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Perché il metodo di studio non funziona

Ci sono persone su questo blog e sul mio canale Youtube che mi seguono da anni, altre che mi hanno scoperto qualche giorno fa, altre ancora che mi conosceranno per la prima volta leggendo questo articolo. Non importa da quanto mi seguiate, a tutti una cosa è chiarissima: il mio focus principale è sul metodo di studio, sull’insegnare agli studenti di ogni età, luogo e condizione come imparare in modo più efficace ed efficiente.

Lo faccio con i miei video, con il mio blog, con i miei corsi a pagamento, e nella stragrande maggioranza dei casi tutto va per il meglio: lo studente migliora, i risultati arrivano e tutti sono contenti.

Qualche volta però qualcosa non funziona, qualche volta il metodo di studio fallisce o non basta.

In questo articolo vi spiego perché questo accade e come prevenirlo!

L’idea di scrivere questo articolo un po’ diverso dal solito mi è venuta mentre sfogliavo, credo per la ventiduesima volta, le pagine del libro “Imparare a studiare” di Cesare Cornoldi, Rossana De Beni e del Gruppo MT, esperti di apprendimento e didattica.

In particolare, stavo rileggendo la classificazione che gli autori fanno nell’introduzione delle diverse soluzioni per migliorare lo studio: i metodi strutturati, le tecniche di memoria, le strategie di elaborazione, … e mi è caduto l’occhio su un punto davvero molto critico.

In fondo a pagina 14 Cornoldi e De Beni scrivono, riferendosi ai metodi di studio strutturati:

“I vari strumenti da soli non bastano e devono tener conto di alcune difficoltà che si incontrano in questo contesto, e in particolare dei tre problemi che analizziamo di seguito”.

Si tratta di ostacoli che rischiano di far fallire anche tecniche e metodologie di studio di provata efficacia a livello cognitivo.

Come avete appena letto, gli autori identificano 3 problemi, ma io ne ho voluto aggiungere un quarto, con cui mi sono scontrato molto spesso.

Affrontiamoli uno alla volta!

SCARSA PROPENSIONE DEI RAGAZZI

Questo è il primo grande ostacolo. Conoscere un metodo non significa per forza utilizzarlo, volerlo utilizzare e continuare a utilizzarlo nel corso del tempo.

Entrano in gioco fattori motivazionali, di impegno, di continuità, che rischiano di rendere sostanzialmente inutile tutto ciò che gli studenti imparano.

A me è capitato spesso di vedere miei studenti e corsisti riconoscere l’efficacia di ciò che stavo insegnando loro, metterla in pratica, vedere risultati concreti, ma poi mollare lo stesso o non completare il percorso.

Verrebbe da pensare che più giovani sono gli studenti più questa realtà sia diffusa, ma devo dire che sono invece rimasto sorpreso negli anni nel constatare che questa è una costante a tutte le età.

Cambiare metodo si studio si può, e si deve fare, quantomeno se si vogliono ottenere ottimi risultati, ma questo non significa che sia facile.

Se si innesca il meccanismo dell’abbandono, se la motivazione crolla, o se si torna indietro al vecchio metodo, ovviamente le cose non cambiano.

Qualcuno potrebbe dire “vabbè, peggio per loro, tu sei responsabile solo di quello che insegni, non se i tuoi allievi lo mettono in pratica oppure no”. Credo che questo sia vero solo in parte.

Infatti, se è vero che non ci si può imporre e non si può costringere nessuno a fare nulla, è altrettanto vero che un insegnante che abbia a cuore i risultati di chi impara da lui deve interrogarsi anche su come stimolare l’applicazione concreta e costante dei suoi metodi.

Io nello specifico metto in atto 3 strategie per mitigare questo fenomeno:

  • Cerco il più possibile di coinvolgere gli studenti nella costruzione del metodo, evitando di imporre una scaletta rigida, ma piuttosto stimolandoli ad approfondire e adattare, discutere, confrontarsi, proporre varianti e scendere in profondità nel perché, non solo nel cosa e nel come. Meno è imposto il metodo meglio è, ecco perché è fondamentale lo sviluppo della metacognizione, su cui tra l’altro premono tantissimo anche Cornoldi e De Beni, ma su questo ho già scritto un articolo che ti consiglio di recuperare.
  • Uso quello che si chiama future pacing, e cioè cerco di far immaginare alle persone come sarà la loro situazione di studio quando saranno padroni del metodo, invogliandoli con la promessa concreta e non fuffosa di un metodo efficace ed efficiente, di una gestione del carico di lavoro ben organizzata, di un livello di comprensione e padronanza degli argomenti eccellente, … Vedere davanti a sé un futuro roseo ben definito, immaginarlo e progettarlo aiuta a mantenere alta la motivazione e la voglia di raggiungere l’obiettivo.
  • Poi, cerco di essere chiaro fin dall’inizio evitando di creare false aspettative. Dalla mia esperienza posso dire che non c’è nulla di più deleterio di uno studente che si aspetta di riuscire a trasformare in fretta e senza fatica il suo metodo di studio e poi si schianta con la cruda realtà.

Se invece si spiega fin da subito che ci vorranno tempoimpegno e fatica e che si deve essere pronti a tutto questo, si evita l’effetto “secchio di acqua ghiacciata in faccia” alla prima difficoltà, e si scremano anche gli studenti che sono solo in cerca di trucchetti e scorciatoie.

PESO AGGIUNTIVO DEL METODO

Fare riferimento a un metodo di studio preciso e mettere in atto un protocollo, è una fatica già di per sé, è inutile che fingiamo che non sia così. Perché oltre a dover gestire le informazioni che vuoi o devi imparare, devi anche tenere presenti tutti i vari step, la strategia complessiva, l’ordine in cui eseguire le tecniche e tutto il resto.

Ovviamente un minimo di macchinosità ci sarà sempre, questo è normale, e anzi costituisce una sorta di sfida che ci tiene focalizzati, ma se si esagera può diventare un peso soverchiante, ed è per questo che l’apprendimento del metodo di studio non dovrebbe mai e poi mai avvenire tutto in un colpo.

Le tecniche, gli step e i passaggi devono essere affrontati uno per volta. Capisco un principio, lo consolido, lo rendo fluido, e poi passo a quello successivo.

Ecco perché nei miei corsi non consento ai partecipanti di correre subito a vedere il metodo intero saltando alla fine del corso, perché farebbero confusione e non riuscirebbero a gestire tutta l’architettura, diventerebbe un peso insopportabile.

È un po’ lo stesso concetto del chunking di cui abbiamo parlato tante volte, il fatto di suddividere e raggruppare le informazioni in blocchi più facili da gestire, così che poi, una volta consolidati al meglio, non si faccia più fatica ad applicarli e si arrivi a sviluppare quell’efficienza “inconsapevole”, grazie alla quale lo studente applica il metodo in modo fluido senza dover continuamente pensare ai vari step, che sono ormai interiorizzati.

Tra l’altro, sempre nel libro, sono indicate 10 strategie per rendere l’insegnamento e il metodo di studio efficaci, un vero e proprio decalogo preso dal lavoro e dagli studi di Schneider e Presley del 1989. Ho già fatto riferimento a quel decalogo in una live del luglio 2019, se vi interessa potete recuperarla.

ECCESSIVA RIGIDITÀ

Il terzo problema è l’eccessiva rigidità del metodo, la scarsa personalizzazione, e il mancato adattarsi al contesto specifico di applicazione e all’utilizzatore.

Vediamo di chiarire questo concetto una volta per tutte. La struttura del metodo di studio, i principi dell’apprendimento efficace e le realtà cognitive che sottendono al processo dell’imparare sono uguali per tutti. Questo significa che ci sono strategie che funzionano e altre che non funzionano. Punto.

Non esiste l’idea del “ognuno è fatto a modo suo e quindi il metodo di studio è personale”. No.

Ma, ed è un ma grosso come una casa, una volta che la struttura del metodo di studio è chiara, il funzionamento del processo è consolidato e si sa cosa funziona e cosa no, allora è necessario adattare il metodo di studio ai propri gusti, alla propria personalità, e soprattutto a quello che stiamo concretamente studiando.

Non si può accettare passivamente un metodo come se fosse imposto da una divinità occhialuta e obbedire docili. Bisogna invece ragionare, adattare, essere flessibili. Proprio per questo una delle soddisfazioni più grandi che ottengo con la mia community del corso Sistema Adc è proprio quando un corsista propone una variante personale, una nuova soluzione, un modo per rispettare i principi cardine che ho insegnato ma sfruttarli in modo originale.

Il compito dell’insegnante è spiegare il cosa, il come, il quando e il perché, e fornire allo studente tutti gli strumenti per metterci poi del suo e farsi cucire addosso il vestito.

Citando ancora una volta le parole di Cornoldi e De Beni, è necessario rendere lo studente “sensibile ai propri problemi di studio, predisporlo adeguatamente alla richiesta di studiare un certo contenuto e padrone di un repertorio adeguato di strategie integrabili o alternative”.

DIFFICOLTÀ PSICOLOGICHE

C’è poi un quarto motivo per cui a volte il metodo di studio fallisce o non funziona abbastanza, ed è quello che ho voluto aggiungere io alla tripletta indicata nel libro: le difficoltà psicologiche, emotive, interiori, pregresse.

È un tema delicato, e se mi seguite sapete che nell’ultimo periodo mi ci sono focalizzato molto, soprattutto con riferimento a Studente Strategico, il nuovo corso in collaborazione con il mitico psicologo Alessandro Bartoletti, un vero esperto delle difficoltà degli studenti (date un’occhiata, ne vale davvero la pena).

Quando ci sono problemi psicologici pregressi come l’ansia incontrollabile, la procrastinazione cronica, la frustrazione che diventa depressione, la mania di perfezionismo o un blocco dello studente vero e proprio, il metodo di studio da solo non può bastare.

E devo dire la verità, da esperto del lato tecnico e metodologico dello studio, questa quarta difficoltà è quella che negli anni ho vissuto con più rabbia e impotenza perché non sono uno psicologo, e a volte mi sono ritrovato a non sapere come risolvere il problema e aiutare davvero chi me lo poneva.

Per questa ragione abbiamo elaborato Studente Strategico, il primo corso per superare il blocco dello studente, in collaborazione con il Dott. Alessandro Bartoletti, psicologoclinicosaggista e docente esperto della psicologia dello studente.

Studente Strategico attacca il blocco dello studente e tutti i problemi e le difficoltà da ogni punto di vista!

Questo è quanto, questi sono gli ostacoli più pericolosi che possono bloccarti nel tuo percorso per migliorare finalmente il metodo di studio. Ricordati che nessuno di questi ostacoli è insuperabile, e come vedi ho ragionato a fondo e continuo a lavorare ogni giorno per abbatterli prima ancora che tu te li trovi davanti!

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Alessandro de Concini