Come SCRIVERE un TEMA PERFETTO

 

Hai presente quei grandi autori, quelle donne e uomini che si siedono alla scrivania, di fronte a un foglio, illuminati dalla luce del sole che filtra attraverso una finestra aperta, prendono in mano la loro penna stilografica, la appoggiano sulla carta e creano mondi meravigliosi?

Ecco, bene, quello non sei tu. E neanche io se è per quello. Noi siamo quelli che di fronte al foglio protocollo a scuola o all'università, dovendo rispondere a domande aperte o creare un maledettissimo tema dobbiamo faticare, sforzarci, sudare per tirarne fuori qualcosa di sensato e coerente che non sembri un orribile collage di frasi buttate a caso.

Si potrebbero scrivere trattati, e qualcuno li ha anche scritti, su come si scrive un buon tema, ma io credo che quello di cui hai bisogno siano poche linee guida semplici, chiare, brutali che ti chiariscano le idee.

Questo articolo sarà proprio questo: ti insegnerò tutto quello che devi sapere su come scrivere un tema semplicemente perfetto (o quasi).

 

Ora, lo ammetto: quando andavo a scuola avevo una media in italiano scritto mostruosa, non perché fossi poi così bravo a scrivere, ma più che altro perché divoravo un libro alla settimana ed ero un adolescente convintissimo di aver capito tutto, saccente e pieno di cose da dire.

Poi sono cresciuto, ho studiato lettere e poi linguistica e mi sono reso conto che tutti quei temi di cui ero tanto fiero, quei nove e mezzo scritti con la penna rossa dall'insegnante, facevano comunque schifo e si salvavano solo perché miracolosamente riuscivo sempre a cavare fuori qualcosa di leggibile e che si distinguesse dalla massa.

E sono rimasto convintissimo, saccente e pieno di cose da dire. Del resto, il mio lavoro è spiegare cose alla gente di fronte a una telecamera e tramite un blog, vedi tu.

Ma non divaghiamo: come si scrive un buon tema. Parleremo di selezione della traccia, organizzazione, lunghezza, lessico, sintassi, argomentazione.

E, a proposito, se sei un universitario o un lavoratore togliti quel sorrisetto compiaciuto dalla faccia, non ne sei fuori, hai bisogno anche tu di saperle queste cose, che se non è un tema sarà un elaborato, un esame orale, una lettera di motivazione, una mail importante, un articolo… Tutti prima o poi dobbiamo scrivere. È il caso di imparare a farlo.

Bene, si comincia.

 

SELEZIONE DELLA TRACCIA

Il primo problema che si trova di fronte lo studente quando è il momento del tema è decidere che tema scegliere. A volte ci sono tutte le tipologie possibili, altre volte sono ristrette, altre volte ancora ci sono multiple tracce della stessa tipologia. Il processo di selezione è in 4 fasi:

  • Decidere la tipologia. Esistono quattro tipi principali di tema: tema A, l’analisi di un testo letterario, tema B, il testo argomentativo/articolo di giornale, tipologia C, tema storico e tipologia D, tema libero.

Non entrerò nel dettaglio delle differenze tra le varie tracce, magari se la cosa ti interessa ci farò un video a parte, fammelo sapere qui sotto nei commenti, ma partiamo col dire che ti sconsiglio di brutto il tema storico, a meno che tu non sia un vero appassionato e con una preparazione solidissima. Viene corretto a 4 mani, il che significa il doppio degli insegnanti che spulciano il testo per trovare errori e costringe i docenti a mettersi d’accordo, il che, te lo assicuro, non li mette di buon umore.

Quindi, se sei un nerd storico e hai a casa un altare votivo dedicato a Beda il Venerabile ok, vai pure con la tipologia C. Sennò lascia stare, che è meglio.

La tipologia A è il rifugio, la salvezza di chi ha studiato. Se ti sei preparato in letteratura, sei aggiornato, snoccioli figure retoriche e parafrasi come se fossero caramelle è il tema che fa per te. Io lo consiglio perché non richiede particolari doti di scrittura e segue una progressione piuttosto schematica, talvolta per domande persino, ed è quindi molto semplice da realizzare (a patto, come dicevamo, che tu abbia studiato).

La tipologia B è molto interessante, ma anche parecchio complessa, perché devi saper gestire le fonti, saper analizzare i testi allegati alla traccia e saper sviluppare un’argomentazione da essi. Può essere una buona scelta, insieme anche al tema libero, la tipologia D, a patto che l’argomento della traccia ti interessi o tu abbia qualcosa da dire a riguardo. E questo ci porta al secondo parametro;

 

  • Una volta scremata la tipologia che ti interessa, devi valutare in base a quante cose hai da dire, quanto sei preparato e quanto ne sai di quello specifico argomento. Questo parametro è il più importante di tutti: se su un certo argomento arranchi il tuo tema arrancherà, c’è poco da fare. Se su una delle tracce palesemente hai più cose da scrivere quello è tuo tema, il resto non conta.

 

  • Se però ci sono più tracce sullo stesso livello per il parametro 2 considera la difficoltà e scegli quello che ti pare più facile. Banale come principio, ma efficace.

 

  • Se anche con la facilità c’è un pareggio, il quarto e ultimo parametro, il meno importante, quello che dovrebbe essere preso in considerazione solo nei casi più estremi è la particolarità. Scegli il tema che ti aspetti possa risultare più particolare e che pensi che un numero inferiore dei tuoi compagni sceglieranno. Tu non hai idea di quanto alienante sia correggere 18 temi tutti uguali. Non ne hai davvero idea. Per cui se il tuo tema risulta un po’ diverso quantomeno regalerai all'insegnante una boccata d’aria fresca. Ti sarà grato, o grata, per questo.

 

Assicurati sempre di prenderti il tuo tempo per la selezione, anche 15 minuti se necessario e per capire bene la consegna.

Non devi scrivere un tema su quello che tu pensi che voglia dire la consegna, devi scrivere un tema su quello che vuol dire DAVVERO la consegna. Se hai dubbi, piuttosto chiedi chiarimenti direttamente all’insegnante.

Capire male significa andare fuori tema e andare fuori tema significa che accadrà il disastro.

Una volta scelto finalmente il tuo tema è ora di passare alla fase di…

 

ORGANIZZAZIONE

Per prima cosa un bel brainstorming. Che significa? Prendi un foglio tenuto in orizzontale, disegna un cerchio in mezzo con la consegna scritta e fai partire dei rami su cui scrivere tutto quello che ti viene in mente e che vuoi inserire nel tema: parole chiave, pezzi di frasi, citazioni, discorsi, idee, tutto.

Non è ancora il momento di preoccuparsi dell’ordine e fregatene pure dell’aspetto che ha questo brainstorming, non stai creando una bella mappa mentale colorata, stai buttando idee su un foglio.

Il brainstorming dovrebbe prendere anch'esso una decina di minuti.

Quando ti sei spremuto fino all'ultima goccia di idee è ora di prendere tutto quello che hai pensato, selezionarlo e riversarlo nella scaletta.

E fai attenzione per un secondo, perché questo è importante: la scaletta non è scrivere su un foglio “introduzione, parte centrale, conclusione”, è un elenco ordinato, dettagliato, specifico di ogni singolo passaggio del tuo futuro tema.

La scaletta è lo scheletro, è il copione, è la mappa. La regola è questa: non ti metti a scrivere nemmeno una parola finché non sai perfettamente cosa scriverai, dove lo scriverai, in che ordine, come collegarlo a tutto il resto.

Finché, insomma, non hai progettato interamente il testo.

Questo punto è talmente cruciale che meriterebbe un video a parte: non si improvvisa la scrittura: la si progetta e poi la si esegue. Il motivo per cui il tuo tema, quando lo rileggi, suona come una richiesta di pietà e non un testo coeso è che sei partito con la prima frase, l’hai scritta e poi ti sei domandato “E adesso?” e sei andato avanti così, alla cieca, una frase dopo l’altra. Ed ecco che allora non esiste ritmo, non esiste coesione appunto, fioccano le ripetizioni, si gira a vuoto e tutte quelle altre splendide situazioni che si ritrovano nei temi del 90% degli studenti.

Non sei Hernest Hemingway, non sei Shakespeare e non sei Dante, e nemmeno loro si potevano permettero di cominciare a scrivere senza sapere dove andare a parare.

La scaletta è un’operazione da fare con attenzione e da essa dipende la riuscita del tuo tema.  Se ci devi mettere mezz’ora a farla va bene, così sia. Ti farà risparmiare un sacco di tempo perché quando comincerai a scrivere dovrai preoccuparti solo del “come” scrivi, non del “cosa”, perché lo avrai già deciso in precedenza. Dimezzi la difficoltà e riduci il tempo. Niente male, no?

È chiaro che poi procedendo col tema ti accorgerai di qualche modifica da apportare, qualche aggiunta, qualche variazione, ma costruendo la scaletta come ti ho spiegato ti assicurerai di non procedere alla cieca.

Ovviamente con la brutta copia puoi scrivere malissimo e andare di fretta, mi raccomando però comunque all’ortografia, nove volte su dieci un errore in brutta copia viene riportato identico in bella.

Ultimo consiglio organizzativo: se senti la testa fumare durante il tema fermati per un minuto. 60 secondi di pausa, giusto per rilassarsi un attimo, riprendersi e lasciar fluire la tensione. Funziona, prova.

 

LUNGHEZZA

Ooooh parliamo di un argomento controverso: quanto lungo deve essere un tema? Meglio un tema corto o un tema lungo? Quante pagine minimo?

La risposta è che questa domanda non ha alcun senso. Zero. Inutile. Stupida. Fuorviante.

Il contenuto di un tema non si valuta in base a quanti fogli protocollo hai imbrattato, si giudica in base all’esaustività.

Data la tipologia, la traccia e la consegna, il mio tema esaurisce l’argomento? È completo? Affronta tutti i punti suggeriti dalla consegna stessa? Queste sono le uniche domande di cui ti dovresti preoccupare.

Se il tuo tema è esaustivo sarà automaticamente della giusta lunghezza. Mi tiene sveglia la notte l’idea di ragazzi che aumentano le dimensioni della scrittura per scrivere più pagine, aggiungono aggettivi a caso, si lanciano in ripetizioni e rielaborazioni carpiate pur di guadagnare qualche riga.

E mi fanno ancora più orrore quei professori (sempre meno per fortuna), che impongono una lunghezza minima o aumentano i voti a seconda del numero di pagine. È una cosa disgustosa.

Scrivi quanto ha senso scrivere, quanto il tema stesso richiede, quanto è abbastanza per definire chiuso l’argomento in modo soddisfacente. Non una parola di più, non una parola di meno.

Se non sai valutare l’esaustività probabilmente hai fatto un errore nella fase di selezione della traccia.

 

LESSICO

Non c’è niente di più ridicolo di un sedicenne che prova a usare un lessico forbito per impressionare il professore. Fa lo stesso effetto di un bambino vestito in completo giacca e cravatta che imita il papà: carino, ma in fondo anche un po’ patetico.

Non sei il Manzoni e non serve che imbratti le tue pagine di termini come “adamantino”, “bastingaggio”, “alterigia”, “proskinesis”, “claudicante”.

Mantieni un lessico semplice, ma preciso. Non scrivere come parli, per carità diddio, ma scrivi in un italiano contemporaneo senza troppi arzigogoli, senza arcaismi.

Ricordati che il primo scopo del linguaggio è comunicare in modo chiaro, e tu non stai scrivendo il tema per impressionare o sorprendere, stai scrivendo il tema per dimostrare di saperti esprimere in italiano. Unica eccezione sono i termini tecnici, che vanno sempre bene, a patto che siano usati con precisione. Se quella figura retorica è un poliptoto la devi chiamare poliptoto, se è un’anafora è un’anafora e via così.

Quindi, ricapitolando, lessico semplice e pulito, con termini tecnici precisi quando serve.

Cerca di evitare le ripetizioni e di sfruttare dei sinonimi ma non stressarti troppo su questo, non diventare matto, bastano un paio di sinonimi e se quel termine è particolarmente importante è normale che ritorni più volte nel testo.

Taglia senza pietà alcuna gli avverbi in -mente, a meno che non siano proprio indispensabili, fai sparire i cioè, gli “in pratica”, le varie espressioni idiomatiche, i modi di dire, l’uso del tu impersonale che mi fa soffrire…

Tieniti vicino un dizionario e controlla le parole. Controllale c***o. Il vocabolario è il tuo migliore amico, sfoglialo, apprezzalo, chiedigli aiuto e lui ti ricambierà evitandoti l’imbarazzo bruciante quando alla riconsegna del compito ti accorgerai di aver scritto “coscenza” senza “i”.

 

SINTASSI

Per quanto riguarda l’organizzazione della frase siamo sullo stesso principio: semplice, pulito, breve. Soggetto, verbo, complemento.

Niente frasi lunghe sedici righe, non le sai gestire, sono un orrore, ci infilerai almeno quattro errori di accordo e, anche uscissero fuori corrette per opera del demone a cui hai venduto l’anima per ottenere il 6, saranno difficili da leggere e noiose.

Frasi brevi, semplici, chiare, pulite. Ovviamente non ti sto dicendo di esprimerti come un bimbo di otto anni, ma ancora una volta è la chiarezza espositiva che ti dovrebbe guidare, non il tentativo di metterti in mostra.

Non forzare frasi che nella tua vita non useresti mai e che non sei in grado di gestire. Massimo due subordinate, alla terza nello stesso periodo ti vengo a cercare armato di Vocabolario Rocci edizione in calcestruzzo da usare come oggetto contundente.

Impara a sfruttare i connettivi logici, cioè quelle particelle grammaticali che legano una frase a quella precedente e quella successiva e creano un ritmo, una fluidità nel tuo testo, un senso logico nelle varie proposizioni. Danno l’impressione che il tuo ragionamento sia unitario.

Quindi, ma, infatti, a causa di ciò, per questo, al contrario, al tempo stesso, invece, a maggior ragione, nonostante questo… ci siamo capiti.

Anche con la punteggiatura rimani sul semplice: punti fermi, virgole, due punti, punto di domanda se e quando serve. Stop.

Lascia stare i punti e virgola, punti esclamativi, puntini di sospensione (per voi amici insegnanti, letterati e linguisti alla lettura: lo so che tutti i segni di punteggiatura andrebbero usati e sono importanti, ma qui stiamo parlando delle basi, per favore, focalizziamoci su ciò che è importante).

 

ARGOMENTAZIONE

Bene, e qui arriva il bello, questa è la parte che preferisco. Pronto alla regola aurea della vita? Eccola qua:

a nessuno frega niente di quello che dici o che scrivi se non lo argomenti, non lo dimostri, non aggiungi esempi, non porti delle prove, non fai delle citazioni, non spieghi.

Lo ripeto, perché ti si deve scolpire in mente, se potessi te lo tatuerei sulla fronte: a nessuno frega niente di quello che dici o che scrivi se non lo argomenti, non lo dimostri, non aggiungi esempi, non porti delle prove, non fai delle citazioni, non spieghi.

Punto.

Buttare lì delle frasette, dei pensierini, delle opinioni, senza corredarle con tutto quello che ti ho elencato non è argomentare, non è scrivere un tema, non è esprimere un’opinione: è imbrattare un foglio a vuoto. È il fumo senza l’arrosto.

Ogni volta che affermi qualcosa poi difendila, aggiungici degli esempi dai testi allegati (se stiamo parlando di tipologia A o B) o da letture e approfondimenti personali, cita personaggi, riporta direttamente in virgolettato le loro parole, mettiti nei panni di chi la pensa diversamente e immagina le possibili obiezioni e come rispondere ad esse, spiega approfonditamente non solo cosa pensi, ma anche e soprattutto perché lo pensi.

È questa l’essenza di quella esaustività di cui parlavamo all'inizio, se tu per ogni frase ti comporterai in questo modo io ti garantisco che non sentirai mai più il problema della lunghezza del tema, non avrai più bisogno di girare in tondo e ripetere sette volte la stessa frase, il tema si comporrà da solo, in pratica.

 

 

RAPPORTO CON LA LETTURA

Infine, un consiglio sulla questione lettura. Lo so, è uno stereotipo, ma ha anche il brutto vizio di essere vero: leggere tanto ti aiuta a scrivere meglio, per vari motivi:

  • Intanto ti abitui alle strutture della scrittura e a come sono gestite le frasi, le spiegazioni ecc.;
  • Acquisisci nuovi vocaboli e più facilità nell’utilizzarli;
  • Diventi più abile nell’analisi dei testi stessi, cosa che torna utilissima nelle tipologie A e B;
  • Assorbi pian piano lo stile di chi scrive e crei una serie di strumenti inconsci che guideranno poi la tua mano quando scriverai

Insomma: leggi, leggi, leggi, leggi, leggi. Leggi di tutto: articoli, romanzi, racconti, approfondimenti, blog, le istruzioni della lavatrice, poesie, ma, soprattutto, leggi il mio manuale gratuito di lettura efficace Leggere per sapere, che trovi da scaricare a questo link, che ti insegnerà a leggere e analizzare un testo per lo studio alla perfezione, per ricordarlo e capirlo. Non è poco.

 

Per oggi ci fermiamo qui, mi pare che tu abbia già un bel po’ di materiale su cui lavorare, torneremo su questo argomento in futuro!

Fammi sapere delle tue avventure coi temi e... ci rileggiamo al prossimo articolo.

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