L’UNITA’ minima dello STUDIO

Il tempo: una dimensione sfuggente, tanto fondamentale per la nostra vita e tanto difficile da definire. Se non avessimo un’unità di misura per segmentare il tempo, sarebbe impossibile sfruttarlo davvero. Senza i secondi, i minuti, le ore, saremmo costretti a vivere in un flusso continuo di tempo indefinito.

Lo stesso vale per la lunghezza con i centimetri e i metri, per il peso con gli etti, i chili e le tonnellate e con qualsiasi altra grandezza che vogliamo definire, suddividere, controllare.

E il metodo di studio? Qual è l’unità di misura del metodo di studio?

Come possiamo, in particolare, definire quale sia l’elemento minimo di studio, quell’unità di misura su cui basare, ad esempio, l’applicazione delle varie metodologie che conosciamo?

Possiamo usare le pagine, certo, ed è utilissimo farlo soprattutto in fase di pianificazione, per fare un piano di battaglia in vista di un esame, ma non possiamo usare questa misurazione per, ad esempio, determinare ogni quante pagine creare uno schema. Ogni quante pagine interrompere la lettura efficace. Ogni quante pagine dedicarci al testing o alla memorizzazione.

Non funziona bene purtroppo, le pagine restano solo un’unità di misura organizzativa a spanne, utile per il masterplan e per darci degli obiettivi concreti che ci diano una direzione da seguire, ma inutile in tutto il resto.

E allora, visto che domande come “ogni quanto si deve schematizzare” “ogni quanto fare gli esercizi” ecc sono tra le più comuni in assoluto che ricevo tutti i giorni, ho pensato di scrivere un articolo di chiarimento specifico su questo.

Vediamo insieme qual è l’unità di misura minima per il metodo studio e come sfruttarla.

 

Per prima cosa mettiamo in chiaro a che cosa ci serve esattamente questa unità di misura: lo scopo è capire quando e come applicare le varie fasi del metodo di studio. Il metodo a cui faccio riferimento è chiaramente il mio PACRAR, il metodo che insegno nei miei corsi e che divulgo qui sul mio blog, composto di 6 fasi: pianificazione, acquisizione, comprensione, rielaborazione, applicazione, ricordo.

Nello specifico ci concentreremo in realtà su ACRAR, che è lo studio vero e proprio. La P iniziale, pianificazione, ha la sua unità di misura a parte, come abbiamo visto, che è la pagina, e che spesso funziona quanto basta.

Diamoci dentro.

 

LE UNITA’ SBAGLIATE

Partiamo con una carrellata di unità di misure possibili, ma sbagliate:

  • La pagina l’abbiamo già spiegata, si adatta a capire la progressione temporale in vista della pianificazione, ma non può darci informazioni su come procedere con le tecniche di studio e la sequenza del PACRAR stesso.

 

  • Il libro potrebbe sembrare una scelta del tutto folle, eppure sono in molti ad usarlo come standard. “Quando ho finito di leggere il libro lo schematizzo”. Suona familiare? Io lo avrò sentito diecimila volte ormai. Non funziona, è un’unità troppo a lungo termine e cozza con gli altri principi di studio efficace perché rischia di separare troppo le diverse fasi dello studio e di lasciare vuoti in mezzo, costringendo a riletture e ri-studi perché quando arriva l’ora di fare esercizio o schematizzare, non ci si ricorda più la teoria. Bocciato.

 

  • L’altra unità di misura è quella del tempo stesso, le ore in particolare. E questa è la preferita delle mamme di tutto il mondo “oggi hai studiato solo un’oretta, ti pare che sia abbastanza?” Il punto è che alla domanda della mamma l’unica risposta è “non ne ho idea”. Non si può misurare lo studio né il metodo di studio a ore, non significa niente. Non si può dire: ogni due ore faccio un esercizio, perché non puoi controllare esattamente come sarà la progressione delle varie fasi, non siamo dei computer precisi al minuto e dipende molto dalla difficoltà, dallo stato psicofisico ecc. Neanche questa funziona.

 

  • Una variante “smart” è quella dei pomodori. Visto che la tecnica del pomodoro è utilissima per lo studente si può provare a suddividere il metodo di studio in pomodori. Nei prossimi 25 minuti si legge. Poi pausa di 5, poi 25 minuti di schema. Problema: ancora una volta non sappiamo davvero se questi tempi abbiano senso e non possiamo in alcun modo prevederlo o forzarlo. Il pomodoro è l’unità di misura giusta, ma per un parametro del tutto diverso, ovvero le pause. Serve a misurare quelle e nient’altro.

 

  • Ultima ma non ultima delle unità di misura sbagliate è forse la più diffusa di tutte: il capitolo, di cui esiste anche la sotto-variante, cioè il paragrafo, mettiamoli pure insieme. Il problema qui è che i capitoli e i paragrafi possono essere estremamente variabili in termini di lunghezza, complessità e, soprattutto, densità di informazioni. Alcuni capitoli saranno lunghi 20 pagine e saranno pieni di cose importanti da sapere e ricordare, altri ne dureranno magari 30 e saranno quasi del tutto superflui. Non si può sapere in anticipo. Inoltre, anche all’interno dello stesso libro, spesso non c’è alcuna regolarità nella distribuzione delle informazioni in paragrafi e capitoli.

 

Ma allora, che cosa ci resta? Qual è questa benedetta o maledetta unità di misura del metodo di studio? È l’argomento.

 

L’ARGOMENTO

Che cosa significa? Come si definisce un argomento?

Un argomento è un’unità autonoma di contenuto informativo. Per dirla semplice: è qualcosa che puoi spiegare da sola, una serie di informazioni connesse tra loro che possono reggersi sulle proprie gambe.

Fra un secondo faccio degli esempi concreti, giuro, ma prima devo assolutamente dirvi un’altra cosa.

L’argomento è l’unità perfetta per il metodo di studio, e fra un attimo vi spiegherò perché, ma c’è una sola cosa a cui fare attenzione: all’interno di ogni argomento possiamo quasi sempre trovare dei sottoargomenti oppure, guardando la cosa al contrario, ogni argomento fa sempre parte di un argomento più grande.

In altre parole, quindi, noi dovremo diventare capaci di individuare argomenti e sottoargomenti, così come ci sono secondi, minuti ed ore e gestirli come preferiamo.

Un esempio con la medicina: il diabete è un argomento, perché è una malattia specifica, separata da altre malattie. Possiamo studiare il diabete anche senza studiare la cirrosi epatica. Poi certo, è ovvio che ci siano sempre dei collegamenti tra un argomento e l’altro, non impuntiamoci troppo, l’importante è che abbiate capito il concetto.

Ma anche il diabete di tipo 1 è un argomento, per la precisione un sotto-argomento del diabete. Il decorso del diabete è un argomento autonomo, possiamo studiarlo a prescindere dalla diagnosi, che è un altro argomento.

Cambiamo materia: Leopardi è un argomento. Ma anche la vita di Leopardi è un argomento, così come il suo pensiero filosofico. Le opere di Leopardi sono un argomento ma anche la singola opera specifica è un argomento.

In storia, gli Assiri sono un argomento. La religione degli Assiri è un argomento. La politica espansionistica degli assiri è un argomento. Il re Tiglat-Pileser II degli Assiri è un argomento.

Ci siamo?

L’argomento è un insieme di informazioni che sta in piedi da solo, è il mattoncino di lego che può sempre essere attaccato a un mattoncino più grande, ma può anche essere staccato e mantenere una sua autonomia. Io posso tenere una intera lezione sul re Tiglat Pileser II, senza aver bisogno di trattare il re Ashur-uballit II, che venne poi sconfitto nel 609 a.C. dall’impero Neo Babilonesi e concluse la discendenza dei re assiri (sì, so un sacco di cose di storia degli assiri. Mi piacciono gli assiri, un sacco, ma anche gli Accadi spaccano).

Se un argomento non è a sua volta divisibile in sottoargomenti significa che siete arrivati all’unità più piccola in assoluto, l’atomo del metodo di studio. Raro che ci serva un’unità tanto piccola, così come è raro ragionare in millesimi di secondo nel nostro andare quotidiano quando segniamo il tempo, ma è interessante spingere il ragionamento fino al suo limite.

 

COME SI INDIVIDUA

Come si individua un argomento? Potete porvi 2 semplici domande:

  • Potrei descrivere queste informazioni da sole, senza bisogno di aggiungere altri elementi?
  • Potrei dare un titolo specifico a queste informazioni?

Se la risposta è sì a tutte e due le domande, quello è un argomento.

Semplice, pulito, veloce.

 

PERCHE’ FUNZIONA?

Perché l’argomento funziona tanto bene come unità di misura del metodo di studio?

Bé, è semplice, perché si sposa alla perfezione con tutte le fasi del metodo di studio e con il famoso approccio del carroarmato di cui parlo nel mio manuale gratuito di lettura efficace, Leggere per Sapere, che, a proposito, ti conviene scaricare.

Se scegliere l’argomento più grande, come ad esempio gli Assiri, o quello più piccolo, l’economia degli Assiri, dipende dal momento, da quanto tempo abbiamo a disposizione e dalle nostre preferenze. Io consiglio sempre di scegliere un argomento che, a grandi linee, possa riempire un’intera pagina di schema, in questo modo sappiamo di procedere con l’efficienza maggiore.

 

Quindi, formuliamo la procedura:

  • Leggo e individuo parole chiave abbastanza da descrivere un argomento che riempia uno schema.

 

  • Creo il suddetto schema esaurendo l’intero argomento.

 

  • Applico il testing al contenuto informativo del suddetto schema.

 

  • Applico le mnemotecniche ai dettagli tecnici dell’argomento, e poi posso proseguire. Poi, ripasserò argomento per argomento.

 

Così facendo, ho applicato alla perfezione il PACRAR, anzi, l’ACRAR in questo caso.

Se il vostro libro è scritto e organizzato bene, capitoli e paragrafi potrebbero corrispondere ad argomenti e sotto argomenti. Potrebbero. Se fosse così, tanto meglio, diventa ancora più facile il tutto, ma voi, nel dubbio, non vi fidate e ragionate con la vostra testa.

 

Questo è quanto, tutto qui, per una volta una risposta semplice a una domanda abbastanza complessa.

Ogni quanto fermarsi nella lettura per proseguire con le altre fasi del metodo? Capitolo per capitolo? Paragrafo per paragrafo? Pagina per pagina? No, argomento per argomento.

 

Ogni quanto costruire lo schema? Argomento per argomento.

 

Quante informazioni inserire in uno schema? Un solo argomento.

 

Ogni quanto applicare il testing? Argomento per argomento.

 

Ogni quanto applicare le mnemotecniche? Indovina un po’? Sì, esattamente: argomento per argomento.

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