I 3 più GRANDI OSTACOLI alla PIANIFICAZIONE nello STUDIO

 

Organizzazione e pianificazione: due pilastri imprescindibili del successo nello studio e in qualsiasi altra attività. Ne abbiamo parlato tante volte, sebbene non facciano direttamente parte del processo di apprendimento, ne sono la condizione di partenza, ci permettono di esprimere il meglio delle nostre capacità in un periodo limitato di tempo, senza perderci e finire preda della procrastinazione.

Ma non è così semplice: non basta la forza di volontà di pianificare, non bastano gli strumenti per farlo in modo efficace, bisogna anche sconfiggere dei nemici insidiosi che cercano in tutti i modi di fregarci.

In questo video, scopriremo i 3 più grandi ostacoli all’organizzazione e alla pianificazione, li chiameremo per nome, li capiremo e troveremo il modo di abbatterli.

Tra l’altro, si tratta di difficoltà che si riscontrano ad ogni livello, ad ogni età, in ogni contesto. Sono universali, purtroppo, per cui conoscerle ti sarà utile sempre e comunque. Via.

 

FALLACIA DI PIANIFICAZIONE

Questo fenomeno è stato proposto e descritto per la prima volta 40 anni fa, nel 1979, da due psicologi cognitivi e del comportamento, Daniel Kahneman e Amos Tversky e, per farla semplice, funziona così: quando facciamo delle previsioni su quanto tempo sarà necessario per portare a termine un determinato compito, subiamo un bias, un errore sistematico di ottimismo, e sottovalutiamo il tempo necessario.

Crediamo che basteranno 20 minuti per fare un certo schema, per leggere un certo capitolo, e poi invece va via un’ora.

La cosa insidiosa è che sembriamo non essere capaci di imparare dalle esperienze precedenti, nonostante ci sia già successo in passato di sottovalutare il tempo necessario per completare compiti simili, continuiamo a rifare lo stesso errore.

Oltretutto, la fallacia di pianificazione si insinua anche a livello metodologico. Tendiamo a credere che, anche se nel tentativo precedente ce l’abbiamo fatta a malapena o addirittura abbiamo fallito, questa volta andrà meglio. C’è una resistenza, un’inerzia che ci impedisce di cambiare strategia e cambiare metodo.

Ci sono varie proposte sul perché questo accada, una delle più interessanti a mio avviso per gli studenti è quella di attribuire sempre all’esterno le cause delle difficoltà e dei fallimenti, e dunque non traiamo le giuste conclusioni.

Se nella scorsa sessione d’esami è andata male è sicuramente colpa della sfiga, del professore bastardo che ce l'ha con te, della congiuntura astrale, non è certo colpa del fatto che non mi sono organizzato e ho un metodo di studio pietoso, figurati.

Ci sono 4 soluzioni a questo problema. Non lo fanno sparire ma lo attenuano moltissimo:

  • Segmentazione: invece che provare a stimare il tempo necessario a studiare per un esame, prova a stimare quanto tempo ci vorrà a studiare dieci pagine. Tendiamo ad essere molto più accurati quando procediamo a piccoli step, per micro-obiettivi, e non ci occupiamo soltanto del macro-livello;

 

  • Costruire piani estremamente precisi giorno per giorno, ora per ora, che ci dicano non solo quello che dobbiamo fare, ma anche quando dobbiamo farlo, come dobbiamo farlo e come comportarci nel caso ci siano imprevisti. Il nome che io ho dato a questo tipo di tecnica è Masterplan, se mi segui da un po’ lo avrai già sentito. Un piano accuratissimo e concreto, che non lasci spazio all’interpretazione o alle belle speranze;

 

  • Tenere traccia più precisa degli eventi del passato, segnarsi gli errori di valutazione e riportarli alla memoria quando stiamo pianificando. Sviluppare nel tempo una consapevolezza di questo errore. Non puoi evitarlo, ma puoi sapere che c’è, ricordarti che lo commetterai e affidarti il più possibile ai numeri, ai conti, ai calcoli basati sulle esperienze passate.

 

  • Pianificare sempre in eccesso, lasciare ampio margine di manovra e assumere che gli imprevisti siano la norma, non l’eccezione. Aspettarsi l’inaspettato ed evitare come la peste piani troppo troppo stretti e rigidi, troppo ambiziosi, che finiscono sempre per sfracellarsi nel burrone della realtà.

 

In questo modo mitigherai gli effetti della fallacia di pianificazione. Anche se, un’altra formulazione, stavolta ironica, dello stesso principio, chiamata legge di Hofstadter recita: “ci vuole sempre più tempo di quanto pensi. Anche tenendo in considerazione la stessa legge di Hofstadter”.

 

LEGGE DELLA TRIVIALITA’

Eccolo qua, il secondo grande ostacolo: tendiamo a perdere una quantità di tempo sproporzionata in attività triviali. Nello studio questo si concretizza in tre ambiti diversi:

  • In primo luogo, la questione dello pseudolavoro, ti ho già spiegato nel dettaglio come funziona e come superarla in questo articolo vai a recuperarlo appena finito qua;

 

  • In secondo luogo, nel fatto di dedicare fin troppo tempo a studiare parti del programma meno importanti e trascurare quelle principali, oltretutto fissandosi sul memorizzare elementi che invece dovrebbero essere conseguenza della comprensione profonda. La soluzione a questo è prima di tutto avere una chiara idea in mente della gerarchia di ciò che stiamo studiando: dare priorità a ciò che è fondamentale, ciò che costituisce le basi e assegnare minore importanza a ciò che invece ne consegue, anche a costo di non seguire per forza l’ordine del libro. E poi concentrarsi sulla comprensione e rielaborazione profonda, non sul correre il più possibile sul testo e fissarsi a memorizzare dettagli. La comprensione viene prima, la memoria viene dopo.
  • Infine, in terzo luogo… si dice terzo luogo poi? Mah, fa lo stesso. In terzo luogo, dicevo, la legge della trivialità agisce al livello del nostro metodo di studio: perdiamo tempo in attività di studio improduttive, inefficienti o di secondaria importanza e non ci concentriamo a sufficienza su quei passaggi che fanno davvero la differenza. Qualche esempio? Leggere, rileggere e sottolineare all’infinito invece di rielaborare tramite schemi. Basare i ripassi sulla ripetizione invece che sull’esercizio pratico e sul testing, dare troppa importanza alle tecniche di memoria e via così… Come risolvere tutto questo? Assicurandosi di stare seguendo un metodo di studio di ferro, solidissimo, inattaccabile, che ti porti al risultato senza perdere tempo in questioni futili e sfruttando al 100% i principi che fanno davvero la differenza. Qui sul mio blog, sei nel posto giusto, e se vuoi fare un salto di qualità definitivo, bè, c’è il mio corso, Sistema ADC,

Il motivo per cui facciamo tutto questo è che le attività futili e improduttive spesso sono più facili, più banali, più immediate. Ci danno una soddisfazione istantanea e ci fanno sentire bene. Partiamo da ciò che ci crea meno disagio e richiede meno sforzo.

Ora che lo sai, però, non hai più scuse.

 

LEGGE DI PARKINSON

E infine il terzo grande ostacolo, questa legge semiseria proposta nel 1955 da Cyril Northcote Parkinson, uno storico navale e autore di una quantità immensa di libri e saggi, che a un certo punto, studiando il sistema burocratico inglese, si rese conto che il lavoro si espande per riempire il tempo a disposizione.

Il che significa che se ci diamo 1 anno di tempo per fare qualcosa, ci metteremo 1 anno, se ci diamo 1 mese ci metteremo un mese.

Ora, a questa legge bisogna fare mooooolta attenzione, perché nasconde diversi problemi:

Per prima cosa, sembra andare in direzione del tutto opposta rispetto al consiglio che ti ho dato diversi minuti fa sul pianificare in eccesso e lasciarsi ampi margini di manovra. Secondo la legge di Parkinson, se ci lasciamo ampi margini di manovra finiremo per riempirli, anche se non ce n’è davvero bisogno.

Questo è, purtroppo, in parte vero, infatti la legge di Parkinson va vista come una sorta di regolatore del principio del margine di manovra. È giusto aspettarsi l’inaspettato, è giusto pianificare in eccesso, è sbagliato però esagerare nel farlo e trasformare queste sacrosante strategie in una scusa per non darsi da fare e passare le giornate sul divano studiando 15 minuti per volta.

Devi trovare il giusto bilanciamento tra prudenza e pressione del tempo per creare la pianificazione perfetta. Non è facile, del resto, se lo fosse, non avrei chiamato questo articolo “i 3 più grandi ostacoli eccetera eccetera”.

Altra cosa a cui fare attenzione è di non credere che la legge di Parkinson funzioni senza limiti. Non possiamo assegnarci una settimana per studiare il programma di un esame da 12 crediti. Non funziona così.

La questione della miglior performance quando si è sotto pressione di tempo ha molti nomi: procrastinazione programmata, sindrome dello studente, studio in cramming, l’ho descritta in altri video e ti ho già spiegata che, per quanto il principio possa in qualche modo tornare utile in situazioni particolari, non va assunto come base della nostra organizzazione perché presenta un conto salatissimo in stress ed esaurimento e, soprattutto, diventa un terno al lotto agli esami, dando origine a preparazioni superficiali e lacunose che svaniscono dopo pochi giorni.


Questo è quanto, ora conosci le 3 forze che si mettono in mezzo tra te e una pianificazione realmente efficace, e hai degli spunti utili e concreti per sconfiggerle.

Fammi sapere se ti riconosci in questi principi e come li combatti in prima persona!

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