MEMORIA INFINITA: come ricorda un IMMORTALE?

È possibile ricordare qualcosa… per sempre? Esistono dei limiti alla capacità della nostra mente di creare, mantenere e recuperare i ricordi? Che cosa accadrebbe alla nostra memoria se potessimo vivere una vita senza fine?

Il tema della memoria mi affascina come pochi altri delle scienze cognitive, se ci pensate tutto quello che siamo, facciamo, diciamo e creiamo acquista senso solo nel rapporto con i nostri ricordi, con le nostre conoscenze, con la nostra memoria appunto.

Non solo, ma ad essere estremamente intriganti sono proprio i meccanismi con cui si forma la memoria, con cui si consolida, decade, scompare o, invece, rimane nel tempo.

Per portare all’estremo tutto questo voglio provare a immaginare insieme a voi il limite ultimo della memoria e confrontarlo con il concetto di immortalità, tanto caro al mondo della narrativa fantastica fino dagli albori della civiltà.

E allora oggi, in questo articolo, cerchiamo di capire insieme come, cosa e quanto ricorderebbe… un immortale.

 

Quello che faremo sarà questo: per prima cosa cercheremo di capire come funziona la memoria, che cosa sia, che limiti abbia e come facciamo a ricordare le cose anche per molto, moltissimo tempo. Dopodiché passeremo a capire come, quanto e quando ci dimentichiamo le cose.

La sfida di divulgazione e di semplificazione sarà descrivere tutto questo in una manciata di righe, e cercare di farlo senza banalizzare troppo e senza far soffrire i neuroscienziati. Non sarà facile.

Finita la parte scientifica passeremo al delirio nerd, confronteremo tutte queste conoscenze con il concetto di immortalità e con le sue diverse forme, attingendo a piene mani da personaggi conosciuti e amati della letteratura, della narrativa, dei fumetti, dei film…

Eh sì, perché, giusto per solleticare un po’ il nerd che è in voi, non esiste una sola forma di immortalità, anzi, ne ho individuate, descritte e analizzate ben quattro. Ma dovrete aspettare per scoprirle, e leggere l’articolo fino alla fine, ovvio.

Mi sento in formissima, cominciamo!

 

 

CHE COS’È DAVVERO LA MEMORIA

Ora, nella concezione classica della memoria questa funziona come un magazzino da riempire o una serie di magazzini. Il buon Sherlock Holmes, in “Uno studio in rosso”, la prima opera in cui il leggendario detective indaga insieme al fidato Watson, la descrive come una soffitta, da tenere in ordine e non riempire troppo.

La metafora del magazzino torna utile per spiegare alcuni concetti legati alla memorizzazione e alla suddivisione delle diverse tipologie di memoria: la memoria di lavoro, quella a lungo termine e tutte gli altri elementi in cui si articola e che viene comodo immaginare come delle scatole separate.

Oggi però, grazie alle moderne scienze cognitive, sappiamo che non è proprio così che funziona, è infinitamente più complesso. E poi a noi qui interessa capire più da che cosa sia formata una memoria, un ricordo, perché questo ci permetterà di capire cosa accadrebbe con degli immortali

Da questo punto di vista, allora, la memoria è costituita da tre elementi fondamentali:

  • I neuroni, che sono poi le unità cellulari del tessuto nervoso;

 

  • Le sinapsi, che sono delle strutture che consentono la comunicazione tra i neuroni. Ce ne sono di vari tipi, ma non c’è tempo!

 

  • Gli impulsi elettrici che attraversano le sinapsi, eccitano, si dice davvero così, un neurone e poi altri neuroni a quello connessi e passano da una parte all’altra, riverberano, se ne vanno in giro attivando neuroni qua e là.

 

Ed ecco, quindi, che i ricordi riaffiorano quando nelle strutture reticolari di interconnessioni fra neuroni, i vari percorsi sono attraversati da impulsi elettrici che li risvegliano.

Imparare qualcosa, creare un ricordo, significa creare nuovi collegamenti, creare nuove sinapsi, creare nuove reti di connessioni tra i neuroni e attraversare tali percorsi con gli impulsi elettrici che abbiamo detto. Tieni a mente questo perché ci tornerà utilissimo fra poco.

 

 

COME (e QUANTO) CI RICORDIAMO LE COSE

Ci sono molti modi per formare dei ricordi che persistano nel tempo: il processo di comprensione e rielaborazione profonda, la ripetizione meccanica dura e pura, l’esperienza sensoriale e di vita, la forte emozione, l’applicazione di tecniche di memoria… ci siamo capiti.

Tipologie diverse di ricordi, creati secondo meccanismi diversi, hanno una forza diversa, una resistenza diversa, delle caratteristiche diverse.

Tuttavia, a prescindere dall’intrinseca “forza” del ricordo, a quanto sia interconnesso con altri, alle sue caratteristiche, a come sia archiviato, a livello di come manteniamo i ricordi nel tempo possiamo stringere il tutto a un unico, semplice concetto: quando il percorso creato dai neuroni e dalle sinapsi viene attraversato ancora una volta in quel modo dall’impulso elettrico, il ricordo viene rievocato. E si rafforza.

Più volte riattiviamo quel percorso a distanza di tempo più il ricordo si rafforza. Più si rafforza e più tempo potenzialmente ci vorrà perché quel ricordo decada e sparisca.

Per riattivare il percorso il modo migliore è riutilizzare quel ricordo, richiamarlo, ripensarci, metterlo alla prova.

Se, però, quel percorso viene abbandonato, lasciato in disuso, dopo un po’ scompare. I neuroni muoiono, semplicemente, con il tempo, o si rigenerano, le sinapsi si modificano o cambiano o scompaiono, gli impulsi elettrici non riattivano più quel percorso nella rete finché questo non scompare.

Un po’ come un sentiero nel bosco che, se mai attraversato, viene reinglobato dalla vegetazione. Se passa abbastanza tempo senza utilizzarlo, si può dimenticare qualsiasi cosa, compreso il nostro nome ad esempio.

Tutto questo ovviamente, a volerlo descrivere in modo davvero scientifico, è molto più complicato, stratificato, variegato, ci sono anche meccanismi di interferenza e di “corruzione” di ricordi, ne abbiamo parlato anche nell’articolo in cui ho spiegato come si formano i falsi ricordi, vai a recuperartelo perché ne vale la pena. Lascio comunque un po’ di bibliografia sotto!

 

 

LIMITI DELLA MEMORIA

Ci siamo quasi, abbiamo quasi acquisito tutti i pezzi del puzzle cognitivo necessario a parlare di cose davvero serie, cioè di mutanti, maghi, ninja, cyborg, elfi e immortali assortiti. Un minimo sforzo ancora. La memoria ha dei limiti o è infinita?

Trattandosi di cellule, di realtà biologiche, appare intuitivo che nessuna grandezza potrà mai essere infinita. La memoria umana ha assolutamente dei limiti, per forza di cose, imposti dalle leggi della fisica prima, della biologia poi.

Anche se, si potrebbe obiettare, non è che la memoria “riempia” dei neuroni, ma, come abbiamo visto, si forma nella rete di interconnessioni, e la possibilità di creare nuovi pattern e percorsi è teoricamente illimitata o quasi.

A dirla tutta, quindi, non è poi chiarissimo se e quali siano quei limiti, si sono fatti dei tentativi di stimare le capacità di memorizzazione del cervello umano paragonandolo a un computer e sono venuti fuori numeri incredibili.

Una stima spesso citata paragona la capacità della memoria umana a 2,5 petabyte di dati, che è una quantità sterminata. Uno psicologo cognitivo americano, per concretizzarla, l’ha convertita in qualcosa come trecento milioni di ore di video.

In ogni caso sono stime iper-approssimate, nessuno sa esattamente calcolare la capacità della memoria umana: per riempirla servirebbero centinaia, se non migliaia di anni di studio e accumulo di informazioni, bisognerebbe essere immortali…

Pronti per il delirio nerd?

 

 

LA MEMORIA DI UN IMMORTALE

Sappiamo cos’è la memoria, come si forma un ricordo, come si mantiene, come decade, pressappoco quali limiti abbia. È ora.

Ho deciso di prendere in considerazione quattro diverse tipologie di immortale, per capire insieme quali sarebbero le conseguenze di una vita infinita sulla memoria.

  • La prima tipologia è quella del personaggio immortale a causa di un qualche influsso magico.
  • Il secondo caso è quello di un immortale grazie ad un fattore di rigenerazione cellulare.
  • Il terzo caso è quello di una specie diversa, immortale per
  • Il quarto è chi ottiene l’immortalità trasferendosi di corpo in corpo, incarnandosi e reincarnandosi

 

Ognuno di questi ha caratteristiche di memoria e conseguenze di esse completamente diverse.

Spoiler: sono quasi sempre conseguenze tremende. Preparatevi.

 

 

L’IMMORTALE MAGICO

L’immortale magico è colui il quale si è ritrovato immortale grazie a una qualche forma di maledizione o incantesimo o grazia divina o magia o qualsiasi altra cosa così, esterna e senza grandi spiegazioni. Mi viene in mente Peter Pan, che semplicemente non invecchia, è un eterno bambino.

                        

L’immortale magico, a dirla tutta, è l’esempio più banale, quasi noioso, perché non ha niente di diverso da una persona normale, se non che in qualche modo non invecchia o ha delle proprietà magiche in merito. Buon per lui, fortunato lui. Giusto?

Ehhhhh mica tanto, in realtà.

Perché, penserete voi, vivendo all’infinito l’immortale prima o poi raggiungerà il limite della memoria umana e non potrà più imparare nulla, pensate di sapere voi dove sto andando a parare… e invece no. No, perché la condanna mnemonica dell’immortale è ben più sottile.

Pensateci bene: vedete, il punto è che non c’è modo per cui l’immortale magico sia in grado di raggiungere il limite della memoria perché la curva dell’oblio, la dimenticanza, l’interferenza sono inalterate dai suoi poteri. È solo una persona normale che non invecchia o non muore. E quindi piano piano, piano piano, piano piano, i ricordi dell’immortale si corromperebbero, si modificherebbero o, se non ripassati e riutilizzati, scomparirebbero.

La quantità di ricordi che sarebbe in grado di mantenere contemporaneamente è pressappoco la stessa che ha una persona normale avanti con l’età. Tanti, tantissimi, ma certo non 2,5 petabyte. Una vita di ricordi, non più di così.

Nel tempo l’immortale magico comincerebbe a perdere sempre più dettagli della sua vita, sempre più conoscenze, perché la sua capacità di ricordare è la stessa di un essere umano normale e, come abbiamo detto prima, qualunque ricordo se non riutilizzato, prima o poi scompare. Qualunque percorso, se abbandonato, torna alla foresta.

Immaginatevi Peter Pan, condannato a un’esistenza di sovrapposizione mnemonica, di re-imparare cose che un tempo sapeva ma di cui è ormai rimasta poco più di una traccia, di frammenti corrotti di ricordi di vita che non sa più distinguere dalla fantasia, di nuovi ricordi che vanno a sostituirne di vecchi o a modificarli. Un eterno presente.

                      

Il suo passato, i suoi passati, a un certo punto non saranno che sbiadite tracce di una vita che, forse, non ha mai davvero vissuto.

E questo articolo ha appena smesso di essere divertente ed è diventato deprimente... ma non preoccupatevi, posso fare di peggio!

 

 

IL RIGENERATORE

Sì, perché ora passiamo alla seconda categoria di immortale, il rigeneratore. Di rigeneratori ne abbiamo visti infiniti in film, fumetti, serie, prendiamone due su tutti. Il peloso e cazzuto Wolverine, con i suoi artigli di adamantio e quel cazzone di Deadpool.

               

La situazione qui è parecchio diversa rispetto all’immortale magico, perché i rigeneratori hanno una vera e propria alterazione biologica a livello del DNA. Le loro cellule si rigenerano con una rapidità innaturale e, come tale, possono guarire da ferite anche gravissime, mutilazioni, esplosioni e non invecchiare.

Anche i loro neuroni, quindi, si rigenerano, anche le loro sinapsi. E qui entriamo nel campo delle speculazioni, perché come funzioni realmente il fattore di rigenerazione dipende da chi scrive queste storie e di solito non è che ci sia una pretesa di precisione scientifica.

La mia ipotesi, è che i percorsi neuronali dei rigeneratori non possano mai disfarsi, morire, sparire.  Ed ecco allora che un rigeneratore può di fatto sperimentare una forma particolare, estrema, di ipertimesia.

Il che significa che, se esistessero davvero, gli immortali rigeneratori non sarebbero probabilmente in grado di dimenticare alcun evento della propria vita, alcuna informazione con cui entrano in contatto. Una memoria assoluta.

L’ipertimesia esiste anche al di fuori del regno della fantasia, generalmente è legata solo alla memoria autobiografica, e ne sono riportati una manciata di casi in tutto il mondo ma, purtroppo, è tutt’altro che un’abilità senza conseguenze.

Spesso gli ipertimesici non riescono a fermare il flusso costante di ricordi, sperimentando confusione, spaesamento, esaurimento, stanchezza.

Ecco, adesso immaginati gli stessi effetti portati a un livello esagerato e prolungato per centinaia, se non migliaia di anni. La memoria degli immortali rigeneratori diventerebbe nel tempo un labirinto, una trappola di ricordi sterminata in cui perdersi in un costante stato di alienazione confusa, da cui diventerebbe progressivamente sempre più impossibile scappare.

E non è finita qui. Continuando all’infinito a un certo punto sì che i rigeneratori potrebbero arrivare al limite fisico della memoria, e allora perderebbero anche la capacità di formare nuovi ricordi, divenendo di fatto incapaci di ricordarsi anche solo una briciola di informazione in più.

A quel punto, la prospettiva di fare a botte con Fenomeno sarebbe quasi un piacevole diversivo...

 

 

LA SPECIE O RAZZA IMMORTALE

Forse se la passano meglio le specie o le razze che nascono da sempre immortali, esempio classico gli Elfi del Signore degli Anelli, che hanno fatto scuola.

                 

Ho cercato in tutti i modi di trovare una fine deprimente per la memoria di questi esseri immortali ma, dandomi come regola quella di rimanere aderenti il più possibile alla realtà biologica e cognitiva, alla fine sono giunto a una conclusione un po’ banalotta.

Se una specie si evolve e arriva ad avere una vita eterna, è evidente che la natura le fornirà anche gli adeguati strumenti cognitivi per gestire tale vita infinita.

Dunque, la mia ipotesi è che la biologia di un elfo immortale sia completamente diversa da quella di un essere umano.

Mi immagino che la mente di una specie del genere possa, da un lato accumulare un numero infinito di ricordi, dall’altro sia in grado di dimenticare ciò che non interessa e mantenere per sempre le informazioni rilevanti anche senza essere costretti a ripassare, in terzo luogo che non abbia il problema di perdersi nei troppi ricordi ma li possa navigare e richiamare in modo preciso.

Se così non fosse, se l’origine dell’immortalità di una specie o razza di quel tipo fosse non evoluzionistica ma puramente magica e la loro fisiologia in realtà non si distanziasse nettamente da quella di un essere umano, finirebbero di fatto per ricadere nella prima categoria che abbiamo trattato, quella degli immortali magici. E lì già sappiamo come va a finire.

 

 

I REINCARNATORI

L’ultimo gruppo di immortali è anche quello più divertente. Sono i reincarnatori, quelli che non hanno trovato il modo di rendersi davvero immortali e allora si incarnano e reincarnano, trasferiscono, ibridano e cambiano di corpo.

Fantastici. Capostipite assoluto Orochimaru, Ninja leggendario con linguaccia e serpenti assortiti del manga Naruto. Orochimaru non fa nient’altro che trasferire le sue cellule in un corpo altrui, lo parassita e poi ne prende il controllo, trasferendo la propria personalità e capacità dentro il suo ospite.

                    

Altri esempi coinvolgono la tecnologia, i cyborg, l’impiantare la mente umana in corpi sintetici o l’uso di cloni. Anche gli Horcrux di Voldemort in qualche modo potrebbero rientrare nella categoria…

Per quanto riguarda questo stile di immortalità, tutto dipende dal supporto in cui ci si reincarna. Se si passa di corpo umano in corpo umano portandosi dietro il proprio bagaglio di memoria e ricostruendo completamente la propria rete neurale dentro un altro individuo ancora una volta si ricade nel primo caso, quello di Peter Pan. A un certo punto le cose si dimenticano, l’eterno presente e tutto il resto.

Se però ci si reincarna in qualche cosa di diverso da un essere umano, bé, lì le cose potenzialmente cambiano.

Sulla questione Horcrux non mi esprimo, non mi è proprio chiaro come si possa trasferire la propria rete neurale in una serpe, un medaglione, una coppa, un diario, un anello o un diadema.

Nel caso dei Cyborg in particolare, però, si risolvono pressappoco tutti i problemi. I computer possono sempre aggiungere supporti di memoria aggiuntiva quando sono pieni, possiedono un file system per navigare tra file senza difficoltà e fare ricerche e, per di più, non necessitano di ripassi e riutilizzi per mantenere e consolidare le informazioni. Le hanno sempre a disposizione quando serve. Per non parlare dell’accessibilità in cloud, della sicurezza dei backup e tutto il resto. Un reincarnatore tecnologico, quindi, ha come unico limite quello del numero di hard disk che può portare con sé, ma visto che diventano sempre più piccoli ed efficienti non è un gran problema alla fine.

Finale positivo insomma, i cyborg trionfano!

Forse, almeno finché non si prendesse in considerazione la possibilità di hackeraggi

 

Ma mi fermo qui, questo articolo è già vergognosamente lungo, ho esagerato, lo so, non ho saputo trattenermi, ma questo tema mi fa impazzire.

E voi, cosa ne pensate? Vorreste diventare immortali nonostante le problematiche di memoria?

Fatemelo sapere! E se volete sviluppare la memoria di un vero cyborg immortale iscrivetevi a Mnemonica, il mio videocorso di tecniche di memoria insieme al campione del mondo, Andrea Muzii, e al più grande mnemonista vivente, Vanni De Luca.

 

 

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