Tecniche di MEMORIA: tutto quello che devi SAPERE

 

Le tecniche di memoria, o mnemotecniche, che dir si voglia, sono nell’occhio del ciclone ogni qualvolta si parla di apprendimento efficace o metodo di studio. Funzionano? Non funzionano? A cosa servono e, soprattutto, qual è il loro ruolo in un vero metodo di studio?

È ora di parlarne.

 

COSA SONO LE MNEMOTECNICHE

Partiamo dalle basi: una mnemotecnica è una strategia cognitiva che ha lo scopo di facilitare il deposito, il consolidamento e il recupero di un’informazione, in particolare un’informazione che normalmente richiederebbe molto sforzo per essere interiorizzata, perché troppo lunga, complessa o astratta. 

In sostanza, è un diverso modo di memorizzare informazioni difficili, che non richieda ripetizioni estenuanti o infiniti ripassi. 

In questo articolo vedremo cosa sono, come funzionano, perché funzionano e che ruolo abbiano in un metodo di studio eccellente, ma prima...

 

BREVE STORIA DELLE MNEMOTECNICHE

Le tecniche di memoria sono antiche quanto la necessità di ricordare e nascono probabilmente legate al canto e alla recitazione. Tenere a mente interi poemi era una questione di vita o di morte per cantori e poeti, e qualcosa dovevano pur inventarsela.

Ci sono evidenze di primitive mnemotecniche in India, in Cina e in ogni luogo dove una civiltà abbia sviluppato forti tradizioni orali, ma le tecniche di memoria che conosciamo e utilizziamo oggi, così precise e sistematiche, fanno il loro debutto nella Grecia Antica

Il primo “memorizzatore” di cui abbiamo traccia è un certo Simonide di Ceo, del quinto secolo a.C. (pensateci, 2500 anni fa), che si racconta abbia utilizzato la sua straordinaria memoria per ricordare la disposizione di tutti gli invitati ad un banchetto e riconoscerne i corpi sotto le macerie dopo un terribile crollo del palazzo.

Ovviamente parlano della potenza delle arti mnemoniche Aristotele e Platone, ma è poi coi romani che si fa un deciso passo avanti. Nella Rhetorica Ad Herennium, forse il trattato di “public speaking” più influente della storia, talvolta attribuito a Cicerone, si spiega la tecnica dei Loci per ricordare i punti chiave di un discorso. In età romana le tecniche di memoria fioriscono, ma col crollo dell’impero e l’arrivo del medioevo vengono spazzate via.

Qualche sprazzo di interesse nell’argomento ce l’ha Tommaso D’Aquino nel tredicesimo secolo, ma è con l’umanesimo e il rinascimento che le tecniche di memoria vengono riscoperte. Ignazio di Loyola, Pico della Mirandola, Giordano Bruno e chi più ne ha più ne metta.

Proseguendo verso l’era moderna figura di spicco per lo sviluppo dell’ars mnemonica furono Pierre Herigone, il padre della conversione fondetica e poi ai nostri giorni Harry Lorayne, Dominic O’Brien, Tony Buzan e campioni contemporanei come Ben Pridmore.

Fine della storia.

 

COME FUNZIONANO 

Ci sono moltissime mnemotecniche diverse ma volendo semplificare, le più efficaci si basano più o meno tutte sullo stesso principio di fondo, che potremmo definire in 4 step fondamentali:

Step 1: creare delle rappresentazioni mentali delle informazioni che dobbiamo memorizzare. Una rappresentazione mentale è un sogno ad occhi aperti (o chiusi, come preferite), un’immaginazione, una fantasticheria, insomma, come quando siamo sui mezzi pubblici andando al lavoro o all’università o a scuola e immaginiamo di essere in spiaggia a Ibiza. La rappresentazione deve essere concreta, realistica, altrimenti non funziona la tecnica. Se riusciamo a sfruttare immagini, luoghi e contesti che provengono dalla nostra vita la tecnica aumenta di efficacia.

Step 2: attribuire a queste rappresentazioni alcune caratteristiche che le rendano peculiari in modo da risaltare e suscitare in noi un’emozione: assurdità, paradosso, movimento (sempre meglio immaginare film mentali e non immagini fisse), dettagli che le rendano realistiche, colore;

Step 3: legare queste immagini tra loro sfruttando azioni e storie. Creare un legame insomma, come se fosse una catena, che sia consequenziale e molto chiaro, facile da recuperare. Unesempio può essere la canzonicina "alla fiera dell’est per due soldi un topolino mio padre comprò. e venne il gatto che si mangiò il topo e venne il cane che si mangiò il gatto ecce cc." Uno dietro l’altro, un’azione porta all’altra in ordine. Queste storie possono essere lunghissime o brevi, a seconda del tipo di tecnica che stiamo impiegando, e si possono ambientare in luoghi che conosciamo bene, come si fa con la famosa tecnica dei loci (o palazzo della memoria).

Step 4: visualizzare quella storia e tutte le immagini, viverla il più possibile in modo intenso, imbrogliando un po’ la mente a credere che stia accadendo davvero. Questo step è fondamentale, se la storia vi limitate a pensarla ma non la “sentite” davvero, non funzionerà!

Questo è il procedimento base, facciamo un paio di esempi:

Diciamo di dover memorizzare la parola:

"PNEUMONOULTRAMICROSCOPICSILICOVOLCANOCONIOSIS"

 Ovviamente dovremo spezzarla, per ogni pezzo troviamo l’immagine e seguiamo i 4 step che vi spiegavo prima.

 La divido in PNEUMONO (immagino lo pneumatico della mia macchina), ULTRA ( mi vengono in mente gli ultras della curva allo stadio); MICROSCOPIC (mi immagino dei microscopi); SILICO (il silicone trasparente per sigillare) VOLCANO (un vulcano che erutta); CONIO (monete); SIS (i terroristi dell’Isis).

Ora attribuiamo alle immagini le varie caratteristiche, creiamo la storia e visualizziamola.

Immagino di essere in macchina quando sento traballare uno pneumatico, mi accorgo che un gruppo di ultras del calcio me lo stanno rubando, lo staccano e se lo portano via. Allora lancio agli ultras dei microscopi per cercare di colpirli e fermarli, ma loro si difendono creando uno scudo col silicone. Dopodichè si lanciano tutti dentro un vulcano, il quale erutta non lava, bensì monetine, conio. Comincio a raccoglierle quando arrivano i terroristi dell'Isis e me le rubano.

Sbam: memorizzato. Mi basterà ripensare alla storia per recuperare la parolona. Dicendola ad alta voce un paio di volte arriva anche la fluidità nel pronunciarla.

 Con i numeri si farà la stessa cosa, ma c’è bisogno di uno step in più per trasformarli prima in parole, ecco dove interviene la conversione fonetica o major mnemonic system (ma non ve la spiego in questo video sennò famo notte).

A proposito, se cercate altre parolone con cui confrontarvi, questo articolo fa al caso vostro:

https://www.105.net/news/tutto-news/232679/le-dieci-parole-piu-lunghe-e-impronunciabili-del-mondo.html

Uguale con formule o con interi testi, dove magari dovrò prima selezionare quali parole è fondamentale ricordare per ricostruire tutto il testo. Ma si può fare anche con elenchi, immagini, vocaboli stranieri e qualunque altra cosa.

Se ambiento queste storie e creo queste associazioni all’interno delle stanze di casa mia o in luoghi che conosco sto costruendo un palazzo della memoria.

Tutto qui, il meccanismo è semplice, per usarle efficacemente però c’è bisogno di comprendere bene tutte le sfumature, i diversi campi di utilizzo, i dettagli e, soprattutto, ammazzarsi di esercizio.

 

PERCHÉ FUNZIONANO?

Ma perché queste tecniche funzionano? I motivi sono principalmente 4:

  • Si collegano a elementi che già conosciamo e che già abbiamo depositato a lungo termine nella nostra memoria, creando associazioni e “ponti” tra le vecchie e le nuove conoscenze;

 

  • Attraverso la storia e le azioni creano una struttura di recupero che agisce come un’impalcatura, un sostegno e permette di recuperare rapidamente l’intera sequenza.

 

  • Pur in modo simulato, stimolano i nostri sensi e trasformano l’apprendimento in un’esperienza concreta, fisica quasi, quindi più rilevante per la nostra mente.

 

  • Ci emozionano: fanno ridere, sono stupide, curiose, paurose, schifose, ma le storie create con questo procedimento non ci possono lasciare indifferenti. L’emozione stimola un ricordo più forte. 

Esistono mnemotecniche specifiche e varianti per qualsiasi cosa: per memorizzare parole, vocaboli stranieri, testi, formule, numeri, immagini, carte da gioco, numeri binari e qualsiasi altra cosa che vi venga in mente.

Se la cosa vi interessa potremmo fare anche dei video specifici su tecniche specifiche, fatemelo sapere qui sotto.

 

IL RUOLO NELLO STUDIO

Come scrivevo in apertura di articolo, le mnemotecniche sono al centro delle proposte quando si parla di metodo di studio efficace, speed-learning ecc. Esistono svariati “corsi di memoria”, corsi che fanno della tecnica dei loci un intero metodo di studio e via così. 

Ma in realtà, quasi sempre, porre queste strategie al centro di un metodo di studio è un errore colossale. 

Innanzitutto, per essere realmente utilizzate con profitto le mnemotecniche richiedono un bell’allenamento, non è una cosa che nel giro di dieci minuti saprete applicare a interi esami. CI vuole un po’ di pazienza. Ma questo, direte voi, vale un po’ per tutto, e avete anche ragione. 

Senonché c’è anche il fatto che le mnemotecniche non hanno nulla a che fare con la comprensione ad esempio. E dato che il 90% dello studio è composto da concetti che vanno compresi, rielaborati e poi fatti propri ed espressi, in quel 90% le mnemotecniche servono a ben poco. E poi memorizzare è faticoso e richiede tempo.

E quindi? Le eliminiamo? Spazziamo via tutto e salutiamo caramente i greci, i rinascimentali e Cicerone?

Per niente, diamo invece loro il giusto spazio che meritano: le mnemotecniche regnano quando si parla di memorizzare dettagli tecnici, sequenze, elementi che non hanno nulla di “concettuale” ma devono solo essere ricordati per quello che sono: articoli di codice, date, vocaboli, nomi astrusi quando si studia anatomia, paroloni scientifici impronunciabili, elenchi, algoritmi, la sequenza del vostro discorso di laurea.

Dove c’è da tenere a mente qualcosa che non sottintende un ragionamento, dove c’è una mole enorme di dati, lì è ora di memorizzare. E queste tecniche diventano una freccia veramente potente e appuntita nella faretra dello studente efficace. Una freccia però, non l’intera faretra.

Bisogna conoscerle, praticarle, e sapere dove, come e quando applicarle. Non vi serviranno così spesso quando studiate, ma quando serviranno, saranno indispensabili e ringrazierete di conoscerle.

È un po’ come avere in casa un cacciavite a stella. Non è che lo usiate tutti i santi giorni, e non è al centro delle vostre faccende domestiche. Ma quando c’è da avvitare, non potete farne a meno, lo tirate fuori dalla vostra cassetta degli attrezzi e siete felicissimi di averlo comprato.

 

CHE COSA DICE LA SCIENZA

E la scienza? Cosa dice?

in generale gli studi confermano l’efficacia di queste strategie ma sottolineano anche la necessità di una pratica intensa e prolungata per renderle davvero utili, e punta anche il dito sul limitato campo d’applicazione. Giustamente.

Ci sono anche studi davvero molto interessanti sul concetto di memoria di lavoro a lungo termine, ma andremmo veramente troppo sullo specifico, se vi interessa trovate i riferimenti nella bibliografia qui sotto.

***

Aspetto di sentire la vostra esperienza con le mnemotecniche: voglio sapere se le conoscete, le utilizzate, le vorreste imparare e se avete qualche idea su come applicarle concretamente nel vostro studio!

Fatemi sapere, ci sentiamo prestissimo.

 

BIBLIOGRAFIA PER NERD 

 

  • Bower, G.H. (1973). How to … uh … remember! Psychology Today, 7, 63-70.

 

  • Bower, G.H., & Clark, M.C. (1969). Narrative stories as mediators for serial learning. Psychonomic Science, 14, 181-182.

 

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  • Ericsson, K.A. (1988). Analysis of memory performance in terms of memory skill. In R. J. Sternberg (Ed.), Advancesin the psychology of human intelligence (Vol. 4, pp. 137-179).

 

  • Ericsson, K.A., & Kintsch, W. (1995). Long-term working memory. Psychological Review, 102, 211-245.

 

  • Ericsson, K.A., Delaney, P.F., Weaver, G., & Mahadevan, R. (2004). Uncovering the structure of a mnemonist’s superior “basic” memory capacity. Cognitive Psychology, 49, 191-237.

 

  • Glynn, Shawn; et al. (2003). Mnemonic Methods. The Science Teacher. pp. 52–55.

 

 

 

  • Luria, A.R. (1968). The mind of a Mnemonist. NewYork: Basic Books.

 

  • Maguire, E. A., Valentine, E.R., Wilding, J.M., & Kapur, N. (2003). Routes to remembering: The brains behind superior memory. Nature Neuroscience, 6, 90-95.

 

  • Massen, C., & Vaterrodt-Plunnecke, B. (2006). The role of proactive interference in mnemonic techniques. Memory, 14, 189-196.

 

 

  • Worthen, J.B., & Hunt, R.R. (2011). Mnemonology: Mnemonics for the 21st century. Hove, UK: Psychology Press

 

 

 

 

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