I 5 SEGRETI di apprendimento di STEPHEN HAWKING

Ci sono scienziati e pensatori che con le loro scoperte, i loro ragionamenti, i loro esperimenti, il loro carisma, riescono ad arrivare ai confini dell’universo e, nel farlo, a conquistare anche l’opinione pubblica, affascinandola.

Ci sono divulgatori che con le loro parole, i loro esempi, le loro metafore riescono a rendere semplice anche l’infinitamente complesso e a interessare nuove generazioni di ricercatori così come semplici curiosi e persino persone disinteressate.

E poi c’è Stephen Hawking, che ha portato tutto questo a un livello mai visto prima.

                                  

La sua abilità scientifica, il suo valore accademico, la sua figura inconfondibile, il suo umorismo, la sua disabilità diventata rappresentazione di una mente priva di limiti hanno lasciato un impatto sulla cultura del nostro tempo comparabile a quello di pochissimi altri, forse solo di Albert Einstein, pur senza rivaleggiare col leggendario fisico tedesco nell’importanza dei suoi studi.

Stephen Hawking non è stato solo un grande scienziato, è stato un simbolo, che a tre anni e qualche giorno dalla sua morte rimane forte e significativo come quando Stephen era ancora tra noi, a parlarci delle stelle con quella voce robotica diventata iconica e con cui si identificava al punto da non volerla mai cambiare, nonostante fosse stata registrata con un accento americano, nonostante lui fosse inglese, di Oxford.

Per tutta la sua vita ha studiato, ha imparato, ha ragionato, ha ricercato, ha insegnato, ha raccontato e allora oggi, in questo articolo, scopriamo i 5 segreti di apprendimento di Stephen Hawking!

 

Ah, giusto per avvertirvi, come per tutti gli articoli di questa serie sui “segreti di apprendimento di”, che, negli ultimi due anni, oltre ad Einstein ha analizzato personaggi reali e immaginari come Elon Musk, Sherlock Holmes, Bill Gates, Steve Jobs, Batman, Bruce Lee, questo articolo sarà bello carico di frasi e citazioni… quanto vi piacciono le citazioni, lo so!

Siete stati avvisati, cominciamo!

 

 

CURIOSITÀ, TENACIA e AMBIZIONE

Lo studio, l’apprendimento, la ricerca, non sono nulla se non sono supportate dalla potenza del carattere e dal giusto atteggiamento.

Il professor Hawking era un esempio di potenza tanto dell’intelletto quanto proprio del carattere. La sua energia mentale apparentemente inesauribile basava su tre pilastri fondamentali: la curiosità insaziabile, la tenacia e l’ambizione infinita.

 

Partiamo dalla curiosità e dalla tenacia: ho scelto due frasi pronunciate dallo scienziato che le rappresentano in pieno.

 

“Sono solo un bambino che non è mai cresciuto. Continuo a chiedermi quei ‘come’ e quei ‘perché’. Qualche volta, trovo una risposta.”
“Ricordati di guardare un alto alle stelle e non sotto ai tuoi piedi. Prova a capire quello che vedi e fantastica su che cosa faccia esistere l’universo. Sii curioso. E per quanto difficile possa sembrare la vita, c’è sempre qualcosa che puoi fare e in cui puoi avere successo. Quello che importa è che tu non ti arrenda mai.”

 

La curiosità è il motore di tutti i grandi successi intellettuali. Nello studio questa semplice constatazione può trasformare l’esperienza di un universitario o di uno studente di scuola.

È importante chiedersi perché studiamo, certamente, e a volte la risposta più semplice è anche quella più genuina e più dirompente: perché scoprire le cose è bello, perché il mondo è misterioso ma la natura umana è fatta per svelare quei misteri e non arrendersi mai nel continuare a indagarli.

Ogni volta che siete in difficoltà schiacciati dal peso dello studio, o che vi sentite annoiati, appesantiti, stufi, ritornate alla materia, all’argomento, e alle domande che li muovono e alle curiosità che da essi possono scaturire.

E quando questo non basta, arriva l’ambizione, che trasforma ogni cosa in una sfida.

Nel racconto comune che si fa e si è fatto di Stephen Hawking, si è sempre posto l’accento sulla sua disabilità e la sua supposta “lotta” con essa, ma a dire il vero c’è ben poco da lottare con una malattia neurodegenerativa come la sclerosi laterale amiotrofica e sebbene sì, certamente, la forza d’animo abbia un peso nell’efficacia delle terapie, la retorica della disabilità e della malattia come “battaglie” lascia un po’ il tempo che trova.

Ho sempre trovato ben più affascinante la lotta di Hawking non con il male che lo aveva reso immobile, ma con il cosmo stesso.

La fiducia incrollabile dello scienziato in sé stesso e nel processo d’indagine della scienza, che arriva a sfiorare l’arroganza. Leggete queste sue parole:

 

“Il mio scopo è semplice. Una comprensione totale dell’universo, perché è così com’è e perché esiste in primo luogo.”

 

Vengono i brividi.

Ecco: Hawking era testardo, ambizioso e volitivo, come quando litigò e dibatté furiosamente con Higgs sull’esistenza del famoso bosone, che riteneva una sciocchezza. Poi il Bosone di Higgs fu scoperto e confermato, e Hawking dovette ammettere, controvoglia, di essersi sbagliato. In quell’occasione disse anche che Higgs, che aveva vinto la scommessa, meritava il premio Nobel. Sapeva anche perdere!

                      

Ancora una volta: quando siete in difficoltà con lo studio, provate a trasformarlo in una sfida: voi contro la materia, voi contro il mondo. Un rebus da risolvere, un enigma da svelare, una scommessa da vincere.

 

 

IMMAGINAZIONE E VISUALIZZAZIONE

Per quanto riguarda la sua capacità immaginativa e di visualizzazione, la disabilità di Hawking ha giocato un ruolo cruciale. Costretto a rinunciare alla maggior parte degli strumenti di rappresentazione, di rielaborazione e di ragionamento, come fogli, lavagne e schemi, lo scienziato ha dovuto portare ad un livello senza precedenti la proiezione mentale di ciò su cui studiava o ragionava.

Stephen Hawking, anche grazie alla sua stupefacente intelligenza visuo-spaziale, era in grado di rappresentare con l’occhio della sua mente complesse forme geometriche, analizzarle, muoverle, costruire e utilizzare schemi, formule e immagini, volare tra buchi neri, supernove e forze contrapposte.

Senza muovere un muscolo.

 

“Sebbene io non mi possa muovere e debba parlare attraverso un computer, nella mia mente sono libero.”

 

Anche senza arrivare al livello stupefacente di Stephen, la visualizzazione rimane un potente ausilio per l’apprendimento a tutti i livelli. È provato come la visualizzazione, pur non essendo sufficiente a memorizzare di per sé, poiché non è un metodo di studio, può comunque costituire un ausilio perfetto al ragionamento, può aiutare nel processo di comprensione e rielaborazione delle informazioni, può collaborare alla costruzione di familiarità con problemi complessi e fornire agganci mnemonici che tornano utili, anche di fronte a un esame, una verifica o un’interrogazione. Inoltre può rendere meno astratto, e dunque meno noioso, il confronto con argomenti difficili, il che non è certo male.

E allora, se sedersi a fantasticare creando immagini nella propria mente non può certo sostituire tutto il percorso dello studio, abituarsi a creare immagini mentali di quello che si sta studiando è un’abitudine utilissima da costruire nel tempo.

 

 

COMUNICAZIONE

Connesso all’immaginazione c’è anche un altro elemento molto caro a Stephen Hawking, un altro segreto del suo approccio allo studio e alla ricerca: la comunicazione, il modo in cui trasmettiamo le informazioni a qualcun altro.
Guardate come descriveva l’argomento:

 

Per milioni di anni l’umanità ha vissuto esattamente come gli animali. Poi è accaduto qualcosa che ha scatenato il potere della nostra immaginazione. Abbiamo imparato a parlare e abbiamo imparato ad ascoltare. Il linguaggio ha permesso la comunicazione delle idee, permettendo agli esseri umani di lavorare insieme per costruire l’impossibile. I più grandi raggiungimenti dell’umanità si sono realizzati parlando, e i suoi più grandiosi fallimenti non parlando“.
 

Comunicare, parlare, confrontarsi, spiegare e raccontare sono tutti veicoli potenti di costruzione di nuove idee, conoscenze e competenze. E Hawking ha comunicato, eccome se lo ha fatto.

Ha insegnato e divulgato, scritto 8 libri da solo, 5 a più mani, una montagna di articoli scientifici, è diventato un’icona pop con camei, interviste, iniziative pubbliche… è finito pure nei Simpson!

                          

In un modo simile a quello che ho descritto quando vi ho parlato della tecnica di studio di Richard FeynmanHawking migliorava i suoi stessi ragionamenti parlandone con altri, semplificandoli, spiegandoli da più punti di vista.

Questo è un consiglio che chiunque può trasportare direttamente nella propria esperienza di studio quotidiano sfruttando il gruppo, organizzando sedute di confronto e spiegazione a vicenda, aiutando altri colleghi studenti o facendosi aiutare da loro. Ne vale la pena.

 

 

SENSO DELL’UMORISMO

Lo studio è difficile e faticoso, non prendiamoci in giro, ma non è detto per nulla che debba essere anche serioso, noioso, grigio e pesante, anzi.

Trovare il lato ironico, divertente, curioso, strano di quello che stiamo affrontando è fondamentale per non rimanere devastati dal carico di lavoro, specie in certe facoltà particolarmente toste.

Impariamo ancora una volta da Stephen Hawking, che non è che abbia avuto proprio una vita facile eh, possiamo dirlo, eppure non ha mai perso il sorriso e il senso dell’umorismo. Questa è una sua frase celebre:

 

“La parte negativa della mia celebrità è che non posso andare da nessuna parte nel mondo senza essere riconosciuto. Non mi basta mettermi degli occhiali scuri e una parrucca. La sedia a rotelle mi fa beccare sempre!”.
 

Nel dubbio, sempre meglio riderci sopra! Può sembrare banale, stupido e scontato, ma fidatevi di me, così non è. Ironia e autoironia nella vita di uno studente devono essere il pane quotidiano, altrimenti le cose si fanno brutte molto, molto in fretta.

 

 

UTILIZZO DELLA TECNOLOGIA

L’ultimo segreto di apprendimento di Stephen Hawking è proprio la tecnologia, che gli ha permesso di lavorare e rimanere produttivo a un livello quasi impensabile per qualcuno nelle sue condizioni di salute e con le sue difficoltà motorie.

Nel caso di Hawking alla sua sedia era collegato un computer che tramite un sensore ad infrarossi mappava i movimenti della sua guancia e gli permetteva di muovere un mouse, navigare su Internet, scrivere, parlare, fare videochiamate.

Ora, l’esperienza del professore di Cambridge era estrema e dettata dalla necessità, ma io stesso qualche volta, un po’ per pigrizia, un po’ per abitudine, continuo ad utilizzare gli stessi strumenti che ho sempre usato, sottovalutando quello che le nuove tecnologie possono offrire agli studenti, e questo è un errore.

Ovviamente non sto dicendo che si debba diventare dei maniaci tech privi di senso critico, ma semplicemente che bisogna stare attenti a non trasformare la comodità degli strumenti digitali in passività e gusto della “pappa pronta”, ma invece esplorare le ultime frontiere dei software e degli strumenti tecnologici nello studio può influire moltissimo sul rendimento.

Basti pensare alla velocità di digitazione su una tastiera che può permettere di prendere appunti anche in una lezione troppo rapida da scrivere a mano, ai software per schematizzare, svolgere ripassi programmati, analizzare testi, creare database, pianificare… Per non parlare poi di tablet, computer, tavolette grafiche, tracker e cronometri intelligenti e mille altri strumenti.

Stephen Hawking, con la sua esperienza legata a doppio filo alla tecnologia, rivelatasi nel suo caso motore primario di inclusività e di accessibilità, ci ricorda che possiamo contare sulla tecnica e che non dobbiamo adagiarci su quello che abbiamo solo perché siamo abituati così, ma possiamo continuare a sperimentare e innovare il nostro stile di studio!

 

 

Ed eccoli qui, i 5 segreti di apprendimento di Stephen Hawking: il suo carattere curioso, tenace e ambizioso, l’immaginazione e visualizzazione, la comunicazione, il senso dell’umorismo e lo sfruttamento della tecnologia.

A questo punto insieme alla classica condivisione dell’articolo, vi chiedo di farmi sapere quali altre lezioni di studio e, perché no, di vita, avete imparato dal grande scienziato.

 

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