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4 principi di apprendimento efficace

Se il tuo metodo di studio non ha basi solide, crollerà. Non è un’ipotesi, è un dato di fatto. Potrebbe crollarti addosso all’improvviso, facendoti cadere nel panico nel mezzo di una sessione d’esami, o potrebbe perdere un mattone alla volta… portandoti, nel momento in cui studi un approfondimento, a non ricordare più le basi, i principi fondamentali.

Studiare è una forzatura che il nostro cervello compie, è un’attività che lo mette alla prova. É faticoso, non è “naturale” e non ha risultati immediati, ma a lungo termine, fattore che non contribuisce certo a rendercelo piacevole. A noi piacciono le gratificazioni immediate, come un bel panino col salame mangiato adesso, non fra due mesi.

Tutto questo per dire che costruire un metodo di studio dovrebbe essere un diritto e un dovere di tutti, quantomeno se si vuole sopravvivere agli studi.

“Ma Alessandro, come facciamo a costruire un buon metodo di studio se la scuola non ce l’ha trasmesso?”. Ottima domanda.

Capisco che non tutti possano investire nella propria formazione frequentando corsi, spendendo il loro tempo a selezionare fonti e leggere ricerche scientifiche, acquistando libri che rimarranno sugli scaffali, eccetera eccetera…

Quindi oggi vi do quattro consigli per, quantomeno, incorporare alcuni principi basilari dell’apprendimento efficace nel vostro metodo di studio. Citerò solo una volta il mio corso sull’apprendimento efficace, Sistema ADC, e lo farò ora, così ci siamo tolti il pensiero della pubblicità.

All’interno c’è tutto quello che la scienza – e non la fuffa – ci dice del mondo dello studio e della nostra capacità di imparare. É un ottimo prodotto, che ha già aiutato moltissimi studenti, ma che non è il focus di questo articolo.

Oggi partiamo dalle basi.

Se sei un veterano del mio blog questo non è l’articolo per te, avrai sentito parlare di queste cose decine di volte. Voglio rivolgermi ai nuovi lettori o a quelli che passano per caso di qua cercando qualche dritta pratica.

Andiamo dritti al sodo. I consigli che oggi ti darò sono quattro, ma sono fortemente interconnessi tra loro. So che la tentazione di saltare avanti, in questa tipologia di articolo, sarà molta, ti capisco… ma non farlo.

ACTIVE LEARNING

Il primo mattone che posiamo per costruire le nostre fondamenta è l’active learning, che possiamo tradurre con “apprendimento attivo”, ed è un principio fondamentale per l’efficacia di una buona sessione di studio. Permette di focalizzare l’attenzione sulla materia che stai studiando, “ingannando” il tuo cervello e convincendolo che “cavolo, questo capitolo sulle funzioni ancestrali dell’appendice é proprio interessante!”.

Si divide in tre pratiche:

Primo, il farsi domande. Ne parlo all’interno del mio manuale gratuito Leggere per Sapere ed è una delle abitudini migliori per cambiare il proprio approccio allo studio.

Quando leggi, chiediti dove vuole condurti il paragrafo, quali saranno i prossimi contenuti che affronterai, come si lega l’argomento che stai studiando al resto delle tue conoscenze. Quando ascolti un professore fai lo stesso, e ti renderai conto che abbandonare la passività e avere un ruolo più attivo ti permetterà di restare più attento e studiare meglio, accumulando conoscenze più solide e durature.

Seconda cosa, fatti coinvolgere. Anche se l’argomento ti sembra qualcosa di distante e astruso, prova a collegarlo alla tua vita di tutti i giorni, prova a visualizzare le informazioni e a creare un contesto che significhi qualcosa per te.

Attribuire un’emozione a un contenuto può convincere il tuo cervello che “hey, l’appendice era proprio utile, dopotutto”.

Terzo in ordine, ma non per importanza: impara a rielaborare le informazioni. Filtrale attraverso la tua capacità di assorbire, comprendere ed esprimere i concetti che studi. I mezzi principali che hai a tua disposizione sono gli schemi e l’esposizione, due strumenti potentissimi che non posso racchiudere in poche righe, ma di cui ho già parlato estensivamente in altri articoli.

EFFETTO TESTING

Testing, testing, testing. Il secondo consiglio che ti do è quello di metterti alla prova. Io, te e tutti gli altri studenti del mondo siamo tragicamente scarsi nell’autovalutazione. Quando abbiamo studiato un argomento non possiamo essere certi di padroneggiarlo finché…? Finché non ci mettiamo alla prova.

La scienza è ferma, decisa, inequivocabile in questo ambito. La fase più importante di un buon metodo di studio è proprio quella del testing, che possiamo anche chiamare “active recall” o “retrievial practice”, tutti modi diversi di esprimere lo stesso principio: il recuperare nella mente le informazioni sotto la pressione positiva di un test. Il risultato è un ricordo più solido, più duraturo, maggiore sicurezza e la capacità di individuare le lacune in fretta e prevenire disastri all’esame.

Se la materia che stai studiando ha un approccio pratico, come la matematica ad esempio, fai esercizi, su esercizi, su esercizi, finché non sei certo di aver capito come risolverli. Se stai studiando un argomento più discorsivo, come un capitolo di storia, elabora dei piccoli quiz utilizzando bigliettini, foglietti, cartoncini, o dei file sul tuo telefono con le domande a cui rispondere (l’app Anki funziona alla grande)

Mescoli questi bigliettini e, per interrogarti, ne estrai alcuni provando a rispondere. Se sai, procedi, se non sai, torni allo schema o al libro. Esistono sistemi più elaborati, ovviamente, ma per le basi questo è già un passo avanti.

Se la performance all’esame ti spaventa, puoi addirittura mettere in pratica il testing simulando l’esame stesso. Da solo, o con l’aiuto di amici e parenti se si tratta di un orale. Immagina tutto quello che potrebbe succedere, datti una tempistica coerente con quella del test e prova.

DESIRABLE DIFFICULTY

Il terzo consiglio, ammetto, è quello un po’ meno definito e definibile, ed è quello di creare una “desirable difficulty”, una difficoltà desiderabile, nelle tue sessioni di studio.

Definisci un obiettivo sfidante, un ostacolo da superare o una meta da raggiungere. Che sia un numero di pagine, una specifica competenza da acquisire o quant’altro, sfida te stesso e ti renderai conto che riuscirai più facilmente a restare focalizzato sul tuo studio.

Quando devono essere sfidanti gli obiettivi? Quanto arduo superarli? Questo, purtroppo, sta a te scoprirlo. L’importante è che sia qualcosa di difficile, ma non impossibile. Accattivante, motivante, sfidante, ma mai frustrante.

Sbaglierai, si, ma passo dopo passo imparerai a conoscerti e ad alzare l’asticella alla giusta altezza.

Questo principio, mi permetto solo una breve deviazione dai consigli, è quello che più spesso manca nei corsi fuffa nel mondo dell’apprendimento. Diffida di chiunque ti dica che studiare è facile, che puoi dare un esame in 7 giorni o laurearti senza versare una goccia di sudore. La difficoltà è parte integrante dello studio e deve esserlo, l’unico modo che hai di usare questa difficoltà a tuo vantaggio è capire come funziona il tuo cervello e costruire un metodo di studio che ti permetta di essere efficace ed efficiente.

SPACING EFFECT

Ultimo consiglio che ti do oggi è quello di rispettare il principio dello spacing. La spaziatura (suona malissimo in italiano, lo so) si basa sullo spalmare l’apprendimento sul lungo periodo, distribuirlo, invece che accumularlo a ridosso della scadenza, e sul ripassare le informazioni proprio quando il nostro cervello sta per metterle da parte e dimenticarle.

Ne ho parlato in moltissimi altri articoli quindi ti rimando a spiegazioni più complete e corpose, ma per ora ti basti sapere che lo spacing è quello strumento che, più di tutti, ti permette di non sprecare tempo e creare un processo progressivo e sostenibile, oltre che efficace.

Studierai quando dovrai studiare, ripasserai quando dovrai ripassare, e potrai essere certo che stai facendo il miglior sforzo possibile per ricordare ciò che ti serve. Non una briciola in più, non una briciola in meno. Lo sforzo migliore possibile!

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Alessandro de Concini