7 step per cercare la VERITÀ SCIENTIFICA

Se c’è una cosa su cui ho insistito fin dal primo minuto del primo video che ho caricato su Internet, ormai quasi 5 anni fa, ma in realtà anche da ben prima, è che avrei sempre cercato il più possibile, nel limite del ragionevole, di accertarmi di dire, insegnare e divulgare solo la realtà, solo ciò che la scienza può confermare, solo ciò che ha fonti solide alle spalle.

Ma c’è di più: l’ho raccontato altre volte: dopo essermi scottato frequentando corsi pseudoscientifici e ingannevoli sul metodo di studio quando ero uno studente in difficoltà, dopo aver perso i miei soldi e il mio tempo, ho giurato che non avrei mai insegnato tecniche di apprendimento efficace, che sarei stato lontano per sempre da questo mondo e non mi sarei mischiato al lago melmoso di fuffa-guru che si approfittano degli studenti.

Quando tutti i segnali della mia vita mi hanno portato a rivedere questa mia decisione e a fare dell’insegnamento e della divulgazione la mia carriera, ho giurato a me stesso che non sarei mai sceso a compromessi con la veridicità dei miei insegnamenti. Che avrei fatto della serietà la forza del mio messaggio e del mio “brand”.

Al netto degli errori che ho fatto nel tempo, come tutti, questa mia risoluzione mi ha portato a continuare a migliorare e mi ha costretto a mettere a punto una strategia, un protocollo, una strada per accertarmi che qualcosa fosse davvero degno di essere insegnato nei miei video o nei miei corsi

Ho pensato di condividere con voi questa strada. Non è perfetta, ma finora mi ha servito bene.

In questo articolo vi svelo i 7 step che uso per cercare la… verità scientifica.

 

E mi raccomando, non fatevi ingannare dal titolone sensazionalistico che ho messo per manipolarvi a leggere questo articolo, la scienza è un processo, non una Verità con la V maiuscola immutabile e assoluta.

Quello che cerchiamo è di avvicinarci alla verità il più possibile, con i mezzi che abbiamo a disposizione.

Partiamo dal primo step.

 

L’IDEA DI PARTENZA

Inizia sempre tutto con un’idea, una suggestione, un’informazione sentita o letta da qualche parte, uno stimolo, che vogliamo approfondire e mettere alla prova. Definiamolo, per comodità “idea di partenza”.

Personalmente ne identifico di 4 tipi:

 

  • un’idea personale: una nostra opinione, esperienza, ragionamento o un’ipotesi che vogliamo testare. Tipo: “secondo me fare schemi non serve a nulla”. “l’omeopatia non funziona”. “la mascherina fa male alla salute”.

 

  • voci sentite in giro: possono essere nostri amici o parenti, conoscenti, gente incrociata al bar che dice qualcosa o si riferisce a qualcosa che ci fa scattare la scintilla dell’interesse. Tipo vostro zio che vi dice che c’è ha sentito dire che se fai ascoltare la musica classica agli alberi di pere producono di più.

 

  • informazioni che arrivano dai media: radio, tv, video su YouTube, post vari su Twitter, Facebook, Instagram, articoli di giornale o di una rivista…

 

  • libri di qualunque tipo.

Sarebbe buona norma che, specie per quanto riguarda i media e i libri, fossero riportate le fonti da cui vengono tratte le informazioni ma guardiamo in faccia la realtà: nella maggior parte dei casi questo non succede e ci dobbiamo arrangiare. Ci sarà posto comunque per le fonti indicate direttamente nella nostra idea di partenza più avanti negli step.

 

PAROLE CHIAVE

Una volta identificata l’idea di partenza dobbiamo costruirci un arsenale di parole chiave che ci guideranno nella nostra ricerca. Possono essere parole correlate direttamente all’idea stesso o all’argomento, nomi di persone o figure di riferimento, dettagli tecnici come sigle, codici, articoli ecc.

Se voglio cercare informazioni sulla memoria e le tecniche di memoria, per esempio, prenderò come parole chiave: “memoria”, “tecniche di memoria”, “mnemotecnica”, “Ebbinghaus”, “curva dell’oblio” e via così.

Queste parole chiave nella maggior parte dei casi vanno convertite, se già non lo sono, in inglese. Eh sì, come direbbero gli americani “deal with it”, mettetevela via, l’inglese è la lingua della scienza e di Internet. A meno che non cerchiate conferma di qualcosa di prettamente italiano, cercare in inglese è sempre la strada giusta.

A questo punto, ora che abbiamo la nostra lista di parole chiave che identifica l’idea di partenza, siamo pronti per cercare…

 

LE FONTI PRIMARIE

Le fonti primarie sono il terzo step della nostra ricerca, nonché, forse, il più importante. Sono i punti di riferimento su cui ci formeremo la nostra opinione informata.

Ne distinguo, ne uso e ne consiglio 4:

 

  • Libri di divulgazione scientifica, specifici di settore o didattici, questa è la prima grande categoria. È fondamentale che abbiano una bibliografia ricca e dettagliata, che siano scritti da veri esperti di settore titolati, che siano pubblicati da case editrici serie e che siano possibilmente consigliati, recensiti, magari adottati nei corsi di studio universitari.

Non libri a caso, lo ripeto: libri autorevoli, con bibliografia, di grandi autori, con recensioni, usati nelle università, citati.

Io su questo ci scherzo sempre: ho comprato e compro tutti i cavolo di libri con “learning”, “memory”, “teaching”, “study” che esistono. Ci scherzo, ma Dario ha visto che carichi di libri mi arrivano a casa e in ufficio!

Pensate che le attrezzature da videomaking costino tanto? AH! Se vedeste quanto spendo in libri in un anno avreste gli incubi per settimane!

 

  • Pagine Wikipedia. Sorpresi? E invece Wikipedia è un servizio straordinario e quello che pochi sanno è che gli articoli sono curati da veri esperti di settore e revisionati con lo stesso rigore delle più autorevoli riviste scientifiche. Quantomeno su temi settoriali, nelle pagine sulla vita dei VIP si può trovare di tutto. Ma se vi leggete la pagina di Wikipedia sul ruolo dell’ippocampo nel processo di apprendimento state sicuri che c’è da fidarsi.

Spesso gli articoli di Wikipedia sono capolavori di sintesi da cui potete trarre informazioni preziosissime e selezionate.

 E poi mette in fondo altre fonti, ma di questo ne parliamo al prossimo step.

 

  • Le review e le meta analisi. Si salta su Google Scholar, il servizio di Google per cercare articoli scientifici e pubblicazioni di settore, si inseriscono le parole chiave che abbiamo selezionato allo step precedente e si aggiungono le paroline magiche “review” o “meta-analysis”.

E… magia: se esistono, si trovano gli studi aggregativi che mettono insieme tutti gli studi su quel determinato argomento, confrontandoli e tirandone fuori conclusioni significative e molto, molto, molto più valide di singoli studi pubblicati da chissà chi.

Come dite? Non sapete come leggere gli articoli scientifici trovati su Google Scholar perché sono a pagamento?

Peccato che non esista un portale pirata da cui accedere a qualunque pubblicazione scientifica della storia, e peccato che non si chiami SCI HUB, che non sia di origine russa, che non si trovi a diversi indirizzi…

Ma, del resto, se anche esistesse questo fantomatico SCI HUB, non potrei certo consigliarvelo, in fondo sarebbe un sito pirata e non sarebbe permesso sfruttarlo… già… meglio evitare

Scherzo, non me ne frega niente, usate sci hub sempre e comunque!

 

  • Le fonti citate direttamente dall’idea di partenza, quei rari articoli o servizi o video che citano degli studi. Pur essendo studi singoli, quindi non significativi quanto le review o le meta analisi, assumono rilevanza di fonte primaria perché direttamente correlate con quello che stiamo cercando.

Bene, ci siete con questi 4 gruppi di fonti primarie? Bene, ci si procura queste fonti primarie e le si studia, legge, analizza con attenzione. Grande attenzione. E ci si forma un’opinione.

E prima che lo domandiate sì, le si usa tutte. Il fatto di avere un libro non basta, bisogna anche usare Wikipedia e anche cercare le meta analisi e anche tutto il resto. Più è meglio. La ridondanza delle fonti primarie è fondamentale.

Il nostro scopo è cercare i punti comuni, dove le fonti primarie convergono e sono d’accordo fra loro. Se avete cercato bene e se l’argomento è serio, dovreste arrivare almeno a qualche “consenso” fra le vostre fonti primarie.

E il consenso può anche essere che non si sa la risposta. Purtroppo, succede. O peggio, che la vostra idea di partenza era errata. Ci ritorniamo fra poco.

Analizzate le fonti primarie, raggiunto un consenso, si può andare allo step successivo, il quarto.

 

SEGUIRE IL FLUSSO

E questo step è quello un po’ più per i nerd della materia, per i semplici appassionati ci si può fermare anche alle fonti primarie …

Se volete approfondire parecchio, però, magari perché quello che state ricercando un giorno potrà servirvi per lavoro, come è accaduto a me sui temi dello studio, la ricerca continua.

Si segue il flusso delle fonti, risalendo al contrario. Certo, si potrebbe proseguire praticamente all’infinito, io spesso mi fermo al secondo grado. Vale a dire che leggo le fonti e i riferimenti citati dalle mie fonti primarie, che potremmo definire “fonti delle fonti” e poi pure le “fonti delle fonti delle fonti”. Poi mi fermo.

Questo processo viene tagliato quando mi accorgo che il consenso è talmente chiaro e diffuso che non serve scavare più di tanto.

 

CONTROLLARE I PARERI AUTOREVOLI

Eccoci al quinto step. Un’altra cosa che cerco di fare e che può aiutare è sentire il parere di esperti del settore, di divulgatori, influencer, creatori di contenuti, giornalisti, scrittori, autori che conoscete e di cui vi fidate, ma anche riviste, siti, pagine Facebook, blog

Con una precisazione però: questo step va affrontato rigorosamente dopo gli altri, non prima. I vostri punti di riferimento autorevoli potrebbero sbagliarsi di brutto, per cui dovete avere una solida ricerca sulle spalle prima di andare a sentire cosa dicono, perché hanno un potere fortissimo su di voi e possono cambiare le vostre opinioni, e se non avete prima svolto un lavoro di ricerca rischiate di farvi portare fuori strada.

Certo, non è sempre possibile scendere così nel dettaglio, non sempre potrete e non sempre vorrete, ma l’importante è farlo almeno qualche volta per mettere alla prova proprio questi punti di riferimento che volete farvi.

Quando verificate più volte che un certo personaggio o una certa testata sono accurati e fanno un ottimo lavoro di ricerca delle fonti, allora potete cominciare a rilassarvi di più e dare un po’ di più per scontato che sappiano di cosa stanno parlando.

Potete fidarvi, insomma. Ma tenete gli occhi aperti comunque, perché tutti commettono errori.
E questo ci porta al sesto step, il penultimo.

 

CERCARE DI SBAGLIARE

Tutti commettono errori e questo processo che vi sto insegnando, che è quello che uso io, non è infallibile, per nulla.

Un modo per renderlo però ancora più efficace è blindarlo contro il bias di conferma, cioè la tendenza errata a cercare conferme di quello di cui siamo già convinti. Il bias di conferma è il vostro nemico numero 1.

Non c’è garanzia di riuscire a batterlo ma potete fare due cose:

 

  • Quando googlate, fatelo sempre con termini neutri o negativi per la vostra idea di partenza. Mi spiego: se io sono convinto che il testing sia fondamentale per lo studio non cercherò “testing efficace”, cercherò invece “testing efficacia”, o meglio ancora “testing inefficace”, “testing non funziona”, cose così.

 

  • Partite sempre dal presupposto che possiate sbagliarvi e domandatevi “se volessi scoprire che questa idea di partenza è falsa, sbagliata, cosa dovrei cercare?” E cercate quello. 

Se l’idea di partenza arriva fino a qui, se il consenso che avete individuato resiste a questi 6 step e all’atteggiamento di ricerca attiva dell’errore, allora è probabile che quell’idea sia, finalmente, quella giusta.

Manca solo un piccolo step, il settimo, che ho chiamato…

 

L’ETERNO RITORNO

Sì, perché in realtà la ricerca non si ferma mai, gli errori sono sempre dietro l’angolo, la scienza si evolve, voi stessi cambiate, le vostre fonti cambiano e, insomma, periodicamente è bene dare una controllatina.

Comprare qualche nuovo libro, leggere gli ultimi articoli, guardare nuovi video, mettere in discussione cose che ormai date per scontate da anni… insomma, non sedersi sugli allori, mai.

 

Ora, so che alcuni di voi si saranno spaventati, perché questo processo può sembrare lungo, complesso, faticoso, pesante, a volte persino frustrante quando scopriamo di avere torto…

Il motivo per cui vi sembra così è che lo è.

Sì: è lungo, complesso, faticoso, pesante e a volte frustrante. Ma se cercate l’eccellenza, se volete avvicinarvi alla realtà, alla verità più possibile, è l’unica strada.

Sia chiaro poi, come dicevamo prima non è sempre possibilenecessario fare tutto questo. Lo standard salirà tanto più il tema di cui volete occuparvi è rilevante per voi e per la vostra vita.

Sui temi del metodo di studio io ci lavoro, migliaia di studenti che mi danno fiducia ogni giorno mettono in atto strategie basate su queste mie ricerche, per cui è evidente che io sia tenuto a uno standard elevato.

Su altri temi posso essere più rilassato, ovviamente.

 

Voi che ne pensate? Avete delle aggiunte, delle critiche, delle correzioni da fare al mio processo?

Mi piacerebbe sentire i vostri consigli e suggerimenti, per diventare sempre più preciso!

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