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Come fare uno schema per lo studio

La questione degli schemi è da sempre al centro delle discussioni riguardanti il metodo di studio.

C’è chi dice che gli schemi non servono a niente, chi dice che uno stile particolare di schema sia il migliore in assoluto, chi inventa dei nuovi stili e chi millanta di averli inventati, ma il punto rimane.

Serve schematizzareComeQuantoQuando? In che modo?

Se mi seguite da un po’ sapete che io ritengo la schematizzazione un elemento fondamentale dello studio, ma ultimamente ho ricevuto molte domande in merito e anche qualche critica, ed è giusto affrontare la questione e andare a fondo.

Dobbiamo assolutamente fare chiarezza e allora oggi, in questo articolo, capiamo perché valga la pena schematizzare e come farlo!

Per prima cosa vi spiego come sarà strutturato l’articolo.

Risponderò a 6 domande, che ho trasformato in altrettanti punti di analisi:

  • Che cos’è uno schema?
  • A cosa serve uno schema?
  • A cosa non serve uno schema?
  • Lo schema è meglio o peggio di altre tecniche e metodologie di studio?
  • Qual è lo schema perfetto?
  • Quando e come ha senso schematizzare?

Non perdiamo un secondo di più e buttiamoci nella mischia!

CHE COS’È UNO SCHEMA

Uno schema è una rappresentazione personale che fonde parole chiave, dettagli tecnici, grafica e disegno in una struttura gerarchica organizzata che sintetizza il contenuto informativo delle fonti di studio.

Lo so, lo so, è una definizione complicata, lunga e verbosa… e allora analizziamola un pezzetto per volta.

Per prima cosa lo schema è una rappresentazione personale, quindi è qualcosa che trasforma la conoscenza e la rappresenta mettendo al centro il proprio modo personale di interpretarla. Da questo deriva il fatto che non esisterà mai uno schema uguale all’altro, e due persone diverse costruiranno sempre e comunque uno schema differente, che fonde in modo personale dettagli tecnici, parole chiave, grafica e disegno.

Sì, perché questi sono gli elementi costitutivi di uno schema: ci sono parole chiave ma non ci sono frasi, non è un riassunto; ci sono i dettagli tecnici, e quindi sequenze, formule, numeri, dati, i nomi specifici e tutti quegli elementi che vanno a corredare l’informazione e a renderla specifica; ci sono poi la grafica e il disegno, elementi che accompagnano l’aspetto visuale e verbale creando una struttura che abbia a che fare anche con ciò che vediamo e come lo vediamo, in una struttura gerarchica organizzata.

Ed è proprio questo il punto fondamentale: lo schema è personale, mette insieme tutti questi elementi non buttandoli sul foglio alla rinfusa, ma organizzandoli secondo criteri gerarchici. Ogni parola, ogni elemento tecnico, ogni grafica e ogni disegno ha il suo spazio all’interno dello schema, ed è uno spazio assegnato per un motivo specifico. Dobbiamo essere in grado di capire perché un certo elemento è stato messo in una posizione e non in un’altra, e che spazio occupa in relazione a tutti gli altri elementi.

Lo schema poi sintetizza il contenuto informativo: sintetizza e comprime, non taglia. Quello che facciamo costruendo uno schema è prendere tutto il contenuto informativo di quello che dobbiamo studiare e sapere, ed esprimerlo utilizzando meno parole possibile in uno spazio il più ridotto possibile all’interno della nostra rappresentazione.

E infine, lo schema è il punto finale di un lavoro sulle fonti: libro, appunti, sbobine e tutto quello che costituisce il nostro punto dipartenza da cui raccogliamo le informazioni viene raccolto, rielaborato e trasformato in un supporto definitivo, lo schema per l’appunto, che tiene insieme tutto quello che ci serve e rende obsolete le fonti precedenti.

A COSA SERVE UNO SCHEMA?

Ora che abbiamo capito che cosa sia uno schema, dobbiamo anche capire che funzioni abbia. Nello specifico, nell’ambito del metodo di studio e dell’apprendimento, lo schema ha 2 funzioni fondamentali.

La prima e più importante è quella di rielaborazione. La rielaborazione è il processo attraverso cui si trasformano le informazioni, e ci si trasforma noi stessi da contenitori a produttori di informazioni: le modifichiamo, aggiungiamo il nostro punto di vista e il nostro modo di ragionare, le sintetizziamo e separiamo ciò che è importante da ciò che non lo è.

Non solo, ma la rielaborazione tramite schema ci permette anche di sfruttare il principio del dual coding, ovvero l’idea di unire all’aspetto verbale quello visivo delle immagini, il che rende più solido l’apprendimento e più facile ricordare e processare quello che c’è scritto e i vari ragionamenti.

Naturalmente la forma di rielaborazione tramite lo schema non è l’unica, e, come dico sempre, si possono rielaborare le informazioni in molti altri modi, ma lo schema rimane quello più efficiente e rapido.

Lo schema è un andare oltre la semplice comprensione, perché consente di semplificare, organizzare e filtrare le proprie conoscenze e pensieri aggiungendo una propria visione, e facendolo con un rispetto del tempo che non ha paragoni.

Il secondo scopo della schematizzazione è la creazione di un supporto utile a tutte le fasi precedenti e successive del metodo di studio e al ripasso.

Lo schema aiuta non soltanto nel momento in cui lo si fa, che sicuramente resta il punto principale, ma anche in tutto quello che viene dopo.

Lo schema ad esempio semplifica il testing, perché permette di capire più facilmente su cosa applicare l’autovalutazione, che domande fare e quali esercizi svolgere, e può essere anche un supporto proprio nello svolgimento degli esercizi.

Uno schema aiuta nella fase di applicazionetesting ed esercizio, sintetizza le fonti portandoci ad avere un unico punto di raccolta di tutte le informazioni, diventando quindi prezioso per riprendere in mano gli argomenti anche a distanza di molto tempo. È poi utile tenere sotto mano uno schema per capire su cosa concentrarsi nella fase di memorizzazione, ma anche quando non ci ricordiamo qualcosa durante i ripassi programmati, perché ci permette di ritornare sulle informazioni e recuperarle molto rapidamente.

E allora ecco che oltre ad assisterci nella rielaborazione, lo schema ci aiuta anche a svolgere tutte le altre fasi del metodo di studio in modo rapido, efficace ed efficiente.

A COSA NON SERVE UNO SCHEMA?

Bene, ora che abbiamo capito a che cosa serve lo schema, focalizziamoci su tutto quello per cui non serve. È altrettanto importante analizzare questo per capire che ruolo possa avere lo schema e soprattutto se abbia senso all’interno del nostro percorso di studi.

Per prima cosa lo schema non serve a memorizzare. Certo, la schematizzazione e la rielaborazione possono essere un supporto al ricordo, ma la scienza in merito è chiarissima e noi sappiamo che lo schematizzare non è un atto di memorizzazione: se vogliamo ricordare qualcosa lo dobbiamo acquisire e poi testare.

È il testing, infatti, l’elemento che rende permanente un ricordo all’interno della nostra mente.

Ecco perché possiamo anche tenere il libro sottolineato aperto mentre costruiamo lo schema, non c’è bisogno di recuperare le informazioni dalla nostra mente.

Lo schema non solo non serve a memorizzare, ma non serve nemmeno a essere memorizzato. Questo è un aspetto fondamentale, perché ancora oggi nel 2021 mi tocca sentire cialtroni che suggeriscono di memorizzare lo schema, impararlo a memoria parola per parola, di fare mappe e poi memorizzarle… tutto questo è follia!

Andare a memorizzare parola per parola gli elementi che sono disposti su un foglio non equivale a essere preparati, e in più è un’operazione lunga, lenta e frustrante, che rischia di esporci a problemi quando in un esame o concorso ci viene posta una domanda diversa e non sappiamo rispondere perché siamo abituati a ripetere a memoria.

Quindi attenzione: lo schema non si memorizza e non aiuta a memorizzare! Aiuta invece a rielaborare e a creare un supporto utile per le altre fasi.

Infine lo schema non serve a passarselo in giro, lo abbiamo detto fin dall’inizio nella nostra definizione: deve essere personale, è una cosa che facciamo per noi e per nessun altro.

Leggi anche l’articolo sugli errori da evitare quando schematizzi.

IL CONFRONTO CON ALTRE TECNICHE

Ma allora lo schema è meglio o peggio di altre tecniche di studio?

Devo dire che questo è un punto controverso che molte persone mi chiedono spesso: ha senso fare lo schema? Non è meglio fare qualcos’altro, come il testing?

Ecco, vedete, la funzione dello schema è molto diversa da quella delle altre fasi del metodo di studio, e per questo è imparagonabile.

È sbagliato pensare di paragonare lo schema a qualcos’altro, per esempio al testing, come si fa spesso.

Se si parametra soltanto alla memoria e alla memorizzazione, effettivamente lo schema non serve a molto, anzi quasi a niente. Certo, perché come abbiamo detto, il suo scopo non è farci memorizzare le informazioni… ma lo studio non è soltanto memorizzare, c’è ben di più!

Ecco quindi che se confrontiamo semplicemente uno a uno più tecniche, se scegliamo una coppia di metodi da confrontare l’uno con l’altro otteniamo risultati falsati, sbagliati.

Lo schema va confrontato con sé stesso, per capire se effettivamente aiuta a fare quello per cui viene usato, e non può essere confrontato con qualcosa per cui non è nato e per una funzione che non ha mai avuto.

Per passare esamiverifiche e interrogazioni con successo la cosa migliore è avere un metodo di studio completo, ma se devo scegliere una singola tecnica per ricordare meglio di certo non sarà lo schema, bensì il testing.

Ma il fatto stesso di scegliere una sola tecnica significa non aver capito come funziona il metodo di studio.

Sì, perché lo studio non è un’attività singola, ma un progetto complesso che mette insieme diverse fasi e diversi meccanismi di un ingranaggio molto complicato, e bisogna padroneggiare ognuna di queste fasi per ottenere un buon risultato.

Tra l’altro, a proposito di questo, di recente in un articolo sul metodo di studio “americano” ho parlato del perché confrontare le singole tecniche non sia una buona idea, andate a recuperarlo!

QUAL È LO SCHEMA PERFETTO?

Ma qual è lo schema perfetto? La risposta è… dipende.

Gli studi dimostrano chiaramente come non esista uno schema perfetto che sia il migliore, l’unico, quello definitivo che risolve tutti i problemi. No, non funziona così.

Ciò che conta è la rielaborazione, il dual coding, la sintesi.

Gli studi inoltre mostrano che la forma specifica che prende uno schema rispetto ad un altro non fa poi così tanto la differenza.

Certo, ci sono degli stili di schematizzazione, e quelli principali sono 3:

  • Schemi lineari, che sono schemi verticali, fortemente gerarchici, con uno sviluppo che va dall’alto al basso come successione degli argomenti, spesso elencati sulla parte sinistra, e da sinistra verso destra come approfondimento dei vari punti. Sviluppano uno stile analitico.  Sono la tipologia di schemi più semplice da realizzare e sono particolarmente adatti per gli argomenti tecnici, lineari, ricchissimi di dettagli tecnici, elenchi e sottoelenchi, dimostrazioni a step e cose del genere. 
schema per materia
  • Ci sono poi le famose mappe mentali inventate da Tony Buzan. Si tratta di schemi radiali che si sviluppano in senso orario, dal centro verso l’esterno, scrivendo le parole chiave su rami interconnessi fra loro sviluppando uno stile globaleolistico potremmo dire (odio questa parola, mi fa sentire come un guru new age, ma tant’è). Le mappe mentali sono eccellenti per argomenti discorsivi e descrittivi e per i ragionamenti, dove l’aspetto dei collegamenti, del pensiero, della riflessione e della descrizione è più rilevante di quello del dettaglio tecnico.
schema per materia
  • Il terzo stile principale sono le mappe concettuali con i blocchi e le frecce, congegnate dal mitico Joseph Novak. Sono schemi a blocchi che sfruttano caselle interconnesse tra loro secondo un ordine gerarchico preciso, ideali per argomenti fortemente sequenziali, per illustrare processi e sequenze di ogni tipo.
schema per materia

Questi sono gli stili principali, ma esistono poi anche schemi complementari, che poi sarebbero quei tipi di schema che, pur meno importanti e diffusi in senso generale rispetto ai big 3 che dicevamo prima, risultano particolarmente azzeccati in contesti specifici, con argomenti e materie specifiche. Vediamoli.

DIAGRAMMA DI ISHIKAWA

Kaoru Ishikawa era un professore di ingegneria all’università di Tokio nonché un teorico dell’organizzazione industriale, uno dei padri dell’esplosione tecnologica e industriale del Giappone dopo la seconda guerra mondiale. 

Lo schema che porta il suo nome viene anche chiamato schema a pesce o diagramma causa-effetto o persino un mix di tutto col simpatico nome di Fishikawa.

È uno schema estremamente di nicchia ma utilissimo e intuitivo per rappresentare le cause che portano a un problema, tanto da essere annoverato tra i 7 strumenti basilari della qualità, un set predefinito di tecniche grafiche per risolvere problemi legati ai processi produttivi, industriali, di design e funzionalità, utilizzabili anche da chi non sia un esperto di statistica.

È eccellente anche quando si tratta di fare brainstorming o come strumento per realizzare presentazioni o per strutturare un intervento in pubblico in cui si esponga una problematica (anche per una tesi universitaria incentrata su un tema del genere, perché no).

Un po’ come tutti gli schemi, il Fishikawa (mi diverte troppo chiamarlo così) parte da una domanda fondamentale, una “focus question” per dirla come Joseph Novak. In questo caso però, trattandosi di un tipo di schema rigido, non molto versatile, ma estremamente specializzato, la domanda è sempre la stessa: “Quali serie di cause e sotto-cause porta a un determinato risultato?”

tipi di schema che non stai usando

Lo si realizza su un foglio tenuto in orizzontale, diviso in due parti. A sinistra le cause (lo spazio maggiore sul foglio), a destra l’effetto, il problema o il fenomeno che si vuole analizzare.

Si tira una bella freccia in mezzo al foglio e si comincia con l’individuare le cause primarie, suddividendole in aree tematiche rappresentate da caselle in alto e in basso, collegandole alla freccia principale. 

Poi, per ciascuna macro-causa o causa primaria, si procede ad indicare fattori più specifici, fino ad ottenere una lisca di pesce vera e propria che illustri i rapporti di subordinazione tra le varie cause primarie e secondarie.

Possiamo, volendo, completare il tutto con linee tratteggiate che uniscano elementi distanti tra loro ma collegati in modo indiretto.

Come per tutti gli schemi, sfruttare il colore e le parole chiave è un’idea eccellente.

Per individuare le cause primarie partite dal vostro ragionamento personale oppure, se lavorate con una materia in cui le strutture ritornano sempre uguali, usate un set fisso.

Nello studio il Fishikawa può essere sfruttato in moltissime materie diverse: dalla storia all’informatica, all’economia, alla matematica, alla fisica, alla letteratura, alla linguistica, alla biologia, alla chimica…

Dovunque ci sia un fenomeno e delle cause di questo fenomeno da descrivere, ordinare e analizzare, il diagramma di Ishikawa vi tornerà utilissimo, ora lo sapete. 

TABELLA

E qui lo sento il mormorio: “ma come la tabella, non è una roba da vecchio libro di scuola?”

Sì, lo è, ma è anche una categoria di schema ingiustamente snobbata e dimenticata nel metodo di studio avanzato. E io non ho mai capito il perché.

La tabella è perfetta ogniqualvolta si debbano confrontare informazioni simili fra loro o in contrapposizione o concorrenza. Ogniqualvolta si voglia registrare un set anche molto vasto di caratteristiche, ogniqualvolta si voglia facilitare la memorizzazione di un numero notevole di informazioni tecniche. 

stili di schema che non stai usando

Una tabella è caratterizzata da una griglia, di solito organizzata su un foglio a quadretti, sia esso tenuto in verticale o orizzontale, in cui all’estrema sinistra e in alto siano indicati i parametri di riferimento e nel resto delle caselle si articoli la descrizione delle informazioni.

La disposizione a griglia consente di cercare rapidamente l’informazione, effettuare confronti e sfruttare l’aspetto visivo per memorizzare più facilmente.

Non si vedono quasi più le tabelle nei quaderni degli studenti, ed è un problema. Volete qualche esempio in cui usarle? Ogni volta che descrivete malattie o condizioni patologiche, io ricordo di averne costruita una enorme con tutti i sintomi delle diverse afasie, i disturbi del linguaggio, per l’esame di neuropsicologia.

Ogni volta che descrivete regole grammaticali. Avete idea di quanti modi esistano in inglese per fare il futuro? Una bella tabella che li metta a confronto e spieghi le sfumature è eccellente.

Ogni volta che mettete in fila le opere di un autore, la corrente, l’anno in letteratura, in architettura, in storia dell’arte.

Potrei andare avanti all’infinito. Tabelle tabelle tabelle.

NUVOLA DI PAROLE

La nuvola di parole è uno schema estremo, perché è a malapena uno schema, non tutti ci si trovano bene, io sono affezionato a questo modello perché mi aiuta nel brainstorming e quando voglio richiamare alla mente un gruppo di parole chiave o avere a colpo d’occhio tutti gli elementi per un ragionamento rapido.

stili di schema che non stai usando

Si tratta semplicemente di scrivere una sfilza di parole chiave mentre si ripercorre nella mente il contenuto informativo di un certo argomento, organizzandole in una sorta di mucchietto compatto, senza punteggiatura (al massimo qualche virgola o barretta a separarle), accostate senza un ordine preciso.

Me ne rendo conto, è qualcosa di disordinato e non rispetta le caratteristiche di grafica, colore, organizzazione gerarchica e profondità rielaborativa che hanno normalmente gli schemi ben fatti, ma può diventare un piccolo strumento da usare in velocità per fare mente locale su qualcosa.

È ottimo anche in combinazione col famoso metodo KWL, su cui ho scritto un articolo apposito.

Proprio per sintetizzare quello che conosciamo su un determinato argomento.

Nello studio si sfruttano poco oggigiorno, andavano più che altro di moda come realizzazione estetica qualche anno fa, ma credo che meritino di essere conosciute, perché pur non essendo di certo uno strumento importante, possono comunque tornare comode.

LINEA DEL TEMPO

La conoscono tutti e tutti la riconducono ai libri di storia delle scuole elementari, medie e superiori.

stili di schema che non stai usando

Il concetto è semplice, una linea orizzontale o verticale (anche se è raro vederle verticali, chissà perché, a me piacciono), con delle lineette a intervalli precisi in ordine, con indicate date e poi parole chiave riassuntive di un certo evento.

E quando c’è da mettere in fila le guerre di Assiri, Ittiti e Babilonesi, la linea del tempo regna.

Ma sarebbe un errore pensare che la sua utilità finisca con questo.

Ogni volta che c’è una sequenza che ha una componente temporale, la linea del tempo è perfetta per rappresentarla.

Certamente storia, storia vera e propria, storia dell’arte, storia della filosofia, storia della letteratura, storia della scienza. Ma anche processi industriali, processi informatici, processi chimici, processi biologici, evoluzione di organismi, step di una dimostrazione, fasi di un procedimento giuridico…

La linea del tempo risulta essere molto più versatile di quanto si potrebbe pensare a colpo d’occhio, ve lo garantisco, datele una possibilità.

LO SCHEMA IBRIDO

E infine, l’ultimo schema che non state facendo è lo schema ibrido. Gli stili di schema non sono dogmi e, fintantoché rimanete precisi e seguite le linee guida di una schematizzazione davvero efficace, ibridare gli stili, modificare, cambiare, unire, fondere non è soltanto possibile, è utilissimo.

Mappe mentali con linee del tempo al posto dei rami, tabelle in mezzo a schemi lineari, mappe concettuali dalle quali spuntano diagrammi a spina di pesce, nuvole di parole inserite tra un ramo e l’altro… le possibilità sono infinite, fintanto che possedete, comprendente e padroneggiate tutti i diversi stili e i principi di base.

Che poi è esattamente quello che vi insegno a fare con Conquistare il foglio, il modulo di Sistema ADC, il mio corso sul metodo di studio, che si focalizza sulla schematizzazione in ogni suo aspetto.

Volete imparare finalmente a fare schemi sul serio, non solo quelle quattro cialtronate che si sentono in giro? Conquistare il foglio è lì per voi.

QUALE SCHEMA PER QUALE MATERIA?

A dirla tutta, suddividere gli schemi per facoltà o per materia non sarebbe proprio corretto… Facciamola semplice: non si può determinare in modo netto che schema utilizzare dalla materia o dalla facoltà di riferimento, perché il criterio è in parte soggettivo e in parte basato sull’argomento che si sta affrontando.

Bisogna analizzare la tipologia di argomento e, in base a quella adattarsi con lo stile di schema ideale.

Ovviamente per fare questo bisogna conoscere tutte le forme principali di schematizzazione, tutte le regole basilari su come costruire uno schema impeccabile… ma non farò troppo il difficile e vi proporrò dei consigli generali tra cui orientarvi per avere un’idea di partenza.

Via con la listona!

GIURISPRUDENZA

Per gli amici che studiano diritto a farla da padrone sono sicuramente le mappe mentali. La maggior parte delle materie che si affrontano a giurisprudenza sono descrittive e discorsive, quindi la mappa mentale è perfetta.

Fate però attenzione a due fattori.

Innanzitutto è importante che prevediate all’interno dei vostri schemi degli spazi per inserire le norme giuridiche, perché riportare gli articoli scritti esattamente parola per parola può essere un’ottima strategia.

In secondo luogo fate attenzione agli esami di procedura perché sono molto schematici e sequenziali, e qui le mappe concettuali o gli schemi lineari prendono il sopravvento.

MEDICINA

Per medicina, la regina delle facoltà, saranno necessarie tutte e 4 le tipologie di schemi, perché si affrontano materie molto diverse tra loro. Per gli esami più tecnici e mnemonici converrà utilizzare mappe o schemi lineari molto dettagliati e ricchi di immagini, altrimenti sarà difficile ricordarsi i vari elementi.

Anche tabelle comparative possono essere molto utili per distinguere le diverse patologie, i sintomi e tutti gli elementi che dovrete ricordare e comparare. Per quanto riguarda invece gli esami più pratici, la mappa concettuale è particolarmente preziosa per ricordarsi procedure mediche, sequenze, il decorso di una malattia e cose di questo tipo.

Per materie descrittive come la biologia sono invece perfette le mappe mentali.

INGEGNERIA

A proposito di ingegneria, mi raccomando, andatevi a rivedere la live davvero meravigliosa che ho fatto di recente con l’Ingegnere Cerroni, che è una celebrità nel mondo dell’ingegneria!

Qui a farla da padrone sono gli schemi lineari classici, verticali, ben organizzati. In una facoltà così tecnica difficilmente le mappe mentali troveranno il loro spazio, anche se qualche volta potrà succedere.

Attenzione però alle rappresentazioni specifiche e agli schemi complementari, perché, soprattutto quando si arriva alla laurea specialistica, si affrontano esami molto dettagliati e particolari che talvolta integrano anche rappresentazioni visive e schematiche specifiche della materia e dell’argomento.

MATEMATICA

Matematica non è solo una facoltà, ma è anche una materia che si trova praticamente dappertutto perché è alla base degli studi scientifici di ogni tipo. Per la matematica gli schemi da utilizzare sono due: lo schema lineare per gli aspetti più teorici, e la mappa concettuale per la risoluzione di problemi, le sequenze, le dimostrazioni e cose di questo tipo.

Come avrete capito, la mappa mentale è praticamente bandita in matematica, onestamente la trovo veramente poco indicata e rischia di diventare confusa e di portarvi fuori strada.

STORIA

Storia è una materia particolare perché è concettuale, discorsiva e descrittiva, e come tale beneficia moltissimo delle mappe mentali, ma è anche una materia fortemente sequenziale, quindi anche la mappa concettuale può essere veramente d’aiuto.

Non dimentichiamo poi la linea del tempo, che è uno schema complementare sempre necessario.

BIOLOGIA

Come già dicevo quando parlavo di medicina, biologia comprende argomenti in larga parte descrittivi e non troppo tecnici. La mappa mentale può quindi funzionare molto bene, ma ricordiamoci di utilizzare anche rappresentazioni e disegni che si trovano sui libri di testo o online, perché in questi casi vedere le informazioni è particolarmente importante.

Quindi per gli amici biologi la mappa mentale è lo schema di riferimento, ma ci si può adattare a seconda dell’argomento e della necessità specifica.

GRAMMATICA

La grammatica, che sia inglese, italiana o di altre lingue, è il regno degli schemi complementari, e in particolare delle tabelle. Altri schemi lineari possono poi accompagnare le tabelle nella spiegazione delle regole grammaticali.

Niente mappe mentali o mappe concettuali, che quando si studia grammatica servono veramente a poco.

LETTERE

Per la letteratura consiglio soprattutto le mappe mentali, che possono veramente coprire gran parte del programma di lettere, filologia e materie di questo tipo perché esplicitano bene gli elementi interconnessi, utile per descrivere i pensieri, la vita e le opere dei vari autori.

Normalmente in lettere non c’è bisogno di schemi lineari o mappe concettuali. Fate attenzione però all’utilità che si può trovare nel creare tabelle che comparino diversi autori, molto utili per esami particolarmente vasti.

LINGUISTICA

Per gli schemi la linguistica è davvero facile, perché tanto non la studia nessuno… no scherzo!!!

Per gli amici linguisti si alternano le mappe mentali per gli argomenti più descrittivi e gli schemi lineari. Io ad esempio, quando ho studiato materie come fonologia, fonetica, ma anche sintassi, mi sono avvalso molto spesso di schemi lineari e talvolta anche di qualche tabella.

In generale, quando si studia linguistica l’importante è rimanere molto versatili perché si ha a che fare con argomenti molto differenti e variegati.

CHIMICA

Per gli amici chimici invece gli schemi lineari vanno benissimo. Generalmente invece le mappe mentali non vanno bene per la chimica perché è una materia molto tecnica e lineare nella sua rielaborazione.

Quindi consiglio schemi lineari, e per alcuni processi chimici la mappa concettuale può funzionare molto bene.

FISICA

Fisica come per la matematica: schemi lineari e mappe concettuali. Le mappe mentali sono invece bandite perché non servono quasi mai.

Naturalmente però bisogna tenere conto anche del gusto personale: se vi viene voglia di fare una mappa mentale per fisica fatela pure, ma se devo dare un’indicazione di massima devo dire che materie così tecniche hanno bisogno di schemi lineari e mappe concettuali.

SCIENZE POLITICHE E SCIENZE DELLA COMUNICAZIONE

Per scienze politiche vale più o meno quello che dicevo per lettere: gran parte delle materie sono descrittive e concettuali, e la mappa mentale funziona alla grande. Per scienze della comunicazione vale lo stesso.

VETERINARIA

Per la facoltà di veterinaria, e in parte anche per quella di farmacia, valgono le stesse cose che abbiamo detto per medicina. Sono facoltà che riuniscono materie molto diverse tra loro, alcune più tecniche, altre più descrittive, alcune concettuali, altre sequenziali.

Bisogna tenersi quindi flessibili ed essere in grado di passare rapidamente da un tipo di schema all’altro a seconda delle necessità.

INFORMATICA

Informatica vede protagonisti i diagrammi di flusso e le mappe concettuali, perché la sequenzialità in questa facoltà è tutto. A volte qualche schema lineare può aiutare, mentre la mappa mentale molto raramente.

FILOSOFIA

Filosofia è il regno della mappa mentale, e anzi direi che più di tutte le altre facoltà sfrutta al massimo le potenzialità della mappa mentale, che ha la caratteristica di poter interconnettere tra loro i ragionamenti e le parole chiave creando multipli punti di aggancio e modi di vedere lo stesso argomento da più punti di vista differenti. Ecco che quindi per filosofia le mappe mentali vanno a nozze.

PSICOLOGIA

Psicologia è un’altra di quelle facoltà-contenitore, in cui ci sono esami veramente molto diversi. Nella maggior parte dei casi le mappe mentali funzionano molto bene, ma in diversi esami tornano utili anche classificazioni con l’uso di tabelle e schemi lineari.

Ho visto invece usare meno spesso la mappa concettuale, ma anche questa ogni tanto fa capolino.

ECONOMIA

Economia è un altro dei domini dello schema lineare, che va benissimo per molte delle materie economiche. Anche le mappe mentali però possono tornare utili quando ci sono spiegazioni un po’ più discorsive e descrittive, ma in generale lo schema lineare lo eleggerei come schema principale di economia.

ARCHITETTURA

Per architettura sono gli schemi lineari a farla da padrone, perché permettono rappresentazioni specifiche di quello che si sta studiando. Quindi sarà di volta in volta lo studente ad applicare un tipo di rielaborazione e schematizzazione diversa a seconda di quello che sta affrontando.

SCIENZE MOTORIE

Per scienze motorie vale un misto tra quello che abbiamo visto per biologia e medicina: sono facoltà che hanno molte materie in comune, e quindi vanno bene mappe mentali, schemi lineari, un po’ meno le mappe concettuali.

Sono molto utili anche gli schemi complementari di argomenti specifici, ad esempio per spiegare le parti anatomiche o il funzionamento dei diversi apparati.

Sicuramente quindi anche a scienze motorie sono necessari più tipo di schematizzazione, non ne basta uno solo!

QUANDO SCHEMATIZZARE?

Ma quand’è quindi che si schematizza?

Beh, riprendiamo per un secondo il PACRAR, il metodo di studio che insegno nel mio corso completo Sistema ADC e che divulgo ormai da anni qui sul blog e sul mio canale YouTube.

PACRAR sta per: pianificazione, acquisizione, comprensione, rielaborazione, applicazione e ricordo, le 6 fasi che si devono attraversare affinché lo studio sia veramente eccellente.

Ecco che ci si accorge immediatamente che la fase di rielaborazione è quella centrale, e si colloca subito dopo le fasi di acquisizione e comprensione, ovvero subito dopo la lettura efficace e la presa degli appunti e appena prima del testing.

Quindi dopo aver letto il libro in modo efficace, aver individuato le parole chiave e aver ascoltato la lezione, andiamo a costruire lo schema prima di metterci alla prova con testing ed esercizi.

Come già dicevamo, in questa fase si può tranquillamente tenere il libro aperto davanti perché il punto non è la memorizzazione, e possiamo concentrarci sull’aspetto di approfondimento e rielaborazione.

L’importante è procedere non capitolo per capitolo, pagina per pagina o paragrafo per paragrafo, bensì argomento per argomento: quando si arriva ad avere sufficienti informazioni perché possano essere autonome e stare in piedi da sole, ecco che le si trasferisce all’interno dello schema.

Si può costruire uno schema a mano con carta e penna, o a computer o con un tablet.

Io nei miei corsi consiglio sempre di partire da carta e penna per farsi l’occhio e abituarsi, e poi eventualmente passare al digitale in un secondo momento.

Bene, adesso che tutto questo vi è più chiaro possiamo rispondere più semplicemente alla domanda: vale la pena schematizzare?

La risposta è , ma dobbiamo sapere perché lo stiamo facendo.

Vale la pena schematizzare perché rielaborare è importante, permette di avere una preparazione più solida e duratura e consente di creare un supporto che ci aiuterà in ogni fase dello studio e che velocizzerà e fluidificherà tutte le altre fasi di preparazione in vista della nostra scadenza.

Non vale invece la pena schematizzare se l’unica cosa che ci interessa è memorizzare… ecco, in questo caso ci sono tecniche migliori!

Ora che sapete tutto questo, se volete imparare a costruire degli schemi veramente impeccabili, ma soprattutto se volete vedere concretamente in azione qualcuno che schematizza e che vi spiega passaggio per passaggio tutto quello che c’è da fare, entrate in Sistema ADC, il mio corso completo di metodo di studio!

Potete anche optare per Conquistare il foglio, il modulo autonomo più piccolo, compatto e mirato, che si occupa solo ed esclusivamente della schematizzazione!

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Alessandro de Concini