I 5 SEGRETI di apprendimento di L [DEATH NOTE]

Death note è uno dei prodotti fumettistici giapponesi che ha più lasciato un impatto sui lettori di fumetti della mia generazione, con un successo straordinario e orde di fan esaltati, anche oggi, a ormai 15 anni dalla fine della prima pubblicazione.

È la storia di Light, un ragazzo geniale ma anche cinico, annoiato e disilluso, che si ritrova fra le mani un potere terribile e misterioso, capace di sconvolgere il mondo. Il potere del Death Note, appunto, il quaderno della morte. Si nasconde dietro un nome di fantasia, Kira, e mette in moto il suo piano infernale.

Il suo avversario, L, che poi sarà anche il protagonista di questo nostro articolo, è invece un detective leggendario, che ha come unico scopo quello di scoprire la verità, arrestare e fermare proprio Kira.


 

E direte voi: cosa diavolo centra uno shonen manga, per quanto originale, con il tuo canale, in cui si parla di studio, apprendimento, cognizione, produttività e tutto il resto?

Il punto è che a differenza dei normali battle shonen, in Death Note i confronti tra i personaggi avvengono non a mazzate ma su un piano mentale, intellettuale, di ragionamento. E per quanto talvolta questi confronti intellettuali prendano una piega praticamente sovrannaturale, possiamo comunque trarne qualcosa di utile anche per noi studenti.

Ebbene, sì, soprattutto il personaggio di L, il detective più grande del mondo, ha qualcosa da insegnare agli studenti.

E allora oggi, in questo articolo, scopriamo i 5 segreti di apprendimento di… L!

 

 

Dunque, non sappiamo molto di L come studente, per quanto sia chiaro che abbia dimostrato un’intelligenza fuori dal comune fin da piccolissimo, ma il modo in cui si comporta nella storia, in cui affronta il suo lavoro di analisi e deduzione, ci apre una finestra anche sull’approccio che doveva avere o che avrebbe anche davanti alla necessità di imparare o studiare.

Del resto, studiare è acquisire informazioni, comprenderle, connetterle tra loro, rielaborarle e poi metterle alla prova… non è poi tanto diverso dal lavoro di un detective.

Cominciamo!

 

 

 

LA POSTURA

Fin dalla sua prima apparizione, L colpisce per la sua strana postura e la posizione assurda che assume sulla sedia o mentre riflette. Se ne sta rannicchiato, con le gambe tirate su, in una sorta di squat seduto estremamente peculiare.

 

 

Lui stesso nella serie afferma che se si sedesse normalmente le sue capacità di ragionamento scenderebbero del 40%.

Ora, per tutto Death Note L si dimostra capriccioso, manipolatorio e soprattutto propenso a sparare percentuali un po’ a caso, dunque non lo prenderei in parola su questo, ma noi studenti possiamo, se non imitarlo, quantomeno imparare una lezione importante.

La postura quando si studia è importante. Molto importante.

Una buona postura allontana la sonnolenza, assicura il giusto afflusso di sangue al cervello, garantisce la distanza e l’angolo ottimale rispetto a quello che stiamo leggendo o studiando e ha un effetto anche sull’intero nostro stato psicofisico.

Non solo, ma una giusta postura deve anche essere sufficientemente comoda da poterla mantenere a lungo senza distruggersi la schiena.

La giusta posizione, mi spiace, non è rannicchiata con le gambe su, ma è una bella postura eretta, ma non impettita, su una sedia comoda ma non troppo, a una giusta distanza dal vostro libro (di solito leggermente più distante di quanto non siete abituati) e dritti, senza collassare.

Con buona pace di L, che racconta balle: non diventerete più intelligenti mettendovi in quel modo, se volete provateci ma scommetto che non durerete a lungo.

Quando invece non dovete più studiare ma dedurre l’identità di un killer con poteri paranormali, allora lì alzo le mani. L’esperto è lui.

 

 

 

IL CIBO

Da quanto vediamo nel manga e nell’anime, L si alimenta quasi esclusivamente di dolci e dolcetti di ogni genere.

Divora dolciumi ed è magro come un chiodo. Fortuna? Metabolismo iperaccelerato? Cremine bruciagrassi? Potere della fantasia di Tsugumi Ohba (lo scrittore)?

No, lo stesso L ce lo spiega: mantiene il peso forma perché il suo cervello è in costante attività e brucia una quantità enorme di calorie pensando.

Ora, non illudetevi che se state studiando per diritto privato o analisi 1 potete sfondarvi di pizza senza ingrassare, non funziona così.

Ma è verissimo che il cervello consuma energie ed è altrettanto vero che è particolarmente ghiotto di zuccheri semplici da processare.

In realtà il cervello a lungo termine è contento con una dieta bilanciata sui macronutrienti e isocalorica, cioè né in eccesso né in difetto di calorie, ma sul breve periodo gli zuccheri sono la spinta perfetta per sostenerne l’attività. Frutta e succhi di frutta soprattutto, ma anche dolcetti volendo, in piccole quantità, sono il modo migliore per tenersi svegli e attivi mentre si studia.

Mai troppo però, altrimenti subentrano questioni di glicemia, digestione e mille altre cose complicate, ma se vi tenete un succo o uno snack leggero per le pause dallo studio funzionerà alla grande!

 

 

 

COMPETITIVITÀ

C’è un momento di Death Note, che nella sua assurdità rimane il mio preferito: Light e L giocano a tennis per motivi troppo complicati da spiegare adesso, e ogni scambio diventa la scusa per una catena di deduzioni, supposizioni e ragionamenti.

Lì (ma non solo lì) emerge il fatto che L è competitivo, estremamente competitivo, almeno quanto Light, se non di più.

Ciò che lo muove e che alimenta la sua capacità di concentrarsi è la sfida, la voglia di vincere, di sovrastare il suo avversario in ogni modo possibile.

La competitività nello studio può essere una forza potente, ma spesso è mal gestita. Gli studenti a volte la indirizzano verso altri studenti, vogliono prendere un voto più alto degli altri o si dispiacciono perché hanno preso di meno, o si paragonano e tutto il resto. Questo è pessimo a livello psicologico, ma la forza competitiva invece deve essere indirizzata verso la materia e noi stessi.

Bisogna affrontare lo studio come una caccia, una ricerca, un’investigazione appunto, una battaglia tra noi e la complessità di quello che abbiamo davanti.

Dobbiamo vedere ogni capitolo, ogni paragrafo, ogni argomento conquistato come una nostra vittoria, gioirne per poi ributtarci nella mischia.

E questo vale in particolare quando studiamo qualcosa di complesso, che non ci viene al primo colpo: la competitività ci aiuta a perseverare, a non mollare, a non arrenderci di fronte al problema. Se lo studio diventa passiva e rassegnata accettazione sarà sempre noioso, lento e pesante. Se invece diventa una sfida, beh, le cose si fanno molto molto diverse.

 

 

 

DUBBIO SISTEMATICO

Un’altra caratteristica che spicca del nostro eccentrico detective di Death Note è la sua criticità totale. L mette sempre tutto in dubbio, si pone mille domande, non accetta le risposte preconfezionate ed è sempre spinto a saperne di più, a mettere in discussione, a rivedere le proprie posizioni, a rivalutare.

Da qualche parte, forse a scuola, ci hanno convinti che studiare voglia dire ripetere delle nozioni che sono scritte da qualche parte o che ha detto qualcun altro.

Questo è il livello zero dello studio, la superficialità, il nozionismo. Deve sempre esserci, certo, ma è la parte banale, la meno importante.

Quello che conta invece è proprio l’approccio critico, la rielaborazione, l’approfondimento. Come L, anche gli studenti devono domandarsi “ma questa cosa ha senso?”, “ma non potrebbe essere in un altro modo?”, “da dove arriva questa nozione?”, “che senso ha questa frase?” e venire guidati dalle domande nel proprio percorso di apprendimento, così da non soltanto consolidare meglio quanto imparato, ma anche e soprattutto rimanere più attenti e concentrati, attivi, protagonisti, scendere più a fondo nelle materie e negli argomenti.

 

 

 

GESTIONE DELL’ATTENZIONE

Infine, l’ultimo grande segreto di apprendimento e ragionamento di L è la sua maestria assoluta nell’alternanza tra focalizzazione e diffusione.

Durante lo svolgimento della trama L alterna momenti di concentrazione e focalizzazione totale, dove fa sparire tutto il mondo e rimane solo lui con il suo ragionamento, a momenti di apparente svacco e rilassamento.

Lo si vede di frequente giochicchiare col cibo in modo distratto, impilare oggetti come se fossero una sorta di antistress, ciondolare in modo che sembra pigro e inconcludente.

E invece… non è così: L gestisce al meglio la sua capacità di concentrazione, conosce la necessità di concedersi pause dopo un focus intenso, ma ancora di più è a conoscenza del fatto che la comprensione e la creatività si nutrono proprio dell’alternanza tra momenti di focus totale e momenti in cui il cervello è lasciato a lavorare in background.

Ne abbiamo parlato anche nell’articolo che ho scritto su come aumentare la comprensione mentre si studia, vi lascio il link qui! 

Ed è anche uno dei cavalli di battaglia di Barbara Oakley, forse la divulgatrice sull’apprendimento più famosa al mondo.

Per farla breve, quando vi trovate di fronte a problemi complessi da risolvere buttatevi a capofitto, spremete tutte le vostre energie sul ragionamento per un po’, come fa L, ma poi fermatevi, rilassatevi, distraetevi e lasciate che il cervello connetta i puntini da solo mentre voi vi dedicate ad altro in modo meno intenso.

E anche riguardo agli antistress, così come gli scarabocchi, per alcune persone sono veramente indispensabili e possono aiutare a focalizzarsi in modo più efficiente. Se non ne sentite la necessità lasciate stare, ma se vi piace giochicchiare con oggetti scegliete antistress silenziosi e familiari, che conoscete bene, con gesti ripetitivi, così da non occupare spazio prezioso nella vostra memoria di lavoro.

 

 

Questi 5 segreti non vi basteranno per diventare come L, vi manca la magia della narrativa fantastica per quello, ma senza alcun dubbio vi potranno tornare utili quando pensate e studiate.

A questo punto raccontatemi di quando vi siete appollaiati sulla sedia come L per vedere se diventavate più intelligenti e fatemi sapere se vi piace che ogni tanto costruisca i miei “segreti di apprendimento di” anche sulla base di personaggi di fantasia, come in questo caso.

 

A proposito, di articoli di questo tipo ne faccio periodicamente, andatevi a recuperare gli altri su Elon Musk, Bill Gates, Steve Jobs, Batman, Sherlock Holmes, Stephen HawkingNikola TeslaEinstein e Bruce Lee!

 

 E se volete trasformarvi in dei veri maestri dello studio trovate qui il link a Sistema ADC, il mio videocorso sullo studio che è diventato lo standard assoluto del settore! Dateci un’occhiata, non ve ne pentirete!


 

 

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