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Studio immersivo: impara con tutto te stesso

Fin da quando abbiamo all’incirca 6-7 anni l’idea di studio e di apprendimento si concretizza in una serie di operazioni pressappoco simili a queste: mi siedo a una scrivania, apro il libro, leggo il libro, rileggo il libro, magari prendo appunti o faccio schemi, ripasso ancora, poi mi alzo ed è finita.

E faccio questo giorno dopo giorno per quegli agili… 18 anni suppergiù e alla fine, se tutto va bene, ho una laurea.

Ovviamente lo studio e l’apprendimento in generale sono molto più di questo e la modalità classica da scrivania, per quanto insostituibile e d’importanza centrale soprattutto quando si tratta di studio scolastico o accademico, non è certo l’unico modo di imparare, né per forza il più efficace.

Per esempio l’imitazione, il gioco, la sperimentazione pratica sono tutte modalità attraverso le quali gli esseri umani imparano moltissimo, specie nella fase iniziale della vita, quando siamo dei marmocchi.

C’è un concetto, un modello di apprendimento che inconsciamente ognuno di noi adotta nella sua vita in determinate situazioni e che può letteralmente stravolgere in positivo il nostro approccio allo studio.

Sto parlando, naturalmente, dell’immersione.

Oggi, in questo articolo, vi spiego cos’è l’immersione, come sfruttarla e perché.

I contesti in cui solitamente si nomina l’immersione sono 4:

  • Il primo è proprio quello di cui parlavo poco fa relativamente all’apprendimento dei bambini. I bambini trasformano il loro intero ambiente, l’universo intorno a loro in una fonte di informazioni in cui si immergono completamente, fisicamente, interagendo, copiando, testando, indagando e via discorrendo.

I bambini, specie quelli davvero piccoli, sono delle vere e proprie macchine da immersione, anche perché non hanno alternative, se ci pensi bene: il loro cervello non è sviluppato a sufficienza per consentire uno studio più astratto e concettuale, non hanno le risorse cognitive per una comprensione profonda, un ragionamento o anche, banalmente, l’applicazione di un metodo di studio strutturato.

Oltretutto, le cose che sono chiamati ad imparare si prestano particolarmente a questa modalità in modo naturale e spontaneo, come i movimenti e il linguaggio.

  • E a proposito di linguaggio, proprio l’apprendimento delle lingue è il secondo ambito in cui l’immersione la fa da padrona, ne discutevo proprio in questo articolo che ti consiglio di recuperare.

Anche nel caso delle lingue, circondarsi della lingua è un elemento fondamentale per poterla padroneggiare, questo è tra l’altro uno dei presupposti delle scuole inglesi.

  • Terzo contesto in cui se ne parla è quello degli hobby, delle passioni personali che magari richiedono una forte componente di abilità e di studio, ma che diventano una parte significativa della nostra vita, si pensi ad un appassionato di musica che sfrutta ogni secondo libero per ascoltare o suonare, o un amante del modellismo che non fa che pensare a come migliorare il suo plastico o la propria tecnica, o a uno sportivo che dedica tutte le sue energie fisiche e mentali al progresso nel proprio sport e nella sua condizione atletica.
  • E poi se ne parla con i geni, i talenti, gli ossessionati del proprio ambito che arrivano a trasformarlo in un apprendimento totalizzante che li circonda e li definisce. Ne abbiamo parlato per EinsteinFeynman ecc.

Non se ne parla mai invece in riferimento allo studio e all’istruzione e il motivo è duplice: da un lato perché le materie scolastiche o universitarie sono più difficili da ricondurre a questo modello, dall’altro perché il contesto stesso della scuola e dell’università non incoraggiano affatto l’immersione.

Finita questa lunga premessa però è ora di definire esattamente cosa sia questa immersione.

COS’È L’IMMERSIONE

L’immersione è un approccio che rafforza, velocizza e completa lo studio e l’apprendimento tradizionali attraverso un rapporto costante, vario e pratico alla materia stessa.

È l’idea per la quale si sfruttano le informazioni che si stanno imparando in differenti forme e contesti, ci si circonda di quell’argomento e lo si esplora in tutte le sue declinazioni, lo si utilizza come strumento per fare altro, ci si abitua ad esso tanto quanto ci si impadronisce di esso.

Oltre a questo, immersione significa approfondire, andare oltre, legare strettamente alla propria vita, ai propri interessi e alle proprie attività quotidiane ciò che stiamo imparando.

L’approccio immersivo nelle lingue, ad esempio, prevede di sfruttare la lingua fin dall’inizio e usarla anche per leggere, guardare un film o imparare un’altra materia.

L’approccio immersivo a un’arte marziale o a uno sport prevede di osservare i movimenti propri e altrui anche in contesti al di fuori della palestra e immaginare scenari di applicazione delle tecniche.

E via così.

Insomma, come dice anche il titolo di questo articolo, imparare con tutto te stesso, rompere la barriera concettuale che ti separa dalle informazioni e tuffartici dentro.

Tutto bello, tutto giusto, siamo tutti d’accordo. Sì, ma, nel concreto, se vogliamo applicare nello studio tutto questo, che dobbiamo fare?

COME FUNZIONA

È estremamente complesso ricondurre un approccio così sfaccettato e quasi “filosofico” a delle operazioni pratiche, ma ci ho pensato un bel po’ e ti voglio proporre 7 modalità che puoi implementare fin da subito per sfruttare l’immersione nel tuo studio quotidiano, qualsiasi cosa tu stia studiando.

  • Per prima cosa, l’immersione richiede passione, c’è bisogno di scatenare a comando interesse sull’argomento che stai affrontando. Quello del suscitare interesse e farsi piacere qualsiasi cosa è sempre un tema importante, ci ho dedicato un articolo specifico qualche tempo fa che ti consiglio di recuperare.
  • L’immersione si nutre tantissimo di collegamenti approfondimenti e ricerche personali, prendi l’abitudine, prima e dopo di ogni sessione di studio di dedicare dieci minuti a fare ricerche online sull’argomento, video su youtube, libri, articoli, forum, reddit, qualsiasi cosa. Abituati ad andare oltre e crea dei collegamenti mentali tra quello che stai studiando e la tua realtà, i tuoi interessi, le situazioni che vivi ogni giorno.
  • L’immersione, ovviamente, si nutre di tempo, e allora diventa fondamentale dedicare spazio mentale a quell’argomento, anche nelle sue forme più aneddotiche e curiose durante la giornata anche al di fuori delle canoniche ore di studio. In pausa pranzo podcast sull’argomento, in bagno col cellulare spizzichi di un articolo interessante, alla sera serie tv in cui il protagonista è un esperto di quella materia specifica. Insomma, sbriciola l’apprendimento e disseminalo lungo tutta la tua giornata, così da fare in modo che il cervello cominci a lavorare in background a quelle tematiche e ci si abitui.
  • L’immersione ha anche una forte dimensione sociale: la condivisione, lo scambio, la discussione e la competizione potenziano l’effetto di tutto questo, ecco perché prediligere i lavori di gruppo specie nella fase di ripasso può aiutare moltissimo, ma anche i gruppi di discussione online e tutto il resto.
  • La varietà ti aiuterà moltissimo a concretizzare l’immersione nelle tue giornate: più un metodo è ripetitivo e più sarà difficile immergersi in esso perché la noia è la nemica giurata di questi meccanismi. In questo senso puoi lavorare su due piani diversi: il primo è quello del metodo di studio, che deve essere quanto più vario e coinvolgente possibile, e qui, non serve neanche che te lo dica, trovi il link qui per il mio corso sul metodo di studio Sistema ADC, che è il meglio che si trovi in circolazione. Ma varietà significa anche cambiare le tue abitudini legate allo studio in senso pratico. Cambiare luogo, cambiare strumenti, cambiare stile (senza esagerare eh, non ti devi trasformare in un ramingo dello studio e avere un ambiente ben organizzato è sempre positivo), osservare da punti di vista differenti quello che stai studiando.
  • Pratica, pratica, pratica. Le materie più immersive sono quelle che sfociano in progetti, esperimenti, test, presentazioni, cose del genere. Se la tua materia e il tuo esame non te le offrono puoi pensarci tu, ho una studentessa che ha avuto l’idea alle scuole superiori di fare una enorme linea del tempo unita a delle mappe mentali per tutti gli eventi e i personaggi storici, letterari ecc nell’intero programma dell’anno. È un lavoro enorme ovviamente, ma le consentirà di entrare nell’argomento, di lavorarci sopra in un modo in cui lo studio regolare non potrebbe mai fare. Un altro studente che ho seguito ha deciso di scrivere un manuale intero su un certo argomento che trovava spiegato malissimo nei suoi libri di testo. Questi ovviamente sono casi estremi ma può anche essere qualcosa di più piccolo, un mini video da caricare sul web, un articoletto, un esperimento fatto in casa, qualsiasi cosa.
  • E infine, sfruttare il più possibile i tuoi sensi, toccare con mano, e se la materia è astratta sfruttare l’immaginazione e la visualizzazione, un po’ come dicevamo nell’articolo su Einstein.

Un caso emblematico di questo è quello citato in un bell’articolo di cui ti lascio il link qui:           

All’inizio del secolo il grande psicologo sovietico A. R. Lurija, diventato poi notissimo per i suoi lavori di neuropsicologia, cominciò a studiare la mente del signor Seresevskij, dotato di una memoria straordinaria (era chiamato “l’uomo che non dimenticava nulla”). Una delle caratteristiche del signor S. — come lo chiamava Lurija — era che ogni sua esperienza si trasformava automaticamente in immagini visive molto vivide e consapevoli.

Quando vuoi applicare l’immersione a più argomenti alla volta le cose si fanno sempre più difficoltose, ti consiglio in questo caso di dedicare intere giornate o addirittura più giorni a un singolo argomento, saltellare da una cosa all’altra uccide l’immersione e ti costringe a una superficialità e un multitasking inefficaci.

PERCHÉ FUNZIONA

Ma perché l’immersione è così efficace nell’imparare una lingua straniera, uno strumento musicale o qualsiasi altra cosa?

Le ragioni sono 4… questo è il terzo elenco in un solo articolo, deve essere un record. Beh, ti becchi un altro elenco:

  • L’immersione favorisce la seconda parte del ragionamento e della comprensione, quella modalità diffusa descritta tanto bene da Barbara Oakley nel suo libro A Mind for Numbers e che ti ho raccontato in questo articolo.
  • L’immersione ti costringe a modalità di rappresentazione e di applicazione varie, di tipo diverso, e quindi mette alla prova le tue conoscenze e competenze in modo più originale e completo.
  • Perché, banalmente, passi più tempo sugli argomenti e questo favorisce lo spacing, uno dei pilastri dell’apprendimento efficace.
  • Infine, perché attiva maggiormente due elementi fondamentali della memoria: la sensorialità (anche solo simulata dall’immaginazione) e l’associatività, elementi cardine tra l’altro anche delle tecniche di memoria.

APPRENDIMENTO PASSIVO E SUBLIMINALE

Piccolo chiarimento prima di concludere: non confondere, come fanno tanti, il concetto di immersione con l’apprendimento passivo e subliminale.

Certo, il fatto di immergerci in un argomento ha anche una componente di esposizione passiva, di abitudine, ma infilarsi di notte delle cuffiette che mandano in loop una conferenza di astrofisica non ti farà passare gli esami, per intendersi.

L’apprendimento passivo può svolgere un ruolo di rinforzo, mai dominante, perché ancora non riusciamo a imparare nel sonno.

Adesso voglio sapere da te se hai mai sperimentato l’immersione in qualcosa che stavi imparando, io personalmente passo da immersione ad immersione da tutta la vita, è un concetto che mi accompagna tantissimo e che devo dire fa davvero la differenza, sia in termini di efficacia che di tempo!

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Alessandro de Concini