MEDICINA è DAVVERO così DIFFICILE?

Ho pensato di fare un esperimento con questo articolo, vediamo se funziona.

Mi piacerebbe prendere alcune facoltà universitarie e analizzarne le difficoltà specifiche (vere o presunte), discuterne insieme, sfatare qualche mito e tirare un po’ le somme. Se vi piacerà, potrebbe diventare una nuova “serie” sul blog…

 

E non potevo che inaugurare il tutto con Medicina, la “regina” delle facoltà universitarie, il centro di tutte le aspettative, i sogni, le delusioni, le difficoltà di migliaia e migliaia e migliaia di studenti, in Italia come nel resto del mondo.

Lo studente di medicina è in cima alla catena alimentare dell’importanza degli studenti, diciamoci la verità. Non mi guardate così ingegneri, dentro di voi, in fondo, nell’animo, lo sapete che è vero. Arrendetevi alla verità.

Naturalmente, ho deciso di dare un titolo un po’ provocatorio a questo articolo. Ma la domanda che solleva è interessante. E allora oggi rispondiamo proprio a questa domanda: “medicina è davvero così difficile?

 

Sì, lo è. Punto.

 

Ma aspettate, aspettate, aspettate, non smettete di leggere adesso, perché sì, lo sanno tutti che medicina è difficile, gli unici che possono aver creduto che avrei detto il contrario sono quegli studentelli del primo anno incacchiati col mondo che non vedono l’ora di scrivermi che non so di cosa parlo.

La questione però è meno banale di quello che sembra, se vogliamo davvero comprendere a fondo il perché medicina sia tanto difficile, bé, c’è da scavare un po’. Ho a che fare con studenti di medicina in difficoltà ogni santo giorno da quando ho iniziato questo lavoro, 7 anni fa, e ho individuato 5 motivi principali per cui medicina è un gran casino. Pronti a sentirli?

 

 

TEST DI INGRESSO

Non si può ignorare la prima, enorme, barriera: il test d’ingresso di medicina è un incubo, perché è la combinazione perfetta di timing sbagliato, quantità di gente che lo prova, difficoltà intrinseca e progettazione incompetente.

 

Che voglio dire? Voglio dire che, intanto, il test arriva subito dopo l’esame di maturità, dritto in faccia, il diciottenne medio si è appena ripreso dalla sbronza di mojito post-maturità che ZAC gli piove addosso la preparazione. E già questo, onestamente, è abbastanza folle, si chiede a questi ragazzi un livello di stakanovismo che è ai limiti del ridicolo. Ma su questo ci torniamo, tranquilli.

Dopodiché, tanti, tanti, tantissimi lo provano rispetto al numero di posti che sono disponibili (e potremmo anche discutere di quanto sensato sia un numero chiuso così stretto alla luce della necessità di medici giovani che ha il paese, ma questo è tutt’altro discorso).

Il test di per sé è difficile, non si scherza, alle materie scientifiche si uniscono quesiti di logica, cultura generale in un mischione gigantesco, un calderone dove si può trovare letteralmente di tutto, dalla domanda sul ciclo di krebs all’anno in cui la nazionale ha vinto l’europeo. Ridicolo.

 

E questo si collega col fatto che il test stesso è strutturato in modo molto discutibile, non sono un esperto in materia per cui evito di scendere nel dettaglio ma ho sentito tantissimi, non solo studenti ma anche professori, medici ed esperti di costruzione di esami lamentarsi di come sia portato avanti. Basti solo pensare che si richiedono competenze specifiche che spesso non sono nemmeno programma di scuola superiore. Si chiede, insomma, a questi studenti di essere già preparati su argomenti che studieranno al primo o al secondo anno di università.

 

C’è gente parcheggiata al test d’ingresso per anni, gente che si iscrive ad altre facoltà per poi ritentare, gente che fa offerte ad antiche divinità azteche come il serpente piumato quezalcoatl per salire di dieci posizioni in classifica.

E quindi, fin dall’inizio, il viaggio verso l’agognata laurea in medicina parte col freno a mano tirato.

Ma quando finalmente si entra a medicina… lì arrivano i veri problemi.

 

 

QUANTITA’

La quantità è, probabilmente, la difficoltà numero uno dello studio di medicina. Quantità di informazioni da imparare, quantità di esami, quantità di anni, quantità di lezioni, quantità di pagine, quantità di ore, quantità di tutto.

 

Questo è il punto: medicina, dal punto di vista del tipo di informazioni, della complessità delle materie, non è certo una passeggiata di salute ma non sta neanche nella percentuale top di difficoltà. Stiamo parlando di materie in larga misura descrittive, non è analisi 3 o fisica quantistica, per intendersi. E a proposito, se ti interessa come si classificano le materie di studio, recuperati questo mio articolo.

  

Facoltà come biologia, chimica, farmacia sono assolutamente sullo stesso livello in termini di difficoltà intrinseca degli argomenti, il problema qui è che tutto è sparato a mille: i libri sono lunghi migliaia di pagine, la quantità di dettagli da imparare è soverchiante e il volume si fa, a tratti, quasi insensato, tanto che diventa pratica comune di tantissimi studenti scegliere quali parti del programma studiare e quali no.

Pratica sbagliata, ovviamente, e pericolosa ai fini degli esami, ma comprensibile a livello umano, quando ti trovi davanti una mole mostruosa di studio.

 

Non solo, ma la centralità dell’aspetto mnemonico rende lo studio, se non si è equipaggiati con i giusti metodi, estremamente pesante e ripetitivo. Si pretende che gli studenti si trasformino in enciclopedie ambulanti, trascurando talvolta l’aspetto più pratico e applicativo delle discipline.

Si richiede agli studenti di medicina un ritmo che è al limite della distruzione psicologica, in troppi casi, non è un caso che il numero di studenti fuori corso, studenti bloccati, studenti in pieno burnout o depressi o in difficoltà psicologiche serie sia preoccupante.

Tutto questo incoraggia e premia modalità e atteggiamenti a livello psicologico e comportamentale non proprio sani, diciamo… E questo ci porta al prossimo problema: l’ambiente.

 

 

AMBIENTE

Sì, l’ambiente, che presenta aspetti estremamente peculiari: prima fra tutti quella pretesa di stakanovismo tossico di cui abbiamo già accennato, che diventa la norma, quasi un vanto.

 

Lo studente di medicina si trasforma con gli anni in un martire, un monaco buddhista votato al dio fonendoscopio.

 

Se non sacrifica ogni aspetto della sua vita sull’altare del prossimo esame da superare, se non consuma quantità pericolose di caffeina, se non vive costantemente in bilico sul filo dell’esaurimento nervoso, è davvero uno studente di medicina?

Noi ci ridiamo, ma prendetevi un secondo per pensare a quanto orrendo sia tutto questo.

Questa pressione si traduce poi anche in un aspetto spiacevole: la competizione e la spinta che arriva dagli altri studenti stessi, che spesso rendono difficile per gli studenti di medicina vivere l’università in maniera serena o anche solo vagamente non miserabile.

 

A questo unitevi le aspettative esterne, l’importanza sociale che si attribuisce (anche giustamente) al ruolo del medico, l’elitismo talvolta un po’ snob che si respira a pieni polmoni, i professori che spesso hanno doppie se non triple carriere e prestano ben poca attenzione ai propri alunni e il gioco è fatto: un ambiente pesante che rende ancora più difficile la situazione.

 

Sia chiaro: le eccezioni esistono, esistono studenti di medicina pacifici e rilassati, facoltà ben organizzate, ambienti positivi e collaborativi, professori preparati e attenti, io qui parlo in termini generali, fatemi sapere se non siete d’accordo e ne discutiamo insieme.

 

 

METODO DI STUDIO SBAGLIATO

Tutto questo non vi basta? Bè, anche il metodo di studio, spesso, a medicina, è inadeguato ed è mantenuto così, quasi imposto grazie alla spinta di conformismo che caratterizza i gruppi molto chiusi.

 

Prime fra tutti le infami sbobine, a cui di recente ho dedicato un’intera live sul mio canale Youtube, spiegando perché siano così sbagliate e dannose per il processo di apprendimento, recuperala così evito di ripetere troppe volte gli stessi concetti.

Manca completamente, inoltre, la consapevolezza dei meccanismi che regolano la memoria, che sarebbero fondamentali vista la centralità della memorizzazione negli esami.

Ripetizioni programmate? Cosa sono? Flashcards? Niente americanate per favore. Testing? In che senso? Tecniche di memoria? Per carità!

Meglio spaccarsi la testa col leggi e ripeti e riscrivendo fino alla morte sbobine di 600 pagine come monaci amanuensi part-time del nuovo millennio. Bene così.

 

A proposito, se vuoi approfondire come funziona davvero la memoria e come sfruttarla, c’è Mnemonica che ti aspetta, il mio corso di memoria in collaborazione col campione del mondo di memorizzazione Andrea Muzii e il più grande Mnemonista vivente, Vanni De Luca. Vai a darci un occhio.

  

 

FONTI

E poi c’è il quinto problema: le fonti di studio. Eh sì, è un elemento spesso sottovalutato ma che contribuisce attivamente alla difficoltà di questa facoltà: i tomi sono enormi, costosissimi e spesso non aggiornati.

I professori adottano i testi a caso e poi pretendono invece di sentirsi ripetere quello che loro hanno detto, parola per parola, a lezione, costringendo gli studenti a giocolare fra manuali, sbobine trascritte, slide, dispense, altri testi integrativi, atlanti, testi scritti dai professori e via così…

Diventa molto difficile, questo mi dicono gli studenti di medicina con cui lavoro tutti i giorni. Capire cosa studiare e dove, è molto complicato, i programmi sono talmente vasti e mal organizzati da rendere un’odissea anche solo la fase preparatoria dello studio, l’organizzazione, la pianificazione, la selezione.

  

Mettete insieme questi 5 elementi: il test d’ingresso, la quantità di studio, l’ambiente, il metodo di studio inadeguato e la difficoltà con le fonti, mescolate il tutto in parti uguali, aggiungete sale e pepe quanto basta e voilà, ora avete capito perché medicina è così difficile.

 

Siete d’accordo? Non siete d’accordo? Voglio sentire il vostro parere qui sotto, in primis degli studenti di medicina e poi anche di tutti gli altri, tutti noi abbiamo almeno una amica o un amico a medicina, dopo tutto.

Ah, e lo ripeto ancora una volta prima che mi arrivino gli inevitabili commenti stizziti: sì, ho generalizzato, le eccezioni ci sono sempre e comunque. Non vi inalberate, su.

 

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