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Colpa, responsabilità e merito nello studio

Non è colpa mia se ho fallito l’esame. Avrei meritato un voto più alto! Non ci potevo fare niente…

Il professore mi ha chiesto proprio l’unica cosa che non avevo studiato, e avevo i crampi allo stomaco, e la notte prima ho dormito poco, e la settimana prima ho avuto moltissimi imprevisti, e ho passato troppo tempo a guardare i video di ADC, e ho dovuto aiutare mio cugino con la lavatrice che proprio ne aveva bisogno e non ci sono più le mezze stagioni, e una volta qui era tutta campagna…

Tutte scuse.

La responsabilità di un risultato, “la colpa” di un risultato se vogliamo usare un termine che proprio non mi piace (e che dovreste eliminare dal vostro vocabolario), quando questo è negativo, è uno degli argomenti più difficili e complessi da interiorizzare quando sei uno studente.

Perché? Perché è facile dare la colpa al mondo esterno.

Il mondo dell’istruzione, per un milione di motivi che non sono lo scopo di questo articolo, e di cui magari riparleremo, tende a separare chi ci vive dentro in fazioni: studenti CONTRO professori, svogliati CONTRO secchioni, povere vittime CONTRO aguzzini malvagi. E come reagiscono, in questo scontro tra barricate, molti studenti?

Si chiudono nella loro piccola bolla di comprensione e vittimismo, bollano il fallimento come una sfortunata coincidenza, e passano oltre… dimenticando l’accaduto e perdendo un’occasione unica. Quale? Quella di crescere, di migliorare, di colmare le lacune.

Oggi, in questo articolo, parliamo di responsabilità, merito e colpa nello studio.

In realtà di questa tematica ne avevo già parlato in una live l’anno scorso, sfruttando un video del buon WesaChannel, come spunto per parlare di “colpa”, “responsabilità” e “meriti” nel mondo dello studio.

PERCHÉ FAI LA VITTIMA?

Ma andiamo dritti al punto: perché l’atteggiamento che sfottevo bonariamente a inizio articolo è così sbagliato? O meglio, qual è il giusto atteggiamento da tenere?

Quando qualcosa va storto la prima reazione di molti studenti è quella di giustificarsi. É comodo, è rapido, e spesso può sembrare indolore.

Nella nostra vita sono poche le persone che tengono ai nostri risultati scolastici: i nostri genitori, qualche amico, il nostro compagno o la nostra compagna, se siamo fortunati qualche professore… ma il fatto che ci spronino a studiare non cancella la fatica e il sudore, e quindi è più semplice etichettarli come “i cattivi” della situazione.

Giustificarci e deresponsabilizzarci ci illudono di aver fatto il possibile e di avere una motivazione a prova di bomba. Con questo scudo respingiamo le critiche di quei pochi che provano a spronarci e torniamo agli aperitivi, alle partite di pallone, alle serie tv e ai videogiochi, al nostro vecchio metodo di studio, alla disorganizzazione cronica… che tanto, a noi, chi ci scalfisce. Eh?

In altri casi ancora ci giustifichiamo con noi stessi, dicendoci che non potevamo fare di meglio, che ce l’abbiamo messa tutta MA, che avremmo potuto PERO’, eccetera eccetera…

E, tutto sommato, almeno in superficie, funziona. Perché se è vero che odiamo le persone che ci spingono a faticare, anche odiare noi stessi ci viene piuttosto naturale.

COME PUOI CAMBIARE?

Ma, allora, come possiamo fare a cambiare rotta? Come possiamo imparare davvero dai nostri errori? Semplice, assumiamoci la responsabilità dei nostri fallimenti. Sempre, anche quando non è davvero colpa nostra.

“Ma come Alessandro, anche quando non è colpa nostra?” Esattamente. Perché anche se la “sfortuna” esiste, e certo che esiste, e ci saranno sempre coincidenze che mineranno la strada tra te e il successo, ci saranno sempre professori stronzi, non è sempre facile distinguere le cause di un fallimento. Non solo, ma non è nemmeno produttivo, a prescindere da tutto.

Tutto ciò che non dipende da te, tutto ciò che è fuori dal tuo controllo, per definizione non merita la tua attenzione. Se non puoi farci niente… non farci niente. E concentrati su ciò che davvero puoi fare, sull’unica cosa che conta: la tua preparazione.

Dare per scontato che la responsabilità dei tuoi risultati sia unicamente tua, anche quando non è del tutto vero, ti dà la possibilità, in prima battuta, di fermarti e riflettere. Hai fatto tutto quello che potevi per passare l’esame? Sei proprio sicuro?

Se il professore ti ha chiesto “proprio quella cosa che non avevi studiato”… beh, perché non l’avevi studiata? E perché avevi i crampi allo stomaco? Agitazione o digestione, avresti potuto farci qualcosa? E la notte prima hai dormito poco… perché? E tutti quegli imprevisti… non è che avevi pianificato male la tua settimana?

Può essere il primo passo per capire dove sono le tue difficoltà e cominciare a muoverti per risolverle. Trovare aiuto o cominciare a cambiare.

La realtà che devi interiorizzare è che se qualcosa è del tutto imprevedibile, non ha senso che tu te ne preoccupi. Il tuo compito è di preoccuparti di tutto il resto.

E cancella, al tempo stesso, il concetto di colpa. La colpa è qualcosa di brutto, di pesante, che assegna un giudizio sulla persona. È una visione negativa e punitiva che non ti aiuterà a migliorare.

Niente scuse, niente giustificazioni, niente colpe: solo responsabilità.

Pianifica a dovere, impegnati e valuta la tua preparazione e il tuo metodo. Presta attenzione ai dettagli e colma le lacune. Meno spazio lasci all’indecisione e al caos, e più sarai padrone di te stesso e del tuo risultato.

STRUMENTI PRATICI

“Si, va bene Alessandro, ma per ora mi sembra un po’ tutta retorica… bla, bla, bla… qualcosa di più concreto?”.

Giusto, giusto, vediamo quindi qualche strumento pratico per combattere l’immobilismo e iniziare ad assumersi le proprie responsabilità nel modo corretto.

3 FASI: Riflessione, Analisi, Auto-valutazione

La prima cosa che dovresti chiederti, per quanto banale, è: ho davvero questo problema? Perché diciamocelo chiaro, a tutti capita di schivare involontariamente una responsabilità di quando in quando… il problema è quando diventa frequente, o addirittura sistematico.

Quanti esami hai fallito, oggettivamente, perché non avevi studiato abbastanza? Quante interrogazioni sono andate male per responsabilità tua, e non del professore? Guardati allo specchio e affronta te stesso, senza troppi giudizi, in modo più neutro e oggettivo possibile.

La seconda cosa fondamentale è, dopo aver riflettuto sulle difficoltà che hai affrontato, analizzare le cause specifiche del tuo fallimento. Ti manca la voglia di studiare? Ti manca la capacità di organizzarti? Non riesci ad affrontare gli esami come vorresti? In questo articolo non posso coprire tutti i problemi su cui potresti inciampare, ce ne sono migliaia e alcuni vanno anche fuori dal mio campo di esperto di studio e magari passano nel campo della psicologia, e lì vi conviene cercare delle voci autorevoli e preparate, ma i miei social sono pieni zeppi di contenuti gratuiti in merito.

Cerca, e sono certo che potrai trovare quello che fa al caso tuo. E se cerchi qualcosa di più approfondito e personalizzato, lascio qui il link al mio videocorso, Sistema ADC, che male non fa.

Quando hai individuato e analizzato le cause saprai anche cosa ti serve per risolverle e fare in modo che non accada più.

E il terzo punto fondamentale per cambiare atteggiamento è valutarti attentamente, eliminando ogni dubbio. Quando la tua preparazione è davvero completa, quando sei convinto di aver combattuto ogni ostacolo prevedibile e sei pronto a raggiungere il tuo obiettivo, non basarti sulle tue sensazioni, mai. Basati sull’oggettività e sul riscontro pratico.

Ho parlato molto dell’effetto testing, nel mio videocorso, ma voglio ritornarci per sottolinearlo ancora una volta: l’unico modo che hai di sapere quanto solida è la tua preparazione è metterla alla prova. Più saprai quanto eri pronto, più capirai se l’esame è andato male per responsabilità tua o per un fattore che non potevi prevedere.

Non c’è scampo dal testing. Sai rispondere alla domanda oppure no? Sai svolgere l’esercizio oppure no? Hai capito quel concetto e sapresti spiegarlo oppure no? Terra terra, ma efficace in modo chirurgico.

Se sei arrivato fino a qui ti ringrazio e ti invito, come sempre, a dirmi la tua e continuare a seguirmi. Per chiudere questo articolo, in cui sono stato un po’ più cattivo del solito, ti lascio con un pensiero un po’ più incoraggiante e positivo.

Metti da parte le scuse e il vittimismo, e scoprirai che l’assunzione delle tue responsabilità di porterà a goderti anche la soddisfazione dei tuoi meriti.

Perché se è vero che, quando sbagli, la responsabilità è tutta tua, anche vero che, quando vinci, il merito è altrettanto tuo e di nessun altro.

Nessuna fortuna, solo impegno.

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Alessandro de Concini