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Come superare il blocco dello studente

In Italia, uno studente su 10 dichiara difficoltà di carattere psicologico o emotivo, sia a livello scolastico che universitario. Siamo agli ultimi posti nell’Unione Europea. Non solo, in alcune facoltà universitarie particolarmente complesse da affrontare o stressanti, come l’esame di medicina o giurisprudenza, questi numeri salgono fino a sfiorare il 30%.

E il resto del mondo non è poi messo tanto meglio, i tassi riportati di problemi psicologici, depressione e ansia sono in costante aumento.

La vita dello studente è troppo stressante, troppo improntata sulla performance, troppo frenetica, e a questo si aggiungono le difficoltà metodologiche e organizzative.

Si studia di più, si studia più rapidamente, ma ancora non si sa studiare.

Impadronirsi di un metodo, di un sistema di studio eccellente è un primo passo importante, ma risulta fondamentale anche imparare a riconoscere i segnali del blocco psicologico, per gestirli prima che la situazione degeneri troppo.

E allora in questo articolo vi parlo dei tre segnali più importanti da riconoscere del blocco dello studente.

Non è un caso che in questo periodo io abbia deciso di parlare proprio di questo, sono più di 6 mesi che lavoro con lo Psicologo Alessandro Bartoletti, esperto di livello incredibile, al nuovo videocorso, Studente Strategico, che è uscito il 21 dicembre 2020, in tempo per Natale come avevo promesso, il primo corso sul blocco dello studente.

È un progetto ambizioso, mai tentato prima, che spero aiuterà davvero tante persone in difficoltà a risolvere i problemi interiori, psicologici, emotivi e pratici dello studio… vi consiglio di darci un’occhiata perché è davvero qualcosa di epocale. E se vi riconoscete in quello che dirò in questo articolo, interessatevi a maggior ragione!

Partiamo dal presupposto che descrivere qualcosa di così complicato e sfaccettato come il processo di blocco dello studente richiederebbe pagine e pagine di trattazione, ci sono mille possibili situazioni diverse, vissuti diversi, contesti diversi, quindi ho scelto con questi tre segnali quelli più comuni e che ho sentito più e più e più volte.

Tutti e tre sono accomunati dalla gradualità, dal fatto di essere dei percorsi che iniziano in modo sommesso per poi peggiorare un po’ alla volta, fino a sfociare nel vero blocco concreto, purtroppo.

E infatti chi è in blocco sa di esserlo, certo, ma chi ci sta per finire, spesso, non se ne accorge. È a queste persone che è dedicato questo articolo.

LA RIDUZIONE DEGLI ESAMI

Il primo segnale è anche il più semplice, ed è la riduzione del numero di esami preparati, affrontati e superati, e il rallentamento generale dello studio.

Pur essendo il più superficiale dei tre segnali, va comunque preso in considerazione perché è anche il più comune ed evidente.

Quello che succede è, semplicemente, che pian piano il ritmo cala, si rimane gradualmente indietro, prima ci scappa un esame, poi due, poi tre, accumuliamo ritardo e rallentiamo nello studio, ottenendo sempre meno risultati concreti.

Cala anche la velocità nello studio in sé, le sessioni di studio giornaliere si fanno sempre meno efficienti, si trascinano e si diluiscono.

È come se, improvvisamente, ci ritrovassimo in una piscina piena di melassa appiccicosa. Ci muoviamo al rallentatore, ogni movimento, ogni gesto, ogni pagina appesantita dalla melassa che ci circonda e in cui siamo immersi.

Si trovano mille scuse per dare conto di questo, mille giustificazioni perfettamente logiche e razionali: la difficoltà dell’esame, il periodo difficile, un po’ di stanchezza, un errore di pianificazione, la materia che non ci piace, il professore incapace, qualche intoppo o imprevisto… ma sotto sotto lo sappiamo che c’è qualcosa di più, che gradualmente l’abbrivio che avevamo costruito il primo anno o i primi anni di università si sta spegnendo e noi viaggiamo con il freno a mano tirato.

IL CICLO DELLA PROCRASTINAZIONE

Il secondo segnale a cui dovreste prestare attenzione è quello che chiamo “il ciclo della procrastinazione”.

Ora, la procrastinazione è una costante in tutte le attività produttive della vita, dello studio come del lavoro.

Tutti procrastiniamo e tutti sfruttiamo strategie più o meno efficaci per ridurre l’effetto di questa realtà.

Ma il ciclo della procrastinazione è qualcosa di più, perché ha un andamento incrementale, progressivo.

Comincia come una procrastinazione standard degli studenti, studiare un po’ all’ultimo momento, pigreggiare un’ora più del dovuto davanti a una serie TV, saltare una lezione all’università perché ci si sente stanchi… standard, insomma.

Ma poi peggiora. Un minuto alla volta, la procrastinazione continua ad avanzare, a farsi sempre più insidiosa, pervasiva, subdola. Se prima ho paragonato il rallentamento nello studio e negli esami a una piscina di melassa, il ciclo della procrastinazione assomiglia invece a un serpente costrittore, che ci striscia addosso e solo quando è troppo tardi, solo quando siamo completamente avvolti nelle sue spire, ci rendiamo conto che sta iniziando a stringere.

E allora le ore davanti alla serie TV diventano 2, poi 3, poi 4, poi giorni. Le lezioni saltate diventano settimane di lezioni saltate, poi mesi, poi corsi interi. Le sessioni di studio si rimandano al lunedì dopo, all’esame non ci si presenta e via così, finché non si arriva al punto finale, quando la procrastinazione si toglie la maschera e diventa rifiuto totale.

Più si procrastina, più si evita, più si rimanda e più diventa difficile ricominciare, il carico di arretrato si accumula fino a raggiungere la soglia critica e diventare ingestibile e inaffrontabile, impensabile persino. Questa soglia critica è diversa per tutti, ma il risultato è lo stesso.

Il rifiuto totale per lo studio, l’impossibilità quasi fisica di sedersi di fronte al libro, una sensazione sgradevole che ci fa odiare lo studio in tutte le sue accezioni e lo rende insopportabile.

I PROBLEMI PSICOFISICI

Il terzo elemento di questo graduale puzzle del blocco è l’insorgenza di sintomi e segnali psicofisici negativi.

Primo fra tutti il sonno che si sballa, gli orari cominciano a cambiare, si sviluppa insonnia o, al contrario, sonno perenne, e poi il mal di testa, sintomi di ansia, agitazione, spossatezza continua, pensieri negativi, fame nervosa o poca voglia di mangiare, poca energia fisica, poca voglia anche di svolgere i propri hobby, seguire le proprie passioni o vivere la socialità.

Il blocco pian piano si manifesta a livello fisico e mentale e rovina un po’ tutti gli aspetti della nostra vita, ci rende spenti, poco energici, sballati, sofferenti. È lo stress che, aiutato dal senso di colpa, presenta il conto da pagare.

Salatissimo.

Ognuno poi ha i propri diversi sintomi psicosomatici, io per esempio sono il campione del sonno esagerato, che mi segnala inequivocabilmente che c’è qualcosa che non va, ma poi anche il mal di testa e la spossatezza, ma ne ho sentite di tutti i colori negli anni.

Se il rallentamento pratico era la piscina di melassa e il ciclo della procrastinazione un serpente stritolatore, lo stress che ci rovina lo stato psicofisico è un tizio con dei guantoni da boxe che, a sorpresa, ci tira pugni alla testa, in pancia, sulla schiena. 

Bella immagine eh, oggi mi sento poetico, in negativo purtroppo, ma io in quella piscina di melassa, con il boa che mi stritola e un tizio che mi tira pugni a tradimento ci sono stato. Per almeno 5 anni della mia vita, se non di più.

Quella sensazione me la ricordo bene ed è per questo che oggi lotto per farvela riconoscere in tempo, anche se magari non è una scoperta gradevole o benvenuta.

Ma nascondere la testa sotto la sabbia non è affatto una buona idea.

Come uscirne

4 CONSIGLI PER SUPERARE IL BLOCCO

Io stesso ho incontrato il blocco dello studente 2 volte nella mia “carriera” universitaria. La prima volta che mi sono scontrato con quel muro ero al secondo anno di università.

Facoltà di lettere moderne, facile, niente grossi stress, media eccellente da sempre, fino a quel momento una decina di esami preparati senza sforzo. Una passeggiata, finché non mi sono arenato.

Di punto in bianco ho semplicemente smesso di studiare. Del tutto. Dopo una sessione estiva normale, e una autunnale non particolarmente brillante si è fermato tutto.

Avevo un rifiuto totale per lo studio e l’ambiente universitario, mi sentivo in gabbia, bloccato, non potevo mollare perché ero oltre la metà e mi sentivo obbligato a finire, allo stesso tempo non sapevo che fare, come uscirne e allora non ci pensavo e mi dedicavo ad altro.

Questa situazione si è protratta per tanto tempo, per anni, e si è incancrenita fino a diventare una matassa difficile da sbrogliare. Alla fine, però, con uno sforzo immane, ne sono uscito. Ci ho pensato bene e credo che siano 4 i fattori che mi hanno permesso di venirne a capo. Eccoli qua.

  • CERCARE AIUTO. L’errore più grande che si possa fare quando si è di fronte a un blocco, è quello di tenerlo per sé. Di chiudersi completamente e rimanere da soli. Chiedere aiuto non è una debolezza, è una prova di carattere. 

    E non c’è solo l’aiuto di chi ci sta vicino e ci vuole bene, c’è anche l’aiuto professionale di chi è preparato e competente. Non mi vergogno minimamente a dire che la terapia mi ha aiutato in modo enorme e voglio sfruttare questa piattaforma che ho, questo pubblico che mi segue per dirlo una volta per tutte: andare dallo psicologo (o psicologa) non è qualcosa che deve spaventare o di cui ci si debba vergognare. Non ci si vergogna ad andare dal dentista quando si ha male ai denti. È la stessa cosa, finiamola con gli stereotipi arretrati sugli “strizzacervelli”. 

    E di più: si cerca il migliore o la migliore professionista possibile, non ci si affida a dubbi motivatori o fuffa coach di chissacchè. Andate da professionisti, gente preparata che sa quello che dice. Non si scherza con queste cose. Basta ciarlatani e buffoni esaltati, i problemi psicologici si risolvono con gli psicologi. Punto.
  • TROVARE NUOVI STIMOLI. Cercare nuovi stimoli all’interno del percorso di studi è un’altra cosa che mi ha aiutato in modo sostanziale. Gran parte dei mattoni del mio muro si sono originati con la noia, la frustrazione di studiare cose che non trovavo stimolanti a sufficienza, che non mi mettevano alla prova.

    Usate tutta la flessibilità che potete nel vostro piano di studi per cercare materie che vi accendano la mente, difficili anche, sfidanti, e anche all’interno di materie meno entusiasmanti imparate a ricercare il lato più curioso, più strano.

    Sfruttate internet per cercare approfondimenti inaspettati, storie, aneddoti che accompagnino lo studio tradizionale e vi aiutino a vederlo sotto un altro punto di vista. 

    Discutete di quello che studiate, confrontatevi, dibattete. Anche l’argomento più noioso e banale può diventare entusiasmante se ci investite sopra.
  • IMPARARE UN METODO DI STUDIO. Questa è la mia specialità, come sapete. Quando la mia passione per il tema dell’apprendimento si è fatta più strutturata e scientifica, ho cominciato a studiare sperimentando le metodologie che stavo imparando.

    Era come essere al tempo stesso lo scienziato e la cavia, provavo nuove strategie, nuove tecniche, nuovi approcci ad ogni esame. E lo adoravo.

    Ora, non è detto che voi abbiate la voglia, il tempo o l’interesse per fare quello che ho fatto io, ma stravolgere il vostro metodo di studio in senso positivo, ricercando qualcosa di realmente efficace e funzionante, non le fesserie da “2000 pagine al giorno” e cose del genere, parlo di roba seria, scientifica, può essere un approccio vincente per superare il blocco.

    Studiare meglio vi permetterà di allontanare la frustrazione, la ripetitività, la noia e l’incertezza di non sapere cosa dovete fare. Vi darà sicurezza e controllo totale sul percorso di preparazione. E scusate se è poco.

    Ovviamente, se volete portare il vostro studio su un altro livello… vabbè, non ve lo dico neanche: SISTEMA ADC.
  • CREARE NUOVE ABITUDINI. A un blocco totale dello studente corrisponde quasi sempre una serie infinita di cattive abitudini: scorrette, improduttive, tossiche. Cambiando abitudini, ho cominciato a cambiare me stesso e il mio modo stesso di pensare, di agire, il mio stato psicofisico. Sebbene tutto questo di per sé non abbia da solo permesso di superare le mie difficoltà, ha comunque creato il terreno fertile su cui far fiorire una nuova attitudine e mentalità.

    Allenarsi, curare l’alimentazione e il sonno, pianificare lo studio in modo da non dover ricorrere a sessioni matte e disperate, evitare di usare film e serie tv per non pensare sono solo alcune delle abitudini che mi hanno aiutato nel mio periodo più nero.

    Queste sono le abitudini che io ho cambiato, poi ovviamente ognuno è diverso, ognuno sviluppa le sue abitudini orrende, per cui osserva in modo critico la tua vita di tutti i giorni e scopri cosa puoi sistemare un po’ alla volta.

Oltre a questi consigli tratti dalla mia esperienza personale, nella playlist libroconsiglio del mio canale Youtube troverete diversi libri che potranno aiutarvi, ma più di tutto rinnovo il mio invito a dare un’occhiata a Studente Strategico.

Non è solo una marchetta, è ovvio che spero di venderne parecchi e che l’aspetto commerciale ed economico sia importante, del resto è il mio lavoro, non prendiamoci in giro, ma questo progetto, forse ancora più degli altri portati avanti finora, è un vero tentativo di fare la differenza nella vita di tanti di voi e aiutarvi ad uscire da momenti difficili legati al vostro percorso nello studio. Lo faremo insieme.

Come sempre, grazie di aver letto fin qui, fatemi sapere cosa ne pensate e nel frattempo… ascoltate i segnali del blocco, e siate pronti ad affrontarli!

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Alessandro de Concini