pixel facebook Alessandro de Concini

Recensisco il “libro” di Metodo Universitario

È arrivato il momento. È giunta l’ora che tutti aspettavate. Non passa un giorno, un maledetto giorno che io non riceva almeno una decina fra commenti, mail, messaggi privati in cui qualcuno mi fa la fatidica domanda “ma che cosa ne pensi di Metodo universitario?”.

Di solito non ci penso, così fa meno male.

Per non parlare di chi mi contatta per raccontarmi le proprie esperienze personali in merito.

Ho passato gli ultimi 5 anni a rispondere a quella domanda nel modo più pacato, professionale, distaccato possibile. A dire che non trovavo professionale parlare male direttamente di ragazzi che lavorano nel mio stesso settore, a fare dei video ironici e allusivi ma non troppo diretti, rivolti tra l’altro non solo ai ragazzi di Metodo universitario ma anche a tanti altri.

Non pensiate che loro due siano gli unici, perché fareste un errore grossolano, sono solo i più conosciuti sui social.

Adesso basta però, mi sono veramente stufato di essere politicamente corretto. Ora vi dirò quello che penso davvero in merito, raccontando nel modo più chiaro e trasparente che posso il libro che concentra tutta la filosofia, se si può definire così, del mondo di Metodo universitario.

Non parlerò del loro marketing, dei loro corsi o del loro gruppo. Non parlerò delle mie opinioni nei loro confronti o dell’impressione che mi fanno come persone, niente di tutto questo.

Lasciamo parlare le parole e niente di più… le loro parole.

Questo è 4 frasi per… Metodo universitario.

FRASE 1

“Come preparare l’esame senza studiare il libro”.

A dirla tutta questa non è neppure una frase, è il titoletto di un paragrafo, ma dovevo per forza partire da qui, perché credo che rappresenti l’essenza fondamentale di quello di cui stiamo parlando.

Preparare l’esame senza studiare il libro. O meglio, preparare l’esame senza studiare, perché quello di Metodo universitario, così come loro sbandierano e scrivono apertamente, non è un metodo per studiare, è un metodo per provare a passare gli esami.

sottolineo provare, non riuscire.

Nulla di quanto si può trovare in queste trecentocinque pagine di profondissime riflessioni intellettuali è indirizzato all’idea di sviluppare delle vere conoscenze e competenze. Nulla.

L’unica cosa che conta è provare a passare più esami in meno tempo possibile senza preoccuparsi di nient’altro che questo.

L’idea fondamentale è la lotta contro il sistema: l’università è una prigione da cui ti devi liberare, e l’obiettivo dichiarato è fregare questo terribile sistema che incatena gli studenti, dimostrandosi più furbi e scaltri di esso.

Come si fa tutto questo?

Beh, di base segnandosi le domande più frequenti, anzi, le leggendarie “trenta domande più frequenti” e preparandosi solo su quelle, scroccando materiale da altri studenti, studiando pochi giorni prima dell’esame memorizzando qualcosina con una combinazione di schemi a cascata poi trasformati in mappe poi memorizzate con i loci, sviluppando una buona parlantina per intortare il prof e tentando più esami possibile per azzeccarne statisticamente qualcuno… lasciamo perdere, ci sono così tante cose sbagliate che è meglio che non mi ci metta!

Non ci credete? Passiamo ad un’altra frase, che la rubrica si chiama 4 frasi per ma mi sa che ne citerò un paio di più perché questo libro è una miniera d’oro di depressione cognitiva.

Dopo essersi appostati dietro la porta della classe durante uno degli appelli, si fermano gli studenti sorridenti (sì, è scritto davvero così) e li si intervista, “poi trova il modo di farti dare i loro appunti e i loro approfondimenti (anche a pagamento). Insomma, risparmi e ci guadagni anche in qualità”.

Un’idea brillante a dire poco: paga gli appunti degli altri oppure scroccali direttamente se ci riesci, così risparmi tempo. Magari non andare neanche a lezione, che è ancora più efficiente.

Mentre leggevano queste parole un centinaio di scienziati cognitivi che hanno lavorato sui concetti della rielaborazione, difficoltà desiderabile, spacing, recupero attivo e comprensione significativa hanno sviluppato dipendenza cronica da abuso di sostanze alcoliche.

RIP

FRASE 2

“Gli sparatori hanno la filosofia opposta, ossia sparano prima di mirare. Ci provano fino a quando fanno centro. Quindi il mio consiglio è quello di essere uno sparatore anche all’università”.

Eh già. La roulette degli esami, il segreto del cercare la bocciatura, detto in altri termini… tentare a caso più esami possibile per massimizzare le probabilità di imbroccarne qualcuno sulle domande più probabili e passare senza essere preparati.

La tecnica della sacra botta di culo.

Ma non basta, il concetto è anche di lavorare più sull’esposizione che sul contenuto, del resto “non conta quello che dici, ma l’impressione che crei con ciò che dici”.

Tentare di fregare il professore, di sedurlo, di indurlo a pensare che abbiamo studiato anche se in realtà non è così.

Ci sono mille motivi etici e culturali per cui questo atteggiamento è una vergogna, tuttavia, lasciamole da parte, perché chi approda sui lidi di questo capolavoro assoluto della composizione morfo-sintattica, probabilmente non è sensibile a quel lato del discorso.

Mi concentrerei sul fatto che questo modello prevede di bocciare un casino di esami e di prendere voti bassi altrettanto spesso.

Inoltre non tiene minimamente in considerazione gli aspetti di salute psicologica, quello che sappiamo del processo di apprendimento a livello cognitivo, né tantomeno si preoccupa delle conseguenze sul percorso di studi e sulla progressione degli esami nelle sessioni.

Ah, e poi che dire degli esami che prevedono laboratori? E quelli scritti e pratici in cui non ci sono le domande più probabili ma esercizi da risolvere? E quelli con la frequenza obbligatoria? E quelli che prevedono elaborati?

Misteri che non è dato scoprire.

Una cosa è chiarissima però: questo metodo ha la sola e unica ragion d’essere nell’illudersi della legge dei grandi numeri, cioè del fatto che se tenti a caso dieci esami prima o poi uno lo imbrocchi.

Se a voi sembra che questa strategia sia seriamente il modo più efficiente per non finire in fuoricorso e non vedete da soli i problemi, i rischi, i disagi e gli… imprevisti, diciamo, che provoca, penso che non aggiungerò altro e passerò avanti.

Mia nonna in dialetto veneto diceva “se go da spiegarte, non serve che te spiego”. Che tradotto significa: se te lo devo spiegare, non ha senso che te lo spieghi.

Grazie nonna.

FRASE 3

“E poi non dimentichiamoci che puoi sempre studiare dopo l’esame, se proprio ci tieni alla tua cultura personale. Dando gli esami in 7 giorni ti rimane tanto tempo per sviluppare quelle abilità che ti renderanno un grande professionista”.

Se proprio ci tieni alla tua cultura personale, no? Capito? Cioè, è il 2021 ormai, chi è il mona che ancora è legato al concetto di cultura personale? Sicuramente è uno sfigato

Cioè, se proprio vuoi imparare qualcosa fallo dopo, per conto tuo, che te frega, intanto pigliati il pezzo di carta, poi se c’hai voglia studi qualcosa quando ti va.

Ma è la seconda parte della frase il vero capolavoro. Io me la vedo proprio questa gente, questi personaggi avvezzi a profondissime riflessioni intellettuali che occupano tutto il tempo risparmiato dallo studio universitario in approfondimenti per sviluppare le loro competenze e diventare grandi professionisti.

Ne sono certissimo. Come dite? Voi no? Malpensanti!!!

FRASE 4

“Il multitasking è un falso mito, non è un superpotere, anzi, è un disastro a livello di efficacia”.

Ecco, in realtà ho preso questa come simbolo delle frasi sensate e dei buoni consigli contenuti in questo libro. Eh sì, perché se devo essere intellettualmente onesto è giusto che io faccia del sarcasmo quando vengo soverchiato da una montagna di ca**ate, ma è anche giusto che riconosca che pure l’orologio rotto segna l’ora giusta due volte al giorno.

Nel libro ci sono parecchie frasi e consigli effettivamente di buon senso, annegati in un mare di principi che onestamente fanno cadere le braccia. 

Sì perché, quando ci si tiene sul vago, sul vaghissimo anzi, e si spara qualche perla di buon senso spiccio, effettivamente si finisce anche per dire cose corrette, come ad esempio spiegare che il metodo di studio non è una cosa puramente soggettiva, che è vero, che il multitasking è una piaga della produttività, che è vero, che le strategie a cui ci hanno abituato nel tempo non sono in genere efficaci, che è verissimo, o che per scatenare a comando la voglia di studiare si può sfruttare il meccanismo della curiosità

Tutte cose verissime se prese fuori dal contesto, ma che vengono usate in modo completamente sbagliato, superficiale e folle in un pastone che mi rende veramente difficile rimanere ironico e sarcastico e non impazzire e cominciare a sradicare querce a mani nude.

Del resto, spesso non solo è il cosa dici ma il come lo usi e cosa c’è sotto, a livello di apparenza va tutto benissimo (lo dicevamo anche negli articoli in cui parlavo della PNL o nella recensione di The Secret), qualche principio sensato si trova sempre dappertutto, ma è guardando il complesso delle proposte e dell’idea che c’è dietro che si capisce davvero lo spessore di un libro, di un metodo, di un approccio.

Non voglio entrare più di così nel merito specifico delle singole proposte di studio, di tecniche e di metodo che troverete (o non troverete, spero) qui dentro, ci sono migliaia di miei video e articoli online che vi spiegano per filo e per segno perché io sia agli antipodi di questa visione e mi muova in una direzione diametralmente opposta, che cosa credo che rappresenti il vero metodo di studio, che valori propongo e per cui mi batto e che differenze metto in campo. 

Non penso ci sia bisogno di aggiungere altro, sarebbe ridondante.

Che poi attenzione eh, sia chiaro, non voglio passare come quello idealista che non si rende conto che si debbano passare gli esami e che pensa che l’unica cosa che conta è l’idea primigenia della conoscenza, no, siamo d’accordo, bisogna cercare l’efficienza, passare gli esami e laurearsi prima di passare dall’essere fuori corso all’essere fuori luogo! 

Laurearsi è importante, avere un metodo è importante, passare gli esami è importante, ma per farlo, per come la vedo io, sarebbe ora di finirla sul serio una volta per tutte di illudersi dei trucchetti, dello scrocco, della botta di culo, delle domande più probabili, del sedurre il professore e degli esami preparati in qualche giorno e ricominciare a parlare di cose serie, di scienza, di cultura, di studio.

Solo così potrete davvero sviluppare il vostro metodo universitario, e non quello di questi… profondi e raffinati intellettuali!

Ma magari mi sbaglio io, magari non siete d’accordo, e allora visto che mi interessa sapere quello che pensate, scrivetemi le vostre opinioni.

Ah, e quanto al libro… devo davvero dirvi se vi consiglio di comprarlo oppure no?

Author avatar
Alessandro de Concini