MANIPOLAZIONE‌ ‌MENTALE:‌ ‌come‌ ‌si‌ ‌crea‌ ‌una‌ ‌DITTATURA?‌

Qualche sera fa ero lì che cercavo un film da guardare, qualcosa di stimolante, e mi sono ricordato di avere in lista ormai da anni un film tedesco del 2008, L’onda, acclamato da pubblico e critica, che parla di un esperimento sociale condotto in una scuola.

Il film, tra l’altro, è basato su una storia vera, quella di Ron Jones, un professore di scuola superiore americano che nel 1967, non riuscendo a far capire alla sua classe come fosse stato possibile che la popolazione tedesca avesse appoggiato il movimento nazista, si inventò una sorta di movimento neofascista da far crescere fra gli studenti nel corso di una settimana di “simulazione”.

E mentre guardavo il film (tra l’altro veramente notevole, ve lo consiglio e non ve lo spoilero), mi è venuta una voglia incredibile di parlare proprio di questo, di come si crea una struttura dittatoriale, una gerarchia di potere, come si può portare un gruppo di individui a perdere la propria individualità, la propria razionalità, diventare un corpo unico e, potenzialmente, far fare loro anche cose spaventose.

E qui voi mi fermerete sicuramente e mi direte: “Ehi, ADC; ma ti ha dato di volta il cervello? Nella tua rubrica Div. parli di scienze cognitive, sul tuo canale e blog non si parla mica di politica…”

Appunto.

 

Perché, vedete, la politica qui non c’entra nulla, o quasi. La politica è solo il vestito che prende l’uniformazione del pensiero, ma tolto il vestito restano realtà cognitive e comportamentali, dinamiche sociali, elementi e ingranaggi di come siamo fatti e di come funzioniamo che possono essere sfruttati per cambiarci, un passetto alla volta, per farci il lavaggio del cervello, per manipolarci. Per trasformarci in qualcosa di impensabile.

Non solo, ma proprio questo momento storico complicato e pieno di contraddizioni e difficoltà, fa ritornare il termine “dittatura” un po’ troppo spesso. E fa sorgere domande, a volte legittime, a volte meno.

E allora oggi parliamo proprio di questo, di come si può sfruttare la mente e il suo funzionamento per creare… una dittatura!

 

Per prima cosa parliamoci chiaro: no, non esiste quella che qualcuno ultimamente chiama “dittatura sanitaria”, la questione col Covid è completamente diversa.

La cosa incredibile della mente umana è che, soprattutto su larga scala, è quasi prevedibile, si comporta sempre inevitabilmente nello stesso modo. Anche senza raggiungere gli estremi della psicostoria dei capolavori di fantascienza di Isaac Asimov, le scienze comportamentali e cognitive, oltre che lo studio della storia stessa, ci dimostrano come gli ingredienti della manipolazione mentale delle masse siano in realtà sempre gli stessi e che, anzi, vengano utilizzati continuamente non solo per le dittature, ma anche nel campo delle sette, delle religioni e di qualsiasi gruppo che miri a una forte coesione interna, anche quelli positivi o legittimi, come pure gli eserciti, le tifoserie, le associazioni, i partiti.

              

È proprio questa la cosa interessante: questi meccanismi funzionano ad ogni livello, anche in positivo. Nulla di quello che vi racconteremo qui è di per sé negativo o sbagliato, anzi. È per questo che è così facile caderci, perché questi principi non sembrano nulla di male, anzi, non sono nulla di male… finché non lo diventano. Ed è fondamentale allora conoscerli e riconoscerli quando sono in azione, per poter decidere sempre con la propria testa.

Ne ho parlato anche in un articolo dell’anno scorso in cui spiegavo proprio il funzionamento delle sette e gli elementi che le contraddistinguono analizzando i Jedi di Guerre Stellari, andate a recuperarlo se vi interessa il tema

Riflettendo sull’esperimento dell’Onda e su quello che già conoscevo e ho studiato sul tema ho voluto condensare gli ingredienti della costruzione di un pensiero unico, della manipolazione volta a creare una struttura di potere in 4 macrocategorie, 4… costruzioni.

  • Costruire frame;
  • Costruire struttura;
  • Costruire identità;
  • Costruire obbedienza;

 

Ognuna di queste categorie è sfaccettata e contiene in sé tecniche, metodi, approcci, ma una volta messe tutte insieme, una volta instillate queste idee nella mente di un gruppo... è fatta. Si può fare qualsiasi cosa.

Frame, struttura, identità e obbedienza: quando i quattro pezzi del puzzle sono al loro posto, l’onda è ormai partita e fermarla significa lottare contro il mare intero.

Cominciamo!

 

 

COSTRUIRE FRAME

Noi esseri umani siamo dei classificatori, degli organizzatori, la nostra mente è alla continua ricerca di ordine, di punti di riferimento chiari a cui aggrapparsi per dare un senso a tutto quello che ci sta intorno.

Non ci piace affatto quella sensazione di dissonanza cognitiva in cui le nostre credenze, le nostre opinioni, i nostri pensieri si combattono fra loro, si scontrano, non riescono ad incastrarsi.

A noi piace che tutto quadri, tutto fili liscio, tutto stia all’interno di un chiaro quadro di riferimento, un frame con cui spiegare ogni cosa, una teoria totale per interpretare la realtà. E poco importa se non è così che davvero va il mondo, poco importa se la ricerca spasmodica di frame per spiegare la realtà può portarci a degli assurdi, come le teorie dei complotti, ad esempio. Noi sembriamo comunque non essere in grado di farne a meno.

Chi vuole manipolare la nostra mente, chi vuole assoggettare qualcuno, chi vuole creare intorno a sé un consenso acritico questa cosa la sa, la sa benissimo. E allora ecco che nascono tre elementi chiave:

  • Un leader autorevole e carismatico;
  • Un’ideologia chiara e onnicomprensiva;
  • Una serie di obiettivi da raggiungere;

 

Sono tre elementi che si ritrovano in ogni setta, in ogni gruppo fortemente coeso, anche quelli positivi, e in ogni dittatura.

Il leader è sicuro di sé, è forte, è rassicurante, consolatorio, in cambio della risoluzione di tutti nostri problemi, della scomparsa di tutte le nostre paure, in cambio della tranquillità, della sicurezza, dell’ordine e del senso ci chiede soltanto una cosa, una piccola cosa: di fare quello che lui ci dice, di seguirlo, di dargli fiducia.

Non è poi un grande sacrificio da fare per avere in cambio tutto quello che ci offre, non è vero?

A volte non è una persona sola, magari è un gruppo, un direttivo, un concilio, ma in ogni caso qualcuno che sta sopra tutti c’è sempre, qualcuno che appare così… sicuro.

 

E poi c’è l’ideologia, non è importante se sia religiosa, politica, sportiva, razziale, l’importante è solo che dia un senso al mondo, che ci spieghi come stanno le cose, che sia in grado di calmare il nostro cervello e di dare risposte semplici e nette a qualunque problema.

L’ideologia chiarisce il mondo e fornisce a chi la adotta una lente unica per osservarlo, ci dà un posto nel grande schema delle cose, un ruolo, un nostro spazio in cui abitare e in cui sentirci a nostro agio o, al contrario, a cui ribellarci. Possiamo essere gli oppressi o gli oppressori, la minoranza o la maggioranza, gli eletti o i maledetti, ma in ogni caso, quando aderiamo ad un’ideologia forte ci identifichiamo con essa e, finalmente, sentiamo di sapere chi siamo e che cosa ci facciamo qui.

In qualche modo smettiamo di essere individui e cominciamo a trasformarci in gruppi, categorie, etichette e questo, anche proprio a causa della nostra natura di animali sociali e di gruppo, ci dà pace.

L’ideologia è la spiegazione del mondo, il leader è il salvatore a cui tendere e di cui fidarsi.

 

A questo punto per completare il frame di riferimento mancano solo degli obiettivi, degli scopi.

Un essere umano con una missione più grande di lui è capace di fare qualsiasi cosa: salvare il pianeta, cambiare la società, combattere una guerra santa, sacrificarsi, resistere, portare la parola della verità a chi non la conosce. La storia è piena di esempi di persone straordinarie, in senso positivo o negativo, che hanno fatto cose incredibili in nome di obiettivi sostenuti da ideologie e indicati da leader carismatici.

Lo scopo è il frutto dell’ideologia stessa, è una soluzione a tutti i problemi per la quale lottare. Una soluzione definitiva, una soluzione finale.

 

E quindi è così che comincia: con una cornice di riferimento chiara, una strada da seguire per un obiettivo grandioso e qualcuno che sia pronto a guidarci in cambio soltanto dell’obbedienza.

Il frame è stato costruito. Ora bisogna costruire una struttura.

 

 

COSTRUIRE LA STRUTTURA

Ed ecco che ci ritorniamo: noi esseri umani siamo abitudinari, sociali, amiamo il gruppo e siamo abituati a lavorare insieme, sentiamo poi fortissima la pressione sociale che viene dai nostri simili, il giudizio, la vergogna. Sono forze potenti.

Non solo, ma quando agiamo all’unisono, ben strutturati, coordinati, rapidi, come un meccanismo tarato alla perfezione, la nostra efficienza aumenta, diventiamo più produttivi, aumentiamo la nostra capacità di avere un impatto sulla realtà. Ed è innegabile che l’output mentale e fisico che riusciamo a creare in gruppo supera di molto la somma delle singole parti.

Per manipolare qualcuno e costruire un gruppo autoritario è necessario fare leva su tutto questo, creando una chiara gerarchia, una piramide evidente a tutti, indiscutibile, che metta in cima il leader o i leader, naturalmente, ma che al tempo stesso diventi una struttura operativa e aspirazionale. Se ti conformi, se obbedisci, se ti impegni, potrai anche scalare quella piramide, salire sempre più in alto.

E la vita in cima alla piramide è meravigliosa.

 

La gerarchia si nutre di altri elementi: di disciplina, di routine, di solidarietà e di rispetto dell’autorità. E allora ecco le posture erette, i movimenti rapidi e scattanti, il rispetto esibito oltre che concesso, i rituali e le abitudini imposte, la ginnastica tutti insieme alla mattina e i saluti formali.

Attività ripetitive portate all’automatismo inconscio, abitudini che diventano tradizioni che diventano necessità, ancore che definiscono la nostra intera esistenza.

Fai sempre la stessa cosa sempre nello stesso modo, rispetta chi sta più in alto di te, conformati, reagisci come tutti gli altri reagiscono, comportati come tutti gli altri si comportano, aspira a quello a cui tutti aspirano.

I membri del gruppo si aiutano fra di loro, ci sono sempre gli uni per gli altri, non si lasciano mai soli. Si può sempre contare sulla struttura, non ti abbandona mai ed è sempre lì quando hai bisogno di lei, fintantoché la rispetti e fai la tua parte, quando sei chiamato a farla.

In questo modo la struttura appiattisce le difficoltà, supporta le persone che la rispettano e ci fa avanzare più rapidamente verso qualsiasi meta.

 

 

COSTRUIRE IDENTITÀ

Non c’è niente di più bello che sentirsi a proprio agio con gli altri, con persone che sentiamo vicine, parte di un gruppo in cui riconoscerci e a cui ci sentiamo appartenere.

I nerd, gli appassionati di fitness, i tifosi, i soldati, qualsiasi sia l’etichetta, averla addosso è bello perché non ci si sente più da soli, ci si sente capiti, si parla la stessa lingua, si fanno le stesse citazioni, ci si veste nello stesso modo.

Pensate a cosa vi succede quando rivedete un vostro vecchio gruppo di amiche o amici e tutto per un secondo sembra tornare com’era una volta, spariscono i problemi e insieme ci si sente spensierati, meravigliosi, invincibili.

È normale: l’appartenenza è un sentimento meraviglioso, anche i più individualisti di noi ne sentono il richiamo, e più il gruppo è unito e ha cose in comune e più ci si sente a casa in esso.

Ma questo sentimento può essere sfruttato e portato all’estremo, innestando l’ideologia e la struttura proprio su quel senso di unità e comunione.

Come?

Un primo passo, lento e progressivo, sfrutta le parole: creare una lingua comune, cambiando significato a certi termini, attribuendo a certi altri termini funzioni nuove, inventando parole, modi di dire, citazioni e riferimenti.

Questa lenta costruzione di un nuovo vocabolario, nel giro di qualche tempo porta i membri del gruppo a capirsi davvero solo tra di loro come se parlassero una lingua segreta, ad avere di fatto un modo di esprimersi più efficiente che solo altri membri del gruppo possono capire e apprezzare.

 

Ma questo non basta, bisogna anche cominciare a dare un nome al gruppo, una o più parole in cui rivedersi, di cui prendere possesso, creare dei simboli, dei segnali di riferimento, dei saluti, delle spillette da indossare, delle fasce da portare, delle tessere da esibire, dei tatuaggi da incidersi sulla pelle.

E poi dei vestiti, delle divise, delle uniformi. Non è detto che debbano essere per forza di cose uniformi di tipo militare eh, può essere anche qualcosa di semplicissimo come dei jeans e una camicia bianca, o un completo in giacca e cravatta elegante o un copricapo particolare, una sciarpa da indossare sempre, una tunica. Il punto non è che cosa sia, ma che ce l’abbiano tutti i membri del gruppo e solo loro, nessun altro, che sia qualcosa che identifichi tutti quelli che aderiscono a quell’ideologia, che seguono quel leader, che rispettano quella gerarchia, che hanno quegli obiettivi.

Si diventa orgogliosi del proprio gruppo, della sua ideologia e dei suoi simboli, e si vuole esibire agli altri di farne parte, si vuole incrociare lo sguardo compiaciuto di un altro membro per la strada che ci riconosce e spiegare a qualcuno che non ne sa niente perché siamo vestiti in quel modo e perché anche lui o lei dovrebbe farlo.

 

E ad un certo punto si fa il salto.

Tutti noi che ci vestiamo allo stesso modo, parliamo allo stesso modo, ci aiutiamo, rispettiamo le stesse regole, siamo più efficienti, abbiamo un obiettivo e capiamo come stanno davvero le cose nel mondo, se seguiamo la persona o le persone giuste che ci indicano la via, se siamo felici insieme… tutti noi siamo migliori degli altri, stiamo meglio degli altri, funzioniamo più degli altri.

All’improvviso allora è tutto ancora più chiaro. Ma certo, noi abbiamo ragione, noi dobbiamo diffondere il gruppo e proteggerlo ad ogni costo, non possiamo permettere che scompaia o che fallisca nel suo scopo.

Adesso abbiamo anche un nemico in comune: gli altri, gli invidiosi, quelli che non ci capiscono, quelli che vogliono distruggerci, quelli che ostacolano la nostra visione, che non si vestono come noi, che non ci assomigliano, né fisicamente né mentalmente, quelli che non ci stanno.

Gli altri. Noi contro gli altri.

 

 

COSTRUIRE OBBEDIENZA

Adesso si è a un passo dalla meta, si è vicini alla costruzione di una dittatura. Quando frame, struttura e identità sono al loro posto, quando il mondo è stato diviso in noi contro di loro, quando il gruppo è coeso, non resta che costruire obbedienza assoluta, consolidare la struttura di potere e poi passare all’azione.

Piegare la volontà al punto da essere in grado di comandare davvero le azioni delle persone è la cosa più difficile. Ci vogliono tempo e gradualità, il lavaggio del cervello totale non avviene dal giorno alla notte.

Aiuta alterare lo stato psicofisico dei membri del gruppo: movimento fisico estremo, esercizi di iperventilazione, manipolazione del sonno, droghe, visualizzazione, musica fortissima, momenti di folla in cui si urla, si canta o si marcia, sono tutti esempi di attività che aiutano ad abbassare le barriere critiche e a diventare più suggestionabili, più influenzabili dalla volontà altrui.

 

Un’altra tecnica incredibilmente efficace è quella denominata love bombing, un bombardamento di amore fatto dai membri del gruppo o dal leader verso i nuovi adepti, un flusso costante di amore, riconoscimento, complimenti, attenzioni, sorrisi che creano dipendenza psicologica.

Non ci si è mai sentiti così bene come quando si riceve un deliberato love bombing da qualcuno che vuole la nostra obbedienza, è quasi un’overdose di sentimenti positivi che si può sperimentare solo in un gruppo che la metta in pratica in modo studiato.

All’inizio il love bombing sembra spontaneo e disinteressato, sembra una caratteristica propria del gruppo stesso. Ci entri e tutti gridano il tuo nome, pacche sulle spalle, abbracci, sei invitato ovunque, vieni ascoltato e guardato, applausi e cori e a un certo punto non puoi farne più a meno, il resto del mondo è così grigio in confronto a quell’arcobaleno di soddisfazione.
Ed è lì che smette di essere disinteressato e comincia ad esigere un prezzo. Sei vuoi la tua dose di amore e riconoscimento quotidiana devi fare qualcosa per il gruppo. Devi dimostrare la tua lealtà, devi essere pronto a fare sacrifici, devi essere pronto ad obbedire senza fare domande. E se non lo fai il gruppo cambia faccia e comincia l’abuso, la vergogna, l’insulto, l’emarginazione. E se rivuoi indietro il tuo status devi impegnarti ancora di più.

Questo è uno dei meccanismi, ma ce ne sono tanti altri, l’isolamento ad esempio: il fatto di portarti così dentro al gruppo che non ne vedi più la fine. Conosci solo persone del gruppo, frequenti solo persone del gruppo, intorno a te ci sono solo persone del gruppo.

Tutte queste cose insieme ti trasformano, tutte queste forze ti spingono in una sola direzione e tu perdi il controllo, la tua razionalità lascia il posto all’obbedienza, all’accettazione.

E allora magari chiudi gli occhi se qualcuno del gruppo fa qualcosa di un po’ estremo, che non condividi al 100% o che non capisci ma, del resto, è per il bene del gruppo e tu non vuoi perderlo e hai paura di rimanere da solo.

A quel punto, quando tocca a te, quando qualcuno ti chiede, anzi, ti ordina di fare qualcosa, qualcosa che da qualche parte dentro di te magari sai non essere giusto, è troppo tardi.

Tutto il tuo mondo è costruito per portarti a questo momento. Devi solo dire di , chiudere gli occhi, abbandonarti, fare un bel respiro… e agire.

 

 

Un pochettino tosto l’argomento di oggi, eh? Del resto ve lo avevo detto, eppure per qualche motivo sono convinto che se ne debba parlare, che si debba capire perché il nostro cervello può essere hackerato e portato in direzioni che non ci sembrano possibili.

Del resto studiare e formarsi una coscienza critica serve anche ad essere immuni da tutto questo, o quantomeno più resistenti.

Questi meccanismi accadono a noi e intorno a noi ogni giorno, in ogni istante, sono in gioco sempre, in forme più o meno estreme, più o meno deliberate e manipolatorie, più o meno giuste o positive.

Ma ci sono, e questo scenario da incubo che abbiamo descritto non è mai troppo lontano, perché viene dalla nostra natura ed è sempre bene tenerlo sotto controllo e ricordarci che sì, siamo gruppi, siamo idee, siamo strutture, siamo abitudini e siamo gerarchie ma, prima di tutto, siamo individui.

E non dobbiamo mai dimenticarcelo!


 

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