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È possibile imparare nel sonno? L’ipnopedia

Se c’è una cosa che tutti abbiamo scoperto, fin dai primi giorni di scuola, è che imparare, imparare qualsiasi cosa, richiede fatica.

Fatica per la matematica, fatica per l’inglese, fatica per la storia, fatica per qualunque materia, argomento, contesto. Fatica, fatica, fatica.

E credo che chiunque, almeno una volta nella vita, abbia fantasticato su quanto bello sarebbe poter imparare senza mai fare fatica, in modo del tutto passivo, subliminale, inconsapevole.
Sarebbe bellissimo e forse saremmo persino disposti a farci attaccare uno spinotto nella testa per renderlo possibile…

E se ti dicessi che qualcuno, più di 90 anni fa, ha inventato, brevettato e venduto uno strumento per imparare nel sonno? Un macchinario capace di trasformare le ore notturne in un’occasione di studio?

Oggi, in questo articolo, parliamo di ipnopedia, la capacità di imparare mentre dormiamo… funzionerà? Scopriamolo.

STORIA

È il 1927, un paio d’anni prima della grande crisi economica, in Italia c’è il fascismo e in Europa serpeggiano venti pericolosi che porteranno, qualche anno più tardi, al disastro.

Dall’altra parte dell’oceano, nella ruggente New York City, un businessman e inventore nato in Repubblica Ceca, Alois Benjamin Saliger, ha bisogno di risollevare la sua attività.

Qualche anno prima, nel 1919, era stato condannato per frode azionaria, in pratica aveva raccontato balle agli investitori per raccogliere denaro… ma quella è un’altra storia.

Saliger, dicevo, ha un’idea e lancia sul mercato lo Psycho-Phone, potremmo tradurlo come “psicofono” in italiano, un aggeggio per imparare nel sonno.     

ipnopedia

Nella pubblicità scrive:

“è stato provato che il sonno naturale è identico al sonno ipnotico e in quello stato la mente inconscia è particolarmente ricettiva alle suggestioni.”

Provato da chi? E come? E in base a quale principio opererebbe? Nessuno lo sa.

Non solo: lo Psycho Phone avrebbe influenzato la vita dell’utilizzatore, gli avrebbe permesso di ottenere successo, prosperità, allungamento della vita e… accoppiamento. Sì, accoppiamento, detto così, proprio diretto, senza giri di parole. Tu ascolti quella roba di notte e poi… accoppiamento. Bene così. 

Quello che si sa è che ne ha venduti un bel po’ di quegli aggeggi, qualche migliaio e, ancora più importante, che la sua idea ha colpito a fondo nell’immaginario collettivo, forse proprio perché, allora come oggi, la fatica dello studio era dolorosamente nota a tutti.

E allora ecco che il mitico Aldous Huxley nel suo Brave New World, Il mondo nuovo, immagina strumenti ipnopedici per condizionare i bambini, ma appare anche nel libro del 1962 Arancia Meccanica, che ha ispirato il film capolavoro di Kubrick. 

E ancora, il concetto di ipnopedia si ritrova nelle cassette per imparare le lingue nel sonno pubblicizzate sui giornaletti negli anni 60 e 70, in episodi della serie tv Friends, nei Simpson e in mille altre occasioni, oggi si ripropongono gli stessi meccanismi con app, programmi, audiolibri e corsi autoipnotici che poi non sono altro che la stessa cosa rimescolata e con un marketing neanche tanto differente.

Ma funziona davvero? Come spesso accade, c’è una risposta breve e una lunga.

Quella breve è NO, non funziona. E Saliger era un imbroglione che ha fatto soldi sulla creduloneria della gente. Uno dei tanti.

Come dici? Vuoi ascoltare anche la spiegazione lunga? Eh vabbè, come vuoi.

CRITICHE

L’avvento delle moderne neuroscienze e, in particolare, degli strumenti di indagine dell’attività cerebrale, prima fra tutti l’elettroencefalografia, ha demolito l’idea dell’apprendimento nel sonno. Quantomeno del tipo proposto da Saliger, perché vedremo che qualcosina di vero e utile c’è. Poco, ma c’è.

Rimani fino alla fine e te lo spiego per bene.

In sostanza, comunque, è dagli anni 50 che si sa che imparare durante il sonno è impossibile perché gli stimoli presentati durante il sonno semplicemente non vengono processati dal cervello nello stesso modo di quando si trova in stato di veglia, non vengono accumulati nella memoria allo stesso modo e non possono essere richiamati una volta svegli.

A dimostrarlo per primi sono stati Charles Simon e William Emmons, che hanno fatto un lavoro molto interessante relativo anche alla produzione di onde alfa nel cervello.

Il punto è che più è complessa e/o astratta un’informazione e più il cervello ha bisogno di elaborazione profonda e consapevole, per apprenderla.

Nel sonno non possono avvenire, banalmente, tutti i processi di chunking, di rielaborazione, di metacognizione, di collegamento con conoscenze precedenti. Ancora di più: nel sonno non si può partecipare in modo attivo, investigare, porre domande.

Non c’è attenzione focalizzata né possibilità di mettere alla prova la conoscenza appena acquisita, e la memoria di lavoro funziona in modo differente.

Anche lasciando da parte concetti e informazioni complesse, non rimangono neanche semplici liste di vocaboli o informazioni pre-segmentate. Niente, zero assoluto.

Tutto quello che sappiamo stare alla base del processo di apprendimento, nel sonno viene profondamente alterato o reso del tutto inattuabile e nessuna nuova informazione viene incamerata durante il sonno per trasformarsi in conoscenza.

COSA C’È DI VERO

Ma allora perché ho detto che qualcosa di vero comunque c’è?

Tre fatti interessanti:

  • Prima di tutto il ruolo del sonno nel processo di apprendimento, che è centrale. Le evidenze scientifiche puntano tutte verso l’attribuire al sonno un ruolo fondamentale non solo nel riposo del cervello per riprendersi dalle fatiche dello studio e prepararsi alle fatiche del giorno successivo, ma anche e soprattutto nel consolidamento stesso dei ricordi.

In particolare, il sonno profondo REM è associato alla memoria implicita, non dichiarativa, procedurale, cioè quella delle abilità interiorizzate e portate avanti in modo automatico, come un gesto atletico, il suonare uno strumento o l’allacciarsi le scarpe; mentre il sonno non REM, indicato come NREM è associato alla memoria dichiarativa, e quindi quella di fatti, concetti, dettagli imparati in modo esplicito.

E questo è uno dei motivi per cui alcuni scienziati suggeriscono anche che piccole pennichelle durante il giorno, specie al pomeriggio, potrebbero migliorare il rendimento nello studio (non usatela come scusa per pisolare invece che studiare).

Quindi possiamo dire che, se è vero che non impariamo niente di nuovo durante il sonno, è altrettanto vero che è proprio dormendo che rinforziamo ciò che abbiamo imparato. Se vuoi saperne di più, ecco un articolo in cui spiego tutto quello che devi sapere sul sonno.

  • La seconda scoperta interessante è che durante il sonno sembra sia possibile attuare dei meccanismi riconducibili al condizionamento classico. Una ricerca del 2012 dell’istituto Weizmann, suggerisce che si possano sfruttare degli stimoli olfattivi per rinforzare ulteriormente l’apprendimento con dei paradigmi simili a quelli del rinforzo Pavloviano (prima o dopo ci faccio un articolo sopra). Siamo lontani però dalla certezza eh, mi raccomando, non mettetevi a sniffare cose strane durante il sonno per preparare gli esami.
  • E infine, la cosa più simile al concetto di ipnopedia proposta da quel fuffarolo di Saliger negli anni ‘30 è quella che viene chiamata TMR, acronimo che sta per Targeted Memory Reactivation, riattivazione di un ricordo target, una tecnica che forma un link: associa un’informazione appena acquisita con un suono che può venire riproposto poi durante il sonno per rinforzare il ricordo. E la TMR, incredibilmente, sembra funzionare davvero ed è stata testata sull’apprendimento delle lingue straniere, di movimenti fisici e sul rafforzamento della memoria spaziale.

Incredibile, no? Anche se ancora di scarsa utilità nella vita quotidiana di chi studia.

Il mondo del sonno e quello dell’apprendimento, in definitiva, rimangono interconnessi, intrecciati in un rapporto che sta alla base della nostra capacità di cognizione.

E penso che la fascinazione per l’apprendimento inconscio, pigro, subliminale, rimarrà sempre ben radicata nelle nostre fantasie, ma mi raccomando: è fondamentale distinguere la realtà dalle fantasie, appunto, e quando il sogno è finito, aprire gli occhi e cominciare a imparare sul serio.

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Alessandro de Concini