendo lo studio più intenzionale, profondo, attivo e automonitorato.

Tutto bello, tutto interessante… ma quindi basta cambiare argomento e tecnica di studio ogni tot e si impara meglio?

Ecco… non è proprio così semplice.

 

 

QUANDO SI APPLICA

Innanzitutto dobbiamo capire quando è il caso di usare l’interleaving e quando no. Ecco, di sicuro non lo possiamo usare, quantomeno non in modo massiccio, nelle primissime fasi dello studio, quelle dedicate alla comprensione e alla rielaborazione dure e pure.

Se siamo lì che stiamo comprendendo un concetto, mollare tutto a metà e passare a un’altra cosa completamente avrà solo un effetto straniante. Diverso è invece il caso in cui ci areniamo su un problema di comprensione e non riusciamo ad andare avanti: ecco, lì sì che ha senso cambiare invece che continuare a sbattere sul vetro come la proverbiale mosca che non riesce a uscire.

Questo ha anche a che fare con la modalità di attenzione diffusa, ma su questo ci ritorniamo sopra fra un attimo.

La fase in cui l’interleaving la fa davvero da padrone è quella dell'esercizio, dell’applicazione, del testing, il momento in cui dobbiamo affinare le nostre capacità e imparare ad usarle concretamente.

Non è un caso che, come dicevo prima, sia stato inizialmente scoperto questo effetto con le abilità motorie e, infatti, spesso in inglese viene definita “interleaved practice”, pratica alternata.

Il suo dominio infatti è quello finale dello studio e, in seconda battuta, quello della difficoltà di comprensione, non dimenticatelo mai.

 

Ah, a proposito, se ancora non avete dimestichezza con le varie fasi dello studio recuperatevi questo articolo, che vi sarà preziosissimo!

 

In più, l’interleaving è un effetto che nello studio scolastico o universitario dà il suo meglio nelle materie tecniche e pratiche, quelle che prevedono dimostrazioni, problemi da risolvere, esercizi complessi. Fisica, informatica, matematica… ci siamo capiti.
Le materie più strettamente nozionistiche o discorsive possono comunque beneficiarne un pochino (e questo ad esempio è uno dei motivi per i quali consiglio di fare testing e ripassi programmati misti ogni volta che si può, e non solo su un singolo argomento per volta) ma ne sono impattate molto, molto meno.

 

 

COME SI APPLICA

Le modalità principali per applicare l’interleaving concretamente al vostro studio quotidiano sono 4, andiamo con ordine:

 

  •  La prima è la più semplice: l’alternanza di argomenti. Siete bloccati su qualcosa? Avete diversi argomenti o gruppi di problemi che hanno a che fare gli uni con gli altri? Bene, potete pensare di alternarli, seguire non il classico schema AAAA BBBB CCCC ma, ad esempio, ABCABCABCABC variando e passando dall’uno all’altro dopo sessioni brevi e focalizzate su ciascuna;

 

  • La modalità più diffusa di applicazione dell’interleaving: l’alternanza nella pratica o nei problemi da risolvere. Avete 4 tipi diversi di problemi di geometria da risolvere? Bene, li alternate tutti e quattro invece che spaccarvi la testa sul primo tipo e poi passare al secondo. Lo stesso vale per l’esercizio di abilità fisiche o, che ne so, lo studio degli scacchi. Alternate tattica, finali, aperture e gioco.

 

  • Terza modalità di applicazione, più integrata: l’alternanza del metodo di studio, alternare le tecniche che applicate. Eh già, la varietà nel metodo di studio è fondamentale, anche per questo motivo. Ecco svelata un’altra ragione per cui quando insegno metodo di studio lo suddivido in vari passaggi, tutti diversi gli uni dagli altri, che si alternano argomento dopo argomento e non si ripetono mai due volte sulla stessa cosa. Prima si legge in modo efficace, si sottolinea, poi si fa lo schema, poi il testing, e le tecniche di memoria… questo e quell’altro. La varietà aiuta e stimola. E se volete diventare maestri di varietà e dominatori totali del metodo di studio in ogni sua forma, compresa questa, non vi resta che entrare in Sistema ADC, che dopo il lancio della nuova versione ormai cresce ad un ritmo incredibile. Il miglior corso sul metodo di studio mai creato. Punto. Vedere per credere, trovate il link qui!

 

  • Quarta e ultima modalità di applicazione è l’alternanza fra modalità focalizzata di attenzione e modalità diffusa. Vi avevo detto che ci sarei tornato sopra, è un concetto questo su cui batto molto, lo si ritrova in tutti i lavori di Barbara Oakley ad esempio e l’ho approfondito in questo articolo di cui ti lascio il link. Per farla breve, il nostro cervello beneficia in termini di comprensione e creatività quando, dopo un intenso focus, gli permettiamo di lavorare in background, di unire i puntini mentre noi ci riposiamo (e questo è il caso delle pause o del sonno) oppure ci occupiamo di altro (e questo è il caso dell’interleaving). Ed è per questo che spesso capita di avere intuizioni o colpi di genio mentre ci si sta occupando di qualcosa di diverso rispetto al problema che si voleva risolvere.

Quando si applica l’interleaving è importante anche non limitarsi a saltare da un’idea all’altra o da un problema all’altro, ma cercare attivamente punti in comune, somiglianze e differenze, fare collegamenti, cercare di sfruttare gli elementi e gli strumenti di ragionamento imparati e sviluppati su un argomento anche su di un altro.

 

 

NON FACCIAMO CONFUSIONE

Quindi benissimo, problemi complessi, materie tecniche, esercizio e via che si va di interleaving, viva la varietà e l’alternanza ma… io lo so, che se chiudo qui l’articolo, qualcuno capirà male. Urgono spiegazioni su alcuni punti per non fare confusione. 

  • Prima di tutto occhio che interleaving non significa saltellare a caso, non è un principio in contrasto col sacrosanto approccio del carro armato di cui ho parlato tante volte e che prevede di avanzare a un nuovo argomento solo dopo aver consolidato quello prima. Sono sfumature diverse, ma non lasciate indietro buchi di preparazione in nome dell’interleaving, non mollate a metà cose su cui non avete capito niente perché tanto le capirò dopo, non funziona così. L’interleaving va anch’esso pianificato e controllato, non si può alternare troppo spesso e, tra l’altro, non si può fare su tematiche troppo troppo troppo troppo diverse tra loro. Un conto è esercitare due diversi tipi di problema di analisi, un conto è passare dallo studio di meccanica il minuto prima allo studio del violino il minuto dopo alla letteratura austroungarica. Intesi?

 

  • In secondo luogo, e si lega a quello che abbiamo appena detto, non scambiate mai l’interleaving per la superficialità. Andate comunque a fondo su un tema prima di cambiare, immergetevi comunque su un problema prima di passare ad un altro. Non mollate le cose lì in superficie perché questo vi porterà a scarsissimi

 

  • E poi, per carità, non mi scambiate l’interleaving per il multitasking. Alternare non significa fare le cose contemporaneamente e non significa diventare matti saltellando di qua e di là e sovraccaricando il vostro povero cervello. Ricordate che un segreto ben più importante dello studio efficace è fare una cosa per volta… e farla bene.

 

  • E, infine, occhio all’importanza dell’interleaving. È un principio interessante, che pochi applicano e conoscono, ma rimane di secondaria importanza rispetto ad altri capisaldi come lo spacing, il testing, la rielaborazione, l’attività, la difficoltà desiderabile e tutto il resto. L’interleaving è un di più, un aiuto, un altro tassello da aggiungere al vostro puzzle del metodo di studio, non una tecnica che, da sola, vi risolverà ogni problema.

 

 

Bene così, io mi sono tolto la mia foga da scienze cognitive e voi avete imparato qualcosa di nuovo (si spera) e di utile (di sicuro).

Fatemi sapere che cosa ne pensate, raccontatemi delle vostre esperienze di pratica dell’interleaving e poi catapultatevi in Sistema ADC, la fortezza dello studio, il mio videocorso, se volete fare il salto di qualità definitivo come studenti (vi ricordo che c’è pure in versione studenti lavoratori e per chi prepara concorsi)!


 

 

LINK UTILI

 

 

BIBLIOGRAFIA

https://www.learningscientists.org/blog/2016/8/11-1

https://academicaffairs.arizona.edu/l2l-strategy-interleaving

https://effectiviology.com/interleaving/

https://www.the-learning-agency-lab.com/learning-strategies/interleaving/

https://www.scientificamerican.com/article/the-interleaving-effect-mixing-it-up-boosts-learning/

https://www.retrievalpractice.org/interleaving

https://examstudyexpert.com/interleaving/

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