Hai davvero bisogno di...RIPETERE?

In questi giorni sto leggendo un libro davvero interessante, "Neurodidattica, Insegnare al cervello che apprende" di Pier Cesare Rivoltella, un lavoro per niente facile che si prefigge lo scopo ambizioso di unire didattica, pedagogia, apprendimento e neuroscienze alla luce delle ultime scoperte.

Il libro è molto tecnico e lo consiglio solo a chi è davvero appassionato del tema, ma c'è un passaggio che mi è capitato un paio di giorni fa tra le mani che mi ha fatto riflettere e ha ispirato questo articoletto del lunedì. Scrive Rivoltella:

"Il compito dell'apprendere richiede fatica e applicazione e mette in conto la pazienza della ripetizione."

Fatica, applicazione, ripetizione: tre parole che non piacciono agli studenti né tantomeno a chi promette di fare miracoli con metodi di studio straordinari.

Oggi voglio concentrarmi in particolare sul terzo elemento, proprio la ripetizione: è davvero importante ancora oggi, negli anni duemila, a fronte degli sviluppi tecnologici, delle innovazioni didattiche, dei metodi efficaci ed efficienti, ripetere ciò che abbiamo imparato per consolidarlo e raggiungere un livello più profondo di conoscenza e competenza?

La risposta breve è: sì, lo è.

Quella lunga è che la ripetizione, portata avanti nel modo corretto, è e sarà sempre un pilastro centrale della struttura dell'apprendimento. Non possiamo girarci intorno, non possiamo evitarla.

E' con la ripetizione che rendiamo solida la nostra preparazione, che ne individuiamo le lacune, che impariamo ad andare oltre alle semplici informazioni, che ci esercitiamo anche per i nostri esami. La ripetizione fornisce il tempo e il modo alla nostra mente di studiare davvero, di abituarsi alle nuove conoscenze, di adattarsi ad esse.

Questo non significa, però, che siamo condannati a una sterile ripetizione passiva, fine a sé stessa, vuota. Tutt'altro. Ripetere significa riutilizzare ciò che abbiamo depositato nella nostra mente, e questo si può fare in modi differenti, variando, sfruttando metodologie accattivanti che mitigano la noia e la frustrazione dei vecchi sistemi.

Si ripete tramite il testing, mettendosi alla prova con domande, risposte ed esercizi; si ripete rileggendo in modo attivo gli schemi che abbiamo realizzato; si ripete simulando il contesto d'esame; si ripete organizzando sedute di gruppo; si ripete visualizzando le informazioni; si ripete discutendo di quel tema, facendo una ricerca, indagando per trovare la risposta a ulteriori domande; si ripete creando collegamenti interdisciplinari...

Sta a noi, insomma, trasformare l'atto della ripetizione, che rimane indispensabile e insostituibile, rendendolo più rapido, vario e coinvolgente possibile, ed è proprio questo che un metodo di studio veramente serio e ben strutturato dovrà fare: non far pesare le ripetizioni, ma anzi, integrarle con tutto il resto delle attività in modo organico, sfruttandone appieno la potenzialità.

La ripetizione inizia non appena finisce il deposito e la rielaborazione delle informazioni, è e sarà sempre così. Ma non è una condanna, bensì un'opportunità, perché è proprio in questa fase dello studio, spesso odiata, disprezzata, portata avanti in modo incerto ed erratico, che si nascondono piccoli errori che, se sistemati, possono avere risultati drasticamente positivi in termini di tempo e di risultato per il nostro studio.

Provare per credere.

 

 

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