Come insegnare il METODO di STUDIO ai tuoi FIGLI

Genitori che vogliono insegnare il metodo di studio ai propri figli. Bella storia questa, eh?

Il problema del metodo di studio, di cui poi alla fine parlo costantemente sul mio canale YouTube e qui sul blog, spesso non si ferma agli studenti ma straborda e coinvolge tutta la famiglia, specie quando parliamo di scuole medie e superiori, ma talvolta anche per l’università.

Sì, perché i ragazzi si ritrovano in difficoltà con la scuola, magari accumulano stress e frustrazione, faticano, e poi si va ai colloqui con gli insegnanti e questi ci dicono “suo figlio è bravo ma non si applica” oppure “non male, ma potrebbe fare di più”. E poi i ragazzi tornano a casa da scuola ogni giorno col muso lungo o, in questo periodo di incertezze e stravolgimenti, rimangono schiacciati dai problemi originati dalla didattica a distanza e da tutta questa situazione…

Il lavoro dei genitori, si sa, è quello di preoccuparsi per i figli, e allora ci sta che il pensiero di aiutarli, di insegnare loro come si studia, di affiancarli, di mostrare loro come ci si organizza e tutto il resto diventi una vera priorità.

Il problema è che spesso neanche tu, genitore, sai davvero come si studia, non per ignoranza o disinteresse eh, ma perché magari vieni da un tempo in cui il vecchio leggi e ripeti era ancora l’unico approccio riconosciuto, e di certo non hai avuto il tempo negli anni di informarti sulle ultime novità pedagogiche o di psicologia dell’apprendimento.

Siamo qua apposta, in questo articolo parleremo proprio di questo, di come insegnare il metodo di studio ai tuoi figli!

 

E a proposito, figli e studenti, che popolate in gran parte il mio blog, portate pazienza se mi sono rivolto per una volta ai vostri genitori, ma se vogliamo davvero cambiare le cose dobbiamo agire su tutti i fronti. Voi andate a recuperarvi tutti gli ultimi articoli dedicati a voi, che ne sono usciti di notevoli.

Dunque, come fare quindi per insegnare metodo di studio ai tuoi figli?

Entrando in IES!, il mio corso fatto apposta per quest… no, no, giusto, non è il momento qui per fare pubblicità, siamo all’inizio dell’articolo, è di cattivo gusto… sul corso ci ritorniamo dopo!

Partiamo invece dal descrivere quali difficoltà principali si rischia di incontrare volendo aiutare i propri pargoli con lo studio.

 

 

LE DIFFICOLTÀ

Innanzitutto, a seconda dell’età, specialmente se sono alle scuole superiori, c’è la faccenda del conflitto con i genitori, di quel magico periodo in cui qualunque cosa dicano la mamma o il papà sono a prescindere delle idiozie, e il ragazzo o la ragazza le ignora per partito preso… che bella cosa che è l’adolescenza!

In questo caso, ovviamente, diventerà fondamentale approcciarsi all’insegnamento del metodo di studio in maniera non impositiva o prescrittiva né con insistenza, ma piuttosto come un confronto in cui sia anche il ragazzo o la ragazza ad esprimere i suoi dubbi, le sue necessità, le sue difficoltà, le sue preferenze.

 

Altro problema non da poco sono gli studenti davvero davvero svogliati, disinteressati, che proprio sono lontani anni luce dall’anche solo concepire di volersi applicare per migliorare nello studio. Questo è un problema grosso e io, onestamente, non ho una soluzione pronta, probabilmente non ne esiste una sola ma varia da caso a caso. Il consiglio che posso dare e che ho visto funzionare nei miei anni di lavoro con i ragazzi è il presentare i temi del metodo di studio in modo più leggero, accattivante e che possa incuriosirli.

Invece che parlare di “migliore organizzazione per gestire il carico di studio”, dargli dei consigli per riuscire a organizzarti e studiare di meno, un trucco per fare meno fatica, un modo per prepararsi meglio all’interrogazione senza impazzire, cose così. Si gioca un pocchettino di astuzia comunicativa, insomma. Provare non costa nulla.

 

Infine c’è la difficoltà tecnica, quella di conoscere il vero e proprio metodo di studio, i giusti principi, le giuste chiavi di lettura e modalità di trasmissione pratica.

Tra un attimo comincerò a darti dei consigli pratici, ti consiglio però di recuperare quest’altro mio articolo, indirizzato agli insegnanti, perché affronta lo stesso tema, anche se da un punto di vista differente, e contiene spunti utili che non ripeterò per non diventare ripetitivo.

 

 

COS’È IMPORTANTE?

Che cos’è davvero importante? Da cosa cominciare? Quali sono i fattori che più di tutti incidono sul rendimento scolastico e il rapporto con la scuola dei tuoi ragazzi?

Devi porti queste domande per ottimizzare le sue chance di aiutare concretamente tuo figlio.

La risposta a mio avviso, sono tre punti fondamentali su cui concentrarti:

 

  • Il primo, il più importante, è l’aspetto organizzativo. Il problema principale degli studenti a scuola è che non si sanno organizzare, si ritrovano all’ultimo momento, accumulano ritardo nello studio, si incasinano e vivono crisi cicliche che possono portare a conseguenze disastrose in termini di voti ma anche di benessere. In questo senso lavora su un fronte fin dall’inizio: prima di tutto aiuta tuo figlio a passare da un modello in cui fa i compiti e studia ogni giorno per il giorno successivo a un modello in cui studia ogni giorno ciò che è stato fatto in classe la mattina e ripassa solo ciò che c’è per il giorno dopo. Questo modo di studiare ha molteplici vantaggi: per prima cosa si risparmia tempo, perché non passa molto tempo tra la spiegazione dell’insegnante e il momento dello studio o dell’esercizio, si è ancora freschi e ci si ricorda le cose. E poi elimina il problema alla radice dello stress enorme dell’accumulo, perché consente di studiare un po’ per volta e non in full immersion devastanti. Infine, regala un margine di errore preziosissimo, perché se quel giorno per qualsiasi motivo tuo figlio non può fare i compiti o non riesce a studiare tutto, non rischia brutti voti, note o casini, ma ha invece diversi giorni per recuperare! Non si studia per il giorno dopo, si studia per ciò che è stato fatto la mattina a lezione, e poi si ripassa per il giorno dopo. Se riesci a vincere questa battaglia il più è fatto. Ci sono mille cose da sistemare a livello organizzativo ma questa è la singola che otterrà un impatto maggiore sul suo metodo e il suo successo scolastico. Poni l’accento sul fatto che così facendo si studia meno, il che è vero, si studia senza stress e non si rischia di venire fregati da interrogazioni indesiderate. Non è male come argomento!

 

  • Il secondo punto è l’atteggiamento e il modo in cui si gestisce tutto il rapporto non solo con lo studio, ma anche con i voti e i momenti di valutazione. Per quanto riguarda lo studio poni l’accento sull’attività, sul fatto di fare domande continuamente e di non accettare mai le informazioni così come sono ma ricercarle, metterle alla prova, approfondirle. Riguardo alla questione dei voti, invece, l’atteggiamento giusto da comunicare è quello non della colpa né del disinteresse, ma della responsabilità. Ci ho anche scritto un articolo che dovresti recuperare! Il concetto, comunque, è che creare un clima cupo, pesante, colpevolizzante di fronte al voto non fa che aumentarne la portata negativa a livello psicologico e motivazionale. Non significa neanche che si debba insegnare ai ragazzi che “chissenefrega, non importa nulla”… no, la cosa giusta è riconoscere il brutto voto come un intoppo sul percorso, affrontarlo serenamente, analizzarlo, domandarsi che cosa si è sbagliato e come si può migliorare, rimboccarsi le maniche e rimettersi in pista, senza doversi sentire in colpa o sentire che il brutto voto diventa qualcosa che identifica il ragazzo o la ragazza a livello personale.

 

  • Il terzo punto fondamentale su cui battere per impattare positivamente nello studio e nella vita scolastica di tuo figlio o tua figlia è quell’insieme di principi particolarmente importanti a livello di metodo, che si possono tradurre in una serie di consigli diretti.

 

 

PRINCIPI PRATICI

Il metodo di studio ovviamente è un mondo vastissimo, non può bastare un articolo per esaurirlo, ci vuole un intero corso, ma comincia da questi tre consigli da far mettere in pratica subito:

 

  • Ogni volta che tuo figlio o tua figlia finisce di leggere o di schematizzare o riassumere un argomento, si faccia una bella lista di domande mettendosi nei panni del professore o della professoressa. Si scrive tutte le domande che potrebbero venire fatte e si esercita e ripassa rispondendo a quelle domande. Niente rilettura, niente riscrittura, dopo lo studio solo esercizi pratici per le materie tecniche e per il resto quiz di domande e risposte. È più rapido, è più efficace, è più coinvolgente, e si può anche fare in gruppo.

 

 

  • E poi appunti sempre e comunque. Anche questo è imperativo. Tuo figlio, tua figlia deve abituarsi a non tornare mai da scuola a mani vuote. È importantissimo che capisca che ogni minuto sprecato in classe è un minuto di studio in più a casa, dove potrebbe dedicarsi ai suoi hobby, le sue passioni, lo sport, i videogiochi, scriversi con gli amici ecc. Che forma abbiano questi appunti è meno importante quando si inizia, ci sarà modo di sperimentare le tecniche avanzate, intanto però va sviluppata l’abitudine a prendere la penna in mano quando l’insegnante comincia a parlare e metterla giù solo quando ha finito. Sconsiglio di provare a scriversi tutto, non ha senso e il rischio è anzi di spegnere il cervello e diventare macchine copiatrici. Ci si deve invece concentrare sul selezionare le informazioni importanti e riportarle nei propri appunti, così che possano fungere da guida nelle fasi successive, a casa, per far risparmiare tempo ed energie.

 

Intanto parti da qui, poi ci saranno da approfondire tutti gli schemi e come realizzarli, la struttura dei ripassi, la memorizzazione e tutto il resto. Ho creato IES!, il mio videocorso rivolto proprio a genitori e insegnanti che vogliono insegnare il metodo di studio ai loro figli o alunni, che approfondisce proprio tutti questi argomenti.

 

È un corso di cui vado veramente molto fiero, super economico, pensato e progettato per la massima diffusione, per arrivare in quante più case e classi italiane possibile e fare la differenza per davvero. Se vuoi essere dei nostri clicca sul link ed entra in IES!

 

 

SVILUPPO DELL’INDIPENDENZA

Ultimo tema di cui voglio parlarti è quello del delicato equilibrio tra aiuto e sviluppo dell’indipendenza. Tanti genitori, animati dalle migliori intenzioni, davvero, si ritrovano però a sostituirsi ai figli nello studio, a passare le ore di fianco a loro, a fare i compiti al posto loro… tutto questo, per quanto amorevole, è sbagliato, e a lungo termine inefficiente, perché crea una dipendenza verso i genitori, deresponsabilizza i ragazzi, impedisce che sviluppino un loro reale metodo e una vera autonomia nell’applicarlo.

L’aiuto è una cosa preziosissima e ogni studente che ha un genitore pronto ad aiutarlo con la scuola probabilmente non si rende conto di quanto sia fortunato, ma ci sono delle linee precise da non superare.

Facciamo qualche esempio:

  • Interrogare tuo figlio a fine studio, simulando il “domanda e risposta” dell’insegnante, può andare bene ed essere utilissimo per un po’, ma col tempo è bene insegnare al ragazzo ad auto-interrogarsi così da non essere sempre legato alla figura di qualcuno che lo aiuti. Quindi, ad esempio, puoi chiedere a tuo figlio “quali domande credi che ti dovrei fare?” “cosa chiederesti se fossi al mio posto?” “cosa credi che ti chiederà l’insegnante?” e pian piano lavorare verso l’indipendenza e l’auto-valutazione

 

  • Mostrare a tuo figlio o a tua figlia il giusto processo di individuazione delle parole chiave va benissimo, sottolineare al posto suo invece no. Lo stesso vale per gli schemi o per lo svolgimento dei compiti. Ci può stare di dare una guida, mostrare, indirizzare, spiegare, ma mai sostituirsi.

 

  • Altra cosa relativa ai compiti, il modo migliore di imparare è sbagliare con le proprie forze. Il genitore può magari intervenire dopo, a fine esercizio, per guidare il ragazzo a capire il suo errore, ma non durante l’esercizio. La correzione non deve essere costante, ma invece in forma di analisi finale, e non deve mai arrivare come risposta pronta “hai sbagliato lì”, ma come processo per aiutare lo studente ad individuare da solo l’errore.

 

  • Dopo aver mostrato una tecnica del metodo di studio, chiedi sempre il parere a tuo figlio, chiedergli cosa ne pensa, sentire i suoi feedback positivi o negativi quando la applica, incoraggiarlo a modificarla per renderla sua e adattarla alle sue necessità, tendenze di ragionamento e stili cognitivi.

 

  • È giusto anche interessarsi dei risultati di compiti e interrogazioni, ma sarebbe bene non instaurare un regime di terrore e di costante bombardamento di domande, e invece lasciare autonomia, spazio, autogestione, e intervenire laddove ce ne fosse davvero necessità o ci fosse una richiesta di aiuto esplicita.

Ecco, in generale mai deresponsabilizzare, mai sostituirsi nello studio, mai opprimere ma sempre rimanere aperti, confrontarsi, offrire suggerimenti, ma anche incoraggiare la ricerca di risposte autonome dello studente, aiutarlo a sviluppare le sue soluzioni!

 

È un lavoro davvero difficile, le sfide sono infinite e infatti aspetto di sentire le difficoltà che tu hai avuto nell’insegnare ai tuoi figli, le tattiche che hai provato, i tuoi successi e i tuoi fallimenti.
Scrivimi sui social, sono curioso di sentire un po’ anche la voce dei genitori, dopo aver sentito quella degli studenti per anni e anni e migliaia di video e articoli.

E se invece sei uno studente e ti sei letto l’articolo lo stesso scrivimi tu cosa pensi che potrebbero fare i genitori per aiutarti al meglio, raccontami le tue esperienze in merito!

E poi, genitori, entrate subito in IES!,  il corso per docenti e genitori nuovissimo, appena uscito, che sta già andando alla grande!


 

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