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Latino e greco: come studiarli e come tradurli

Gli studenti dei licei italiani devono scontrarsi ogni giorno della loro esistenza con lo studio delle lingue morte: latino, greco, aramaico, fenicio, etrusco, sanscrito… no, ok, va bene, niente aramaico, fenicio, etrusco e sanscrito, solo latino e greco, ma comunque è una bella lotta lo stesso.

Possiamo interrogarci quanto ci pare sull’utilità e la necessità oggi, nel 2021, di studiare ancora le lingue morte della cultura classica, anzi, fatemi sapere voi che cosa ne pensate. Io, ad esempio, ne adoro la letteratura e la cultura e ritengo che studiarle sia senza dubbio una palestra di ragionamento, tuttavia mi domando se non ci siano palestre migliori e più moderne.

Un fatto però resta: sono difficili e, se state leggendo questo articolo, probabilmente vi tocca studiarle in ogni caso.

E allora oggi, in questo articolo, parliamo di lingue morte: come studiarle, come tradurle, come conquistarle!

Onestamente mi fa sorridere essere qui a parlare di questa cosa, perché quando andavo alle scuole superiori ero veramente pessimo in greco e in latino, specialmente nella traduzione.

In latino oscillavo costantemente tra il 6 e il 4 mentre in greco ero stabilissimo e convintissimo sul mio 5 standard. Tiravo poi su tutto con la letteratura, in cui andavo molto bene e così me la cavavo

Ma gli anni passano, le lauree in lettere e linguistica si accumulano, si discute con gente che invece nella traduzione spacca, ed eccoci qui a spiegarvi principi che io, quando avevo la vostra età, non applicavo minimamente. Ma fidatevi, perché funzionano e se potessi tornare indietro la ma esperienza liceale sarebbe ben diversa.

Lo studio delle lingue morte si articola in 4 macro-aree: vocabolario, grammatica, traduzione e letteratura.

Le affrontiamo una per una.

VOCABOLARIO 

Partiamo dal vocabolario, che è l’area più sottovalutata in assoluto dagli studenti. Tanto sottovalutata che ormai gli insegnanti quasi neanche più la richiedono (salvo certe eccezioni che vediamo fra un secondo). 

Ma ignorare il vocabolario è il primo, gigantesco errore che, a cascata, vi può rovinare

Il trucco per capire come stanno le cose è rendersi conto che una lingua… è una lingua, viva o morta che sia è un sistema di comunicazione che funziona allo stesso modo e che rispetta le stesse regole di fondo. L’unica vera differenza è che non c’è nessun parlante madrelingua con cui confrontarsi.

E allora, se è vero che una lingua è una lingua, vi verrebbe mai in mente di provare a parlare in inglese, spagnolo, francese, cinese senza conoscere a memoria i vocaboli? Cosa fai, ti porti sotto braccio il dizionario Rocci edizione in cemento armato quando ordini al ristorante? 

No, quindi devi imparare i vocaboli latini e greci. Ti tocca. La maggior parte degli insegnanti ha deciso di rinunciare a questa battaglia e si limita a consigliarvelo, sapendo che non lo farete mai. Gli altri, le poche eccezioni che nominavo prima, invece, decide di imporvi di farlo, sbattendovi sulla testa liste infinite di vocaboli da memorizzare ma, ed è qui la meraviglia… senza spiegarvi come farlo!!!

E allora giù di lacrime e disperazione e leggi e ripeti selvaggio.

La risposta sono le mitiche tecniche di memoria, su cui ho fatto un videocorso col campione del mondo e il più grande mnemonista vivente, Mnemonica, ma ho anche scritto diversi articoli sulle tecniche di memoria, te li lascio qui, vai a recuperarteli.

Con le tecniche di memoria imparare 3 vocaboli nuovi al giorno di greco o latino è questione di meno di due minuti. Puoi anche fare così: ogni volta che trovi un nuovo vocabolo in una versione o un esercizio lo memorizzi. È un giochino, una cacchiata sul serio.

Non lo fa mai nessuno, ma se lo facessi per un anno ogni singolo giorno, poi potresti tranquillamente tradurre il 90% di tutte le versioni che ti capiterebbero davanti senza dizionario. Se ci dedicassi un’ora al giorno potresti arrivare a quel livello in un mese.

Vedi tu, io il consiglio te l’ho dato e il sistema per farlo… anche.

GRAMMATICA

E ora si arriva alla grammatica, odiosa, noiosa, tecnica, basilare, purtroppo. Paradossalmente la grammatica ti servirà davvero quando non la studierai più. I primi due anni la studi perché devi e non capisci cosa stai facendo, magari ti lasci dei bei buchi di conoscenza come ho fatto io, intere sezioni delle grammatiche intonse, mai viste… che cavolo è un aoristo passivo? Boh. Poi arrivi all’ultimo anno e piangi.

Fare gli esercizi di grammatica non basta, memorizzare (anche qui con le tecniche di memoria, ti conviene) paradigmi, declinazioni e coniugazioni, non basta. Sapere queste cose è necessario ma non sufficiente.

E torniamo di nuovo lì, al fatto che una lingua è una lingua e va studiata come tale. E allora la prima cosa da fare per imparare una lingua, dopo aver acquisito il vocabolario e in parallelo ai tuoi esercizietti di grammatica, è fare uno sforzo comunicativo, provare a… usarla.

Sì, parlarla e scriverla e io lo so che sei lì lì per prendermi a testate da dietro uno schermo, il me stesso quindicenne mi guarda minaccioso con in mano una mazza da baseball in fibra di carbonio, ma è così che funziona.

Lo sforzo comunicativo è alla base dell’apprendimento linguistico, ne parlavo anche in questo articolo, che devi assolutamente recuperare.

Esiste anche un metodo, chiamato Metodo Orberg dal nome del suo creatore, il linguista danese Hans Henning Orberg, che era un genio assoluto, che prevede proprio di cercare di imparare le lingue morte in modo “naturale”, come si imparano le lingue vive, interagendo, mettendo il vocabolario, i concetti, i contesti e la comunicazione per primi, e la grammatica dopo, a supporto.

Pochissime scuole in Italia adottano il Metodo Orberg, purtroppo, ma tu puoi fare qualcosa per riprodurne i principi: prova a parlare in latino e in greco, sul serio, coi tuoi compagni, trasformalo in un gioco, una sorta di linguaggio segreto perché te lo garantisco, neanche i tuoi insegnanti sono in grado di farlo. Piccole frasi, messaggi in chat, esercizi di gruppo, sfide tra di voi, scritte sulla lavagna tra una lezione e l’altra in cui proponete all’insegnante di matematica dell’ora successiva di scendere in battaglia contro i Galli, cose così.

Se allo studio classico della grammatica, che comunque non va sottovalutato, ci associate l’apprendimento del vocabolario e lo sforzo comunicativo reale in lingua in stile Orberg, il gioco è fatto!

TRADUZIONE

E arriviamo quindi alla traduzione. Partiamo dal presupposto che già se aveste fatto come vi ho detto finora fin dall’inizio la traduzione non sarebbe uno scoglio così grande, ma voglio darvi comunque una serie di consigli pratici da mettere in gioco fin da adesso.

  • Per prima cosa, partite sempre con un’analisi preliminare della vostra frase o versione: partite con l’analisi

Finita l’analisi logica, fate quella grammaticale e poi pure una bella analisi dei connettivi logici, cioè di quelle particelle che svelano il collegamento logico tra una frase e l’altra, che permettono di capire il ragionamento.

Finita l’analisi preliminare dovreste avere individuato tutti i verbi (quindi tutte le frasi), tutti i soggetti di tali verbi, i complementi principali, i connettivi logici e quantomeno la tipologia di ogni parola.

Se vi mancano questi elementi è una follia cominciare a tradurre, non ci riuscirete mai, verrà sempre fuori un minestrone di parole senza senso tipo “che Cesare pensava che allora lo schiavo in cui l’aspetto del divenire dell’osservazione del nemico non riconduceva al suo destino, attaccare sarebbe stato poco conforme nel giorno del solstizio d’estate”.

  • E a proposito do questo, secondo consiglio: se non ha senso in italiano, non ha senso neanche in greco o in latino, non ha senso e basta. Non potete scrollare le spalle e dire “eh vabbè ma più o meno vuol dire qualcosa”. NO, se non sapete renderlo in un italiano decente non è una traduzione, mai.
  • E non forzate i significati. C’è un motivo se vi ho detto che prima di tutto va fatta un’analisi, perché l’errore più grave possibile è convincersi che quel passaggio voglia dire una certa cosa e poi fare di tutto per confermare quest’ipotesi. Voi non dovete stiracchiare le parole finché non vogliono dire quello che pensate voi, dovete seguire quello che vi dicono le parole e da lì risalire al significato reale. Sennò finite come me che in quarta ginnasio, di fronte alla frase rimasta mitica nella mia famiglia: “Romae multa clara templa erant” Ho tradotto “a Roma le multe erano chiare nei templi”.
  • Arriviamo al vocabolario va, quello pesante, in cui nascondete ogni genere di scritte e bigliettini e che vi portate dietro come Obelix si porta dietro un menhir.
Asterix menir
Latino e greco

Lo aprite solo quand’è strettamente necessario e solo dopo aver fatto tutte le analisi che dicevo. Altrimenti diventa un buco nero che vi risucchia senza alcuna pietà. Non cominciate a navigare nel dizionario sperando di trovare frasi fatte che vi salvino, non è così che prenderete il vostro agognato 6.

  • Infine, occhio al contesto, non spegnete il cervello, ragionate: se la vostra traduzione prevede Seneca che mena gli schiavi con un forcone mentre Cicerone declama la superiorità Cartaginese in Senato e Tacito fa a botte con un maiale, qualcosa non torna. Ricordatevi di quello che avete studiato in letteratura o in storia (se lo avete studiato) e provate a verificare se quello che avete letto corrisponde con quello che avete scritto.

LETTERATURA/AUTORI

A questo punto possiamo arrivare all’ultima area di studio delle lingue morte, quella della letteratura e degli autori.
Qui, per fortuna, si può applicare il classico metodo di studio, il PACRAR che insegno io è perfetto. Visto che ci siete, andate a dare un’occhiata a Sistema ADC, il mio corso completo di metodo di studio ed entrate subito nel corso e nella community, trovate i link qui.

Lettura efficace, ovviamente, e per quanto riguarda la schematizzazione spesso per questo genere di argomenti le mappe mentali vanno benissimo.

Giusto un consiglio: fatevi delle schede, autore per autore, sugli argomenti che tratta di solito, lo stile di scrittura e i vari dettagli, così la prossima volta che Tacito vi elide un verbo non cascate dalle nuvole ma siete pronti, perché appena leggete il nome dell’autore vi ricordate le sue caratteristiche.

Direi che questo è tutto, che le lingue morte siano con voi!

Fatemi sapere le vostre difficoltà più tremende con il latino e il greco, le vostre fantasiose traduzioni e soprattutto condividete questo articolo con tutti i vostri compagni che ne hanno di sicuro bisogno.

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Alessandro de Concini